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La critica a sinistra delle operazioni finanziarie della FED e della BCE

14 Ott

Propongo di seguito la critica comunista delle operazioni delle banche centrali che stanno portando all’impoverimento di alcune classi sociali.

Esiste anche una critica di destra legata strettamente alla definizione di moneta e nell’ambito delle teorie liberiste secondo cui queste operazioni monetarie in corso da parte di FED e BCE violano con sconcertante continuità i presupposti per una pari opportunità nei mercati mentre si sostiene che sono di sostegno all’economia. Infatti le truffe alla Ponzi e le catene di S. Antonio non dovrebbero far parte delle teorie economiche del liberismo classico, ma in questo dichiaro tutta la mia ignoranza non avendo letto se non mediato da terzi Malthus, Bentham, Mill, Ricardo.

Questo di seguito è l’articolo di Nicola Capelluto pubblicato sulla rivista Lotta Comunista nel numero 505 di Settembre 2012 a pagina 13.

settembre 2012                                  lotta comunista                                numero 505 – pagina 13

Le alchimie “illimitate” di FED e BCE 

La BCE e la FED, nella prima metà di settembre, hanno varcato un’altra soglia nel corpo a corpo con la crisi. Entrambe hanno annunciato che attueranno interventi di carattere illimitato sui mercati dei titoli. Il potere esclusivo delle Banche centrali di creare moneta potenzialmente illimitata è postulato nei manuali di economia e invocato dagli economisti neokeynesiani, ma è la prima volta in questa crisi che i maggiori poteri monetari adottano il concetto dell’intervento illimitato. Aveva iniziato, un anno fa, la Banca nazionale svizzera. Per fermare la rivalutazione del franco contro l’euro, si era impegnata ad acquistare «quantità illimitate» di valuta estera, cioè a stampare e vendere moneta nazionale senza limiti.

Osserva Jens Weidmann, presidente di Bundesbank, chiosando i versi del Faust di un Goethe lungimirante che il potere della Banca centrale di creare moneta dal nulla appare «sorprendente, strano, forse mistico, favoloso o terrificante» ed è alla base di quelle tesi che indica nei moderni creatori di cartamoneta gli eredi degli alchimisti che, manipolando ti piombo, pensavano di ricavarne oro. Weidrnann è in polemica con la BCE, che giudica troppo esposta oggi alle tentazioni dell’illusione monetaria. Ma perde di vista il grande alchimista della globalizzazione imperialistica: il capitale finanziario che si automoltiplica, evilando le strade del processo produttivo occupate dalle potenze emergenti, e genera l’economia di carta, l’economia del debito, l’economia delle bolle.

I cannoni di settembre delle Banche centrali 

Gli obiettivi e i mezzi d’azione indicati dalla BCE e dalla FED sono differenti. Francoforte, che finora aveva acquistato 210 miliardi di curo di titoli di Stato con esiti effimeri, si riserva di acquistarne, «senza limiti ex ante», dai soli paesi che chiederanno assistenza all’ESM, il fondo “salvatati” dell’Unione, e si sottoporranno a strette condizioni. Lo scopo degli interventi della BCE è di abbattere gli «inaccettabili» premi di rischio pagati da alcuni debiti sovrani europei, prodotti dai «timoridi una reversibilità dell’euro». L’obiettivo politico è chiaro: garantire che «l’euro è irreversibile».  Gli interventi saranno «steriIizzati», ossia la BCE venderà sui mercati una quantità di altri titoli pari a quanti ne acquista, Si attende che sia la Spagna il primo terreno di sperimentazione dell’ESM e dell ‘iniziativa della BCE.

Condizionalità e sterilizzazione non rientrano tra i mezzi d’intervento della Federal Reserve. Dall’inizio della crisi la FED ha acquistato circa 2.600 miliardi di dollari di obbligazioni (per due terzi titoli del Tesoro e per un terzo titoli ipotecari), in blocchi quantitativi e temporali predefiniti. Adesso, a poche settimane dal voto presidenziale, ha deciso di riprendere gli acquisti di titoli ipotecari per 40 miliardi di dollari ogni mese, ma senza un termine temporale – fino a che «il mercato del lavoro non migliorerà sostanzialmente» – e di adottare una politica monetaria «altamente accomodante» per un «tempo considerevole» anche «dopo che la ripresa sarà rafforzata». La FED vuole mantenere bassi i tassi di prestito e dare una spinta al mercato immobiliare e agli investimenti.

