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Lo scandalo dell’eresia di Avvenire. Ma non era il giornale dei vescovi?

9 Lug

Honourable_Bertrand_RussellL’editoriale di Avvenire di domenica 7 luglio ci lascia esterrefatti per la sciagurata incongruenza delle deduzioni e l’evidente superficialità del testo.
La parola che sarebbe più vicina a definire lo sconclusionato articolo è “incompetenza”.
L’autore, con l’evidente benedizione del direttore visto che si tratta dell’articolo di fondo, sostiene che esiste una correlazione tra la religione cristiana ed il capitalismo. E quindi va a dichiarare che questa origine positiva del capitalismo si è, purtroppo, trasformata in una nuova ideologia con connotazioni religiose naturalmente in contrasto con quelle cristiana.
Quando si fanno queste affermazioni che possono ferire i cristiani in quanto si considera con benevolenza il capitalismo e tutte le sue conseguenze di divisione dell’umanità in classi diverse per censo si dovrebbe avere almeno il buongusto di accompagnare queste affermazioni con le citazioni della dottrina, di eventuali encicliche e dichiarazioni di Papi o di teologi riconosciuti come non eretici.
Tutto ciò non dato reperire nell’articolo mentre, da quello che sappiamo, la filosofia liberista alla base del capitalismo è condannata ufficialmente dalla Chiesa con atti espliciti di Pio IX e Pio XII.
Inoltre il capitalismo esprime il prevalere del diritto di proprietà sui diritti essenziali dell’uomo in aperto contrasto, se non altro, con l’enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI e con le dichiarazioni di Papa Francesco fin dai primi discorsi dopo la sua elezione (per citare dati recenti).
Vorrei anche osservare che il capitalismo persegue solo l’interesse del capitale e se capita che questo sia in contrasto con il diritto alla vita, per la suddetta ideologia prevale sempre l’interesse capitalistico.
Ora il giornale dei vescovi (!?) mi dovrebbe spiegare come mai, accettando il capitalismo, almeno come ideologia anche se non come applicazione pratica (questo è quanto è scritto visto che lo considerano una derivazione del cristianesimo), faccia delle campagne contro l’aborto, l’eutanasia, ecc. Non mi sembra che nel cristianesimo esista nessuno dei principi che sono alla base del capitalismo. Vorrei ricordare che nel Vangelo c’è una diretta condanna del denaro e della ricerca di accumularlo.
Ricordiamo, solo per fare un esempio, che Gesù, interrogato se si doveva pagare il tributo a Cesare, disse “date a Cesare quel che è di Cesare” rifiutandosi persino di toccare la moneta del tributo. Infatti il denaro è, per la struttura stessa della sua creazione (signoraggio), mezzo di sottomissione al potere di chi lo crea e che pretende, da chi ne ha bisogno per effettuare delle transazioni, di consegnargli qualcosa in cambio: sia esso il lavoro o beni di proprietà ricavati con il lavoro. Quindi il capitale è il mezzo per tenere schiavi gli uomini al potere politico. Questo è in contrasto con il concetto di libertà che viene proclamato nel Vangelo e che è la base della teologia cristiana inserendosi direttamente nel concetto di Fede.
L’articolo di Avvenire sembra scritto da un redattore di un giornale laico come “Repubblica” o “Il Foglio” tendendo a dimostrare che la religione debba inserirsi nell’ambito dei giochi politici sporcandosi, se necessario, anche le mani.
Ma proprio perché ha difeso principi essenziali che andavano contro il potere politico e la schiavizzazione dell’uomo che Gesù è stato condannato a morte. E ai romani non è dispiaciuto farlo perché si metteva in discussione proprio il potere dell’uomo sull’uomo basato sulla forza degli eserciti e del denaro.
Sarebbe stato molto più accettabile il riconoscimento (cfr. Betrand Russell “Storia della filosofia occidentale”) che il marxismo è una traduzione del cristianesimo su un piano senza trascendenza. Nessuno storico o filosofo dotato di onestà mentale ha mai potuto fare una dichiarazione simile per il capitalismo.

Votare per l’agenda Monti è votare per Gerione

7 Gen

Gerione_1Perché i cattolici non possono votare per i partiti che sostengono l’agenda Monti.

Le Encicliche sono, per i cattolici, documenti di dottrina.