Le Banche centrali si attrezzano per due rischi: la prosecuzione della decelerazione generale del ciclo di cui risente da tre trimestri anche la produzione industriale cinese; lo scivolamento, dopo le elezioni presidenziali, nel “precipizio fiscale” (fiscal cliff) statunitense. Senza una soluzione, si calcola che la fine dei tax cut e delle esenzioni temporanee e i tagli automatici di spesa pubblica sottrarranno nel 2013 all’economia americana quasi quattro punti di PIL. L’azione della FED, a seconda del compromesso fiscale, sarà un paracadute o un’arma di guerra monetaria.

Sorveglianza bancaria alla BCE 

Accanto all’iniziativa della BCE, contrastata da Bundesbank ma sostenuta da Angela Merkel e Wolfgang Schäuble, due eventi rimarcano l’accelerazione del processo europeo: il via libera della Corte costituzionale tedesca all’ESM e la proposta della Commissione europea di un «meccanismo di vigilanza unica». La linea della BCE va inquadrata all’interno della linea generale abbozzata in giugno dai quattro presidenti europei (Herman Van Rompuy, Mario Draghi, José Manuel Barroso, Jean-Claude Juncker), Essa prevede un avanzamento generale, sebbene con tempi diversificati, dell’integrazione europea, in quattro blocchi: l’unione fiscale, l’unione bancaria, l’unione economica e l’unione politica. Malgrado attriti, cicli elettorali nazionali, tensioni regionali e differenziazioni su tempi, modi e dosaggi, la linea generale dell’integrazione è tracciata.

In questo quadro di accresciuta uniformità di regole e disciplina e di affermazione delle istituzioni federali e comunitarie, si colloca il motore politico della BCE, I tratti di allentamento della linea monetaria di Francoforte – l’acquisto di titoli, la rinuncia allo status di creditore privilegiato, l’ampiezza dei collaterali accettati – sono strettamente connessi e condizionati all’accelerazione dell’intero convoglio continentale, Il processo è complesso e richiede una doppia conversione simultanea: l’adozione generalizzata della cultura della stabilità nelle politiche nazionali e, nello stesso tempo, il salto verso un’Ordnungspolitik europea, con istituzioni europee e cessioni di sovranità nazionale.

La proposta di Bruxelles per la “vigilanza unica” assegna alla BCE la «responsabilità ultima» della sorveglianza su tutte le banche dell’eurozona, ma il meccanismo resta aperto all’adesione degli Stati europei fuori dall’euro. Il trasferimento della vigilanza sarà graduato in tre tappe nell’arco del 2013, partendo dalle banche che beneficiano di assistenza pubblica. La BCE avrà la competenza «esclusiva» in materia di stabilità finanziaria, mentre alle Banche centrali nazionali resteranno compiti secondari. La struttura della sorveglianza sarà interna alla BCE ma nettamente separata da quella politica monetaria con un proprio organo decisionale composto dai rappresentanti di tutte le vigilanze nazionali ma diretto da un presidente e un vicepresidente nominati dalla BCE, la quale risponderà della vigilanza bancaria al parlamento europeo . La sorveglianza sarà la spina dorsale di una «unione bancaria integrata» che dovrà avere un quadro unico di requisiti patrimoniali, di garanzie sui depositi bancari e di risoluzione delle crisi bancarie e dovrà evolvere all’interno del duplice processo di unione bancaria e di unione fiscale.