Nell’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI leggiamo:

  • Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono [..] forme esigenti e insostituibili di carità (1.).
  • Senza verità, senza fiducia e amore per il vero, non c’è coscienza e responsabilità sociale, e l’agire sociale cade in balia di privati interessi e di logiche di potere, con effetti disgregatori sulla società, tanto più in una società in via di globalizzazione, in momenti difficili come quelli attuali (5.).
  • Non posso « donare » all’altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia. Chi ama con carità gli altri è anzitutto giusto verso di loro. Non solo la giustizia non è estranea alla carità, non solo non è una via alternativa o parallela alla carità: la giustizia è «inseparabile dalla carità » , intrinseca ad essa. La giustizia è la prima via della carità o, com’ebbe a dire Paolo VI, « la misura minima » di essa , parte integrante di quell’amore «coi fatti e nella verità » (1 Gv 3,18), a cui esorta l’apostolo Giovanni (6.).

Dimostreremo che l’Agenda Monti è in conflitto con questa dottrina e quindi, di fatto, Avvenire e L’Osservatore Romano devono dichiarare, avendo appoggiato Monti, se sono scismatici e quindi fuori della Chiesa, o se intendono correggere l’errore.

La dimostrazione è tautologica e non utilizza metodi induttivi. Pertanto, se si accetta l’impianto della logica classica o moderna, non è contestabile se non vengono trovati errori di logica nella dimostrazione. Si riporta la dimostrazione solo per chi non fosse esperto di economia, ma queste considerazioni sono note agli economisti ed ai politici che abbiano un minimo di professionalità. La mia unica perplessità è se i giornali cattolici ne siano al corrente o se facciano finta di non conoscerle. Se le conoscono si tratta di malafede, se non le conoscono di mancanza di professionalità e pertanto sarebbe bene che i responsabili della stampa cattolica prendessero gli opportuni provvedimenti.

Partiamo dallo schema di funzionamento dello Stato come sistema di input e output economico.

Schermata 2013-01-07 alle 19.39.57

Avendo posto:

T= tasse

D= capitale di prestito al netto dei rimborsi di periodo

I= interessi pagati sul debito

C= spesa per investimenti

S= spesa corrente

Fra gli input non si è inserito il signoraggio in quanto abolito per i singoli stati dell’Europa dal trattato di Maastricht.

Fino al 2012 l’equilibrio finanziario era assicurato dall’acquisizione di capitale di debito trascurando, in quanto non significativo per l’analisi, la stampa di moneta effettuata dalla banca centrale europea per coprire un deficit di bilancio massimo del 3%.

Pertanto il debito serviva a coprire la differenza tra spesa dello stato e tasse incamerate.

In formule: T+D=I+C+S

In base alle decisioni prese dal governo lo scorso anno, nel 2013 la quota derivante dal debito deve essere azzerata in quanto si è prescritto il pareggio di bilancio: quindi avremo T=I+C+S

Per semplicità considereremo che nel 2013 si avrà T=I+C+S trascurando variazioni su I e C in quanto o non prevedibili o non probabili. Comunque i risultati non cambierebbero, anzi potrebbero essere ancora peggiori se valutassimo eventuali variazioni di queste componenti.

Pertanto nell’ipotesi che C e I restino costanti ponendo K=I+C, con K = costante, avremo:

T=K+S

Quindi la spesa corrente sarà pari, a meno della costante K, al gettito delle tasse. Queste ultime sono già previste in aumento, per le decisioni già prese e regolamentate e pertanto la spesa corrente diminuirà di un importo pari al deficit del 2012 meno l’aumento delle tasse previsto per il 2013.

Siccome l’aumento delle tasse già fissato è trascurabile rispetto all’azzeramento del deficit, risulta che la spesa corrente dovrebbe essere drasticamente ridotta.

Questa riduzione è impossibile senza specifiche leggi. Infatti la spending review fatta nel 2012 non ha portato ad una riduzione del debito pubblico che, anzi, nel frattempo, è aumentato.

Nel caso di riduzione della spesa lo Stato non interverrà in molteplici attività di interesse pubblico che i cittadini dovranno pagare di tasca propria (se hanno la capacità di farlo) o dovranno rinunciarvi.

Per ridurre la spesa pubblica per importi così consistenti si può intervenire in due modi:

  • ridurre le spese dei ministeri, delle regioni,delle provincie, dei comuni per importi elevati
  • vendere i beni pubblici per importi elevati nel corso dei prossimi anni

La prima possibilità è limitata dal contrasto che i politici faranno a questa soluzione, mentre la seconda non è attuabile nel breve termine e certamente presenta problemi seri di svendita in quanto siamo in un periodo di crisi economica e pochi possono permettersi l’acquisto di beni dello Stato. Sarebbe equo che questi venissero venduti a quanti non hanno casa o hanno bisogno di sedi idonee per le loro attività, ma ciò comporta tempi molto lenti di vendita. Inoltre già lo Stato si è attrezzato per vendite in blocco (come ha sempre fatto con conseguente vantaggio per i compratori e perdita per i cittadini che hanno visto ridotto il patrimonio pubblico senza averne dei reali vantaggi: infatti il debito pubblico dopo le vendite è sempre aumentato e non diminuito) che comunque, per l’anno in corso, non sono tali da assicurare un così elevato gettito.