Trasformazioni di sovranità 

Il carattere gemellare dei due processi è ribadito, per fugare i sospetti di Bundesbank che l’unione bancaria possa essere un sotterfugio per ottenere una condivisione di debiti nazionali senza trasferimenti di sovranità. La preferenza tedesca a far avanzare prima l’unione fiscale può essere uno dei motivi per cui il ministro delle Finanze Schäuble cerca di raffreddare la tendenza francese ad accelerare l’unione bancaria e consiglia a Madrid di pazientare prima di chiedere il soccorso dell’ESM e della BCE. Schäuble chiede anche che le prime banche ad entrare sotto la sorveglianza BCE siano quelle di statura sistemica e non quelle sotto assistenza, probabilmente perché teme un assalto frettoloso alle risorse del fondo salva-Stati.

La cessione alla BCE della sorveglianza bancaria, proposta da Bruxelles, contiene aspetti tanto di rottura quanto di trasformazione della sovranità. Il nostro concetto di pluralità di sovrastrutture dell’imperialismo europeo ha la flessibilità sufficiente per contenere entrambe le dinamiche. Si trasforma la sovranità detenuta nella sorveglianza bancaria da 14 delle

17 Banche centrali nazionali dell’eurosistema, il cui carattere “nazionale” è residuale rispetto alla loro appartenenza al corpo federale del potere monetario. Nella centralizzazione a Francoforte dei principali compiti di supervisione, quel potere residuale diventa effettivo, portandosi ad una stazza paragonabile a quella dei grandi gruppi bancari che operano su scala continentale e internazionale e a quella dei regolatori e sorveglianti d’oltre-Atlantico.

“Nuova dottrina” del potere monetario 

Solo la crisi poteva imporre questa centralizzazione. Nel ciclo trionfante della globalizzazione finanziaria, la regolazione e i controlli sui grandi gruppi bancari si erano attenuati fino ad assumere le sembianze dell’accordo di Basilea 2, che aveva concesso ampi spazi all’autoregolazione dei colossi finanziari. La creazione di una sorveglianza federata in Europa era allora impensabile e, in America dove c’era, attizzava la deregulation. Nello stesso tempo, nel conteso della globalizzazione, le vigilanze nazionali ebbero un ruolo proporzionato al peso dei loro sistemi bancari, svolgendo un ruolo attivo nei processi di ristrutturazione e di selezione dei campioni nazionali. La Banca d’Italia del governatore Antonio Fazio, membro paritario del consiglio direttivo della BCE ed esecutore delle sue delibere, ha usato assertivamente la discrezionalità del potere monetario nel campo della regolazione e sorveglianza al fine di proteggere o promuovere determinati gruppi nazionali.

Nella crisi, il ruolo delle Banche centrali nazionali è declinato, parallelamente all’ascesa impetuosa del ruolo di Francoforte. La crisi ha posto all’ordine del giorno anche il completamento del potere monetario federale. La “nuova dottrina” annuncia che la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria non sono separabili, che le Banche centrali non possono svolgere il loro ruolo primario senza la conoscenza e la capacità d’intervento nel sistema delle relazioni finanziarie e sui singoli complessi finanziari.

Rotture di sovranità 

Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra, ha osservato, a commento della caduta di alcuni dei dell’Olimpo finanziario in America e in Europa, che «le banche vivono internazionali ma muoiono nazionali». Giganti emancipati da sudditanze nazionali sono stati ricondotti in patria dalla tempesta finanziaria, rivendicando la salvezza ai Tesori nazionali o, nel caso delle banche d’investimento USA sopravvissute, rifugiandosi sotto l’ala protettiva della FED. La crisi ha messo allo scoperto la sovranità passiva degli Stati nei confronti del capitale finanziario. Con l’avio della sorveglianza federale e con l’unione bancaria questo tipo di sovranità verrebbe spezzata e le banche sarebbero sottratte sostanzialmente al campo dell’azione legislativa dei parlamenti nazionali.