L’attività attuale del governo Monti è stata sempre orientata a ridurre le spese assistenziali e pensionistiche mentre non ha mai ridotto le spese per la difesa. Anzi si è fatto carico di incrementare l’attività offensiva in Afganistan arrivando a permettere il bombardamento dei civili. (L’Europa a testa alta nel mondo).

Nell’agenda c’è un vanto specifico per questa attività che è in contrasto netto con, ad esempio, l’enunciato dottrinale del Papa. Ma comunque la guerra è sempre in contrasto con la religione cristiana e vantarsene è in contrasto con la dottrina specialmente dopo aver aumentato l’offensiva sul territorio. E qui tralascio la violazione della Costituzione perché tanto è ormai prassi consolidata.

Queste strade sono pertanto impossibili da percorrere se non accompagnate da una nuova attività di tassazione.

E questo è effettivamente specificato nell’Agenda anche se si afferma di voler diminuire il carico fiscale.

Mentre da una parte si dice che (2. La strada per la crescita- riduzione e riequilibrio dei carichi fiscali) si vuole ridurre il carico fiscale (e questo è molto improbabile visto quanto detto) dall’altra si afferma che si vuole spostare il carico sui grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli ed il ceto medio. Poi si afferma anche che si utilizzeranno meccanismi oggettivi che impediscano la fuga dei capitali.

Si tratta di una serie di affermazioni assolutamente non credibili per motivi tautologici in quanto contraddittorie. La riduzione del carico fiscale è possibile solo a patto di ridurre i servizi dello Stato verso i cittadini creando di fatto enormi sperequazioni tra chi è ricco e chi è povero (e qui siamo in contrasto con l’enciclica in modo netto). E‘ falso che si possa spostare il carico fiscale sui grandi patrimoni perché questi sono in mano a persone o imprese in grado di spostarsi dove ritengono più utile ai fini dell’imposizione fiscale. E non penso che Monti intenda attuare le politiche dei bolscevichi dopo la rivoluzione del1917. Infatti nella storia solo con quei sistemi lo stato è riuscito a prendere denaro dai grandi patrimoni. Il caso Depardieu (Жерар Ксавье Депардье) in Francia è solo coreografia in quanto i veri grandi patrimoni sono scappati da tempo immemorabile dall’Europa per l’alto livello di tassazione qui presente.

Resta la tassazione dei consumi che non impattano sui poveri e sul ceto medio.

Ho parlato di Gerione proprio perché la falsità di queste proposizioni è evidente.

E’ stato dimostrato tautologicamente che i beni anelastici, se tassati, danno luogo al gettito delle tasse previsto; quelli elastici si riducono con l’aumento della pressione fiscale dando luogo anche ad una contrazione del gettito (cfr Frank Plumpton Ramsey A Contribution to the theory of taxation – The Econonic Journal Volume 27 Issue 145 Marzo 1927).

Quindi o Monti non sa nulla di economia (?!) o mente per avere i voti di quanti non sono al corrente di questi problemi.

Se Avvenire e L’Osservatore romano appoggiano la menzogna sono colpevoli di apostasia in quanto vanno contro la dottrina del Papa. Se lo appoggiano per ignoranza cambino mestiere.

Quindi non resta che prevedere la tassazione dei beni anelastici per fare cassa e quindi altra macelleria sociale e quindi mancanza di equità.

Anche questo è in contrasto con la dottrina cristiana (ma anche delle regole dell’economia).

L’agenda Monti è quindi un documento poco credibile perché fa affermazioni che sono in aperto contrasto con la realtà e quindi non verrà applicata se non in quelle parti che vanno a favore dei ricchi e dei politici che continueranno ad avere tutti i benefici del loro stato. Infatti Monti ha sempre evitato di toccare i privilegi dei politici per poter fare la macelleria sociale che intendeva fare e che si è rivelata già fin qui contraria a giustizia e verità.

Quindi i cattolici che accettano la dottrina del Papa non possono votare per nessuno dei partiti che fanno riferimento all’Agenda Monti.

Non credo che si debba continuare a mostrare paragrafo per paragrafo dell’Agenda come questa sia in contrasto con la dottrina cattolica, perché partendo solo da quanto riportato dell’Enciclica tutti ora sono in grado di trovare chiaramente l’impronta di Gerione:

«Ecco la fiera con la coda aguzza,

che passa i monti, e rompe i muri e l’armi!

Ecco colei che tutto ’l mondo appuzza!».

Sì cominciò lo mio duca a parlarmi;

e accennolle che venisse a proda

vicino al fin d’i passeggiati marmi.

E quella sozza imagine di froda

sen venne, e