Nei paesi più colpiti della periferia, in Grecia e in Irlanda, il panico del 2010 aveva rivelato lo svuotamento della sovranità dei Tesori. La BCE ha imposto a questi paesi, con l’azione convergente del Consiglio europeo e dell’eurogruppo, le condizioni del salvataggio dei loro sistemi bancari. In Irlanda, all’inizio di settembre, il quotidiano “The Irish Times” ha minacciato di pubblicare le lettere con cui Jean-Claude Trichet impose a Dublino gli imperativi dell’Unione, agitando lo spauracchio dell’interruzione dei finanziamenti  alle banche irlandesi. Sua controparte era il moribondo ministro delle Finanze, Brian Lenihan, simbolo tragico dell’esangue sovranità degli Stati sui propri sistemi bancari. Se, come afferma l’assioma di Carl Schmitt, «sovrano è chi decide sullo stato di eccezione», in questi paesi la rottura della sovranità ha preceduto di due anni la proposta di Bruxelles. La generalizzazione normativa contenuta nella proposta europea ha dovuto aspettare i brividi dell’estensione della crisi bancaria in Italia e Spagna, a partire dalla seconda metà del 2011.

I vent’anni della nuova spartizione 

Le cessioni di sovranità non spezzano tuttavia i fasci di relazioni economiche e politiche storicamente acquisite dalle banche nei paesi d’origine, né azzerano necessariamente l’inclinazione a tenere quel debito sovrano nel proprio bilancio. L’unione bancaria riproduce semmai le condizioni per un rilancio del mercato europeo dei debiti nazionali, il cui traguardo sarebbe un unico debito pubblico europeo, al termine della costruzione dell’unione fiscale.

La recente storia europea è una successione di rotture e cessioni di sovranità. Si sono intrecciati movimenti centrifughi – rottura dell’URSS, della Cecoslovacchia, della Jugoslavia – e movimenti centripeti: riunificazione tedesca, unione monetaria europea, processi di integrazione fiscale e finanziaria. Lo sbriciolamento dell’impero russo ha messo fine alla vera spartizione di Yalta e ha riaperto la ricomposizione imperialistica del vecchio continente. Nella crisi delle relazioni globali, il processo di formazione dell’imperialismo europeo si accelera con nuove cessioni di sovranità.

NICOLA CAPELLUTO

Sutor ne ultra crepidam – Schuster bleib bei deinem leisten

27 Lug

Quantitative easing – Differenza tra FED e BCE

La FED acquista titoli di stato della nazione di cui e’ banca centrale. Si tratta di una partita di giro in quanto lo stato vende ad un suo ente dei titoli e quindi si indebita verso una banca da esso stesso posseduta. E’ una evidente forzatura, ma potrebbe essere utile per fissare, solo di massima tuttavia, il tasso di indebitamento. Quello che non e’ mai chiaro nelle azioni di qualsiasi governo e’ l’uso che di questo debito si intende fare. Quindi ogni vendita di titoli pubblici che serve per pagare capitale e interessi di debiti precedenti si configura come un indebitamento pericoloso che equivale all’usura. Se tuttavia lo stato si indebita a medio e lungo termine con se stesso sembrerebbe poco pericoloso. In realtà non e’ così perché spesso questi titoli tornano sul mercato quando gli investitori li trovano appetibili o vengono usati per pagamenti o, peggio, per garanzie.
L’uso corretto dei titoli di debito a medio e lungo termine e’ solo quello utilizzato per investimenti che si rivelano macroeconomicamente validi per la spesa prevista. Ogni altro uso e’ abusivo e danneggia l’economia così come per un privato  cittadino il pagare le spese per il vitto e le spese ordinarie con un debito a medio termine sempre crescente in quanto rinnovato alla scadenza per capitale e interesse. Ma questa ovvietà non e’ stata mai rispettata dai governi di qualsiasi paese, Italia inclusa.
Veniamo alla BCE. Questa banca centrale che ha caratteristiche pubbliche con capitale e, quindi, personale privato, e’ un’autentica anomalia ed un’invenzione che non sta in piedi dal punto di vista logico visto che il suo scopo e’ di mantenere costante il valore della moneta di cui e’ emettitore esclusivo, cioè l’euro.  Non e’ difficile, lo capisce anche un qualsiasi normodotato che avendo personale proveniente da banche private opererà, nella migliore delle ipotesi, secondo le idee e le prassi di queste e non certo secondo i progetti di sviluppo che (ahimè ) dovrebbero avere i politici. E sul quantitative easing bisogna dire che ha ragione la BCE, infatti evitare l’acquisto di titoli di stato degli stati europei ha lo scopo di evitare che questi si “incravattino” più di quello che sono adesso per la mala gestione del debito pubblico. A parte il fatto che questa e’ una banca centrale di molti paesi e sarebbe molto difficile ripartire gli oneri di questa operazione su stati diversissimi dal punto di vista dei comportamenti economici. Infatti questa diversità con la FED fa escludere l’uso del quantitative easing dalle attività della BCE.
Ma la BCE non dovrebbe andare oltre e mettersi a fare politica perché in quel campo fa solo danni come tutti i dilettanti, come sono purtroppo anche i nostri politici che hanno idee poche, ma in compenso confuse.
Ci testimonia dell’inettitudine della nostra classe politica la risposta alla lettera di Draghi e Trichet al presidente Berlusconi nell’agosto del 2011. A quella lettera la sola logica risposta sarebbe dovuta essere: sutor ne ultra crepidam,  ovvero Schuster bleib bei deinem Leisten ( forse questa la capirebbero meglio).
In quella lettera vengono imposti degli obblighi all’Italia che farebbero ridere, non gli economisti o i giornalisti o i politici, ma qualsiasi persona normodotata in grado di fare i conti della serva.
Chiunque sa che esiste una enorme differenza tra valutazioni macroeconomiche e microeconomiche. I signori Draghi e Trichet evidentemente la ignorano.
Infatti affermano che l’Italia deve privatizzare i servizi pubblici, sembrerebbe tutti.
Una persona che ragiona non farebbe mai questa affermazione perché conduce a costi insostenibili per una nazione, per una regione, per un comune.
Pensate per un momento cosa accade se l’acqua venisse  privatizzata. Il prezzo di vendita dipende dall’utile atteso dell’investitore che acquista, amplia, sottopone a manutenzione gli impianti. I costi sono gli stessi del servizio pubblico, ma i prezzi saranno molto più elevati. Infatti il prezzo di vendita del servizio pubblico deve essere sufficiente ad evitare che questa risorsa venga sprecata in quanto il beneficio macroeconomico dell’acqua si traduce in minori malattie, minori costi degli alimenti e, se fate bene i conti in sviluppo economico. Se non ci credete guardate le statistiche dei paesi sviluppati e quelli che non lo sono anche sulla base di questo elemento. Non faccio l’analisi economica perché sostengo che questo lo sa anche l’uomo della strada che non ha una particolare istruzione in quest’ambito.
Tralascio di fare un esempio sul trasferire il trasporto pubblico ai privati prendendo ad esempio la città di Roma per la comicità dei risultati in termini economici se si seguisse la proposta della BCE.
Un’altra chicca e’ la prescrizione di ridurre gli stipendi agli statali. Qui sarebbe interessante capire di quale cura psichiatrica hanno bisogno. Infatti neppure il liberismo più radicale sostiene che i lavoratori debbano essere pagati secondo le idee del governo, ma piuttosto a seconda dell’utilità che presenta il loro lavoro. Per cui se il discorso fosse stato: avete troppi dipendenti pubblici, quindi li dovete ridurre, si poteva anche accettare, una volta che il governo avesse verificato la veridicità della preposizione. Ma ridurre gli stipendi solo perché si vuole ridurre una spesa sembra una vera cretinata. Pensate se in un laboratorio di ricerca si proponesse di dimezzare gli stipendi ai ricercatori. Questi se ne andrebbero in cerca di migliori datori di lavoro con perdite miliardarie per i laboratori abbandonati. Farlo con gli statali significa presupporre che questi non lavorano e per questo costano troppo. Quindi la colpa non sarebbe dei lavoratori, ma dei loro responsabili, spesso di nomina politica. Quindi questi andrebbero licenziati, anziché dar loro stipendi da centinaia di migliaia di euro.
Ma la più grande fesseria riguarda il fatto che si chiede ai governi di migliorare i sistemi di previdenza per chi e’ disoccupato, invece di invitare i governi a creare occasioni di lavoro.
E qui e’ chiara la contraddizione con i presupposti che avrebbero animato questa iniziativa, cioè’ di far crescere l’economia. Ma se non c’ e chi lavora e si devono spendere i soldi per l’assistenza di quale  crescita stanno parlando?
Quando c’è una contraddizione ci sono cose che non si vogliono dire. Quindi la lettera fa schiattare dal ridere, ma e’un riso amaro perché chi comanda, cioè loro, ci stanno portando dove nessuno vorrebbe andare e certamente in un guaio peggiore di questo che stiamo vivendo.
E’ come se vivessimo una trama d’opera in cui tutto e’ descritto in modo pazzesco con situazioni da ospedale psichiatrico. Lo stato mentale dei nostri politici e’ simile a quello ad esempio del re di Spagna nel Don Carlos che si lamenta: Ella giammai m’amo’. A parte le caratteristiche fisiche poco attraenti dei regnanti di Spagna dell’epoca come mostrano i ritratti ufficiali, ma come poteva mettere in conto di essere amato da una giovane (la bella fidanzata) che era stata promessa in sposa al figlio e che lui aveva deciso, per motivi politici di sposare? E si meraviglia che la regina avesse il ritratto di Carlo e per questo la chiama adultera, senza un briciolo di prove, ma solo per la maldicenza di una cortigiana.
Bene i nostri politici quando si tratta di questioni professionali si importano così, quando si tratta di soldi sanno bene come fare i propri interessi. Infatti sapendo che sarebbe stata soppressa la tredicesima a statali e pensionati si sono fatti una riforma degli stipendi su 12 mensilità, così non verranno colpiti da quest’altro insano provvedimento che verra’ giustificato con le solite balle dal governo e dai suoi tirapiedi.
Quello che sorprende e’ la totale assenza degli italiani in questa situazione. Li stanno sfottendo, privando dei loro diritti, dei loro soldi e non fanno nulla. Forse non me ne sono accorto, questo e’ il paese del lotofagi e pensavo di essere in Italia, Europa, Mondo.

Un interessante punto di vista sul sistema monetario

21 Giu

William Jennings Bryan, another loquacious Populist leader, gave such a stirring speech at the Democratic convention that he won the Democratic nomination for President in 1896. Outgoing President Grover Cleveland was also a Democrat, but he was an agent of J.P. Morgan and the Wall Street banking interests. Cleveland favored money that was issued by the banks, and he backed the bankers’ gold standard. Bryan was opposed to both. He argued in his winning nomination speech:

We say in our plataform that we believe that the right to coin money and issue money is a function of government ….. Those who are opposed to this proposition tell us that issue of paper money is a function of the bank and that the government ought to go out of the banking business. I stand with Jefferson … and tell them, as he did, that the issue of money is a function of the government ant that the banks should go out the governing business …. When we have restored the money of the Costitution, all other necessary reforms will be possible, and …. until that is done there is no reform that can be accomplished.

He concluded with these famous lines:

You shall not press down upon the brow of labor this crown of thorns, you shall non crucify mankind upon a cross of gold.

Dal Libro “Web of Debt” (Paperback)  di Hellen Hodgson Brown

(le ultime due righe sembrano scritte ieri per la situazione del lavoro in Italia)

Un interessante punto di vista sul sistema monetario.

Occorre osservare che quanti sono per la produzione di moneta da parte delle banche sostengono che queste sarebbero in grado, anche attraverso l’azione della banca centrale, di controllare la massa monetaria ed evitare l’inflazione.

Quanti sono per la produzione di moneta da parte dello stato non tengono conto dell’effetto leva sull’economia che il prestito bancario (serio e consapevole) può dare.

Inoltre esiste da tempo immemorabile un problema di coerenza della spesa pubblica, in relazione ai risultati che ci si attende di miglioramento delle condizioni economiche di chi lavora e produce, in funzione di fattori estranei all’economia. In passato poteva essere un problema l’età del re che emetteva moneta o la sua paura di perdere il potere. Oggi ci sono anche connessioni ed interessi spesso ignoti ai cittadini che determinano scelte non in linea con una buona amministrazione.

Tra l’altro lo stato non può destinare risorse derivanti dal debito a qualsiasi spesa, né può utilizzare le tasse per qualsiasi spesa intenda fare. Esistono dei precisi limiti e condizioni che somigliano molto alla buona amministrazione di un’impresa o di una famiglia. Queste condizioni sono state previste nelle regole del bilancio della stato, ma non sono state mai rispettate. Infatti negli anni ’80 si stampavano bot per coprire spese correnti o per pagare dipendenti pubblici eccedentari anche se le regole del Tesoro e del Bilancio lo proibivano.

In questo quadro è maturata la convinzione della scuola di Bologna e di Guido Carli che togliendo il potere economico ai politici si sarebbe avuta una crescita economica migliore e più stabile affidando al sistema bancario l’intera economia del nostro paese. In Europa questa concezione è stata la base del contratto di Maastricht.

Non si è tenuto conto del fatto che, senza una precisa regolamentazione di come si sarebbe dovuta produrre la moneta da parte delle istituzioni finanziarie e la facilità di creare moneta attraverso finte transazioni, si è creata una crescita monetaria enorme e di conseguenza un intervento delle banche centrali per contenere il circolante. Quindi il sistema finanziario ha incrementato la massa monetaria totale, mentre veniva ridotto il circolante attraverso il ritiro della liquidità necessaria per le famiglie e le imprese al fine di mantenere il valore della moneta malgrado l’enorme massa creata. Inoltre il risparmio di base, quello per intendersi dei buoni postali e dei bot, veniva ostacolato dal fatto che la carenza di circolante rendeva poco appetibili gli strumenti statali di debito in quanto non considerati più sicuri poiché gli stati dovevano reperire sempre nuove risorse anche per salvare le banche dal fallimento dovuto all’accumulo di moneta senza sottostante reale valore.

Infatti il valore della moneta dipende dalla quantità circolante in quanto serve come mezzo per gli scambi. Se le banche hanno creato moneta in assenza di reali scambi (come nelle finte cartolarizzazioni o le polpette ripiene di mistero dei fondi spacciati a clienti e ad altre istituzioni finanziarie) questi valori non esistono se non sulla carta e se dovessero essere liquidati si rivelerebbero delle perdite. Questi valori sono ora iscritti nei bilanci delle banche come valori liquidabili, ma corrispondono a perdite superiori al valore del loro patrimonio.

Quindi le banche sono fallite e gli stati e le banche centrali le stanno sorreggendo attraverso i prelievi eccezionali sul sistema produttivo e le famiglie.

Naturalmente se le banche non ci sono più occorre prenderne atto ed orientare gli investitori del sistema produttivo a trovare, per i propri progetti di innovazione e di credito ordinario, da altre fonti  il sostegno per generare l’effetto leva.

Quando si sarà accertato che il sistema bancario tradizionale non serve più perché è solo un danno all’economia non esisterà più la possibilità di salvarlo sostenendo che sono entità troppo grandi per fallire.

Quindi il problema è politico e non finanziario come comunemente si dice.

Manca da parte del sistema politico la volontà di riorientare alla crescita l’economia prescindendo da quanto possa fare il sistema finanziario che è morto, e di questo occorre convincersi, per suicidio da indigestione di moneta.

Manca anche la capacità dei politici di fare progetti che possono sviluppare l’economia e creare le condizioni per uno sviluppo stabile.

Ma altrettanto colpevole è il sistema produttivo, incapace di creare nuove occasioni di sviluppo e ancorato a modelli economici non più attuali. Spesso i capitalisti non sono in grado di capire come i lavoratori siano i loro migliori alleati per avere aumenti di produzione e di utili. Anzi, si sforzano di rendere la vita di questi sempre più precaria e infelice precludendosi uno dei motori dello sviluppo che è proprio il senso di appartenenza all’impresa dei propri dipendenti.

In questa situazione le prospettive sono negative e invece di prendersela con il mercato, che naturalmente sente puzza di crisi prima che ne parlino i giornali e quindi segue propri interessi, i politici dovrebbero iniziare a fare nuovi programmi e nuovi progetti nell’interesse dei propri elettori e non di oscure entità che governano e condizionano i governi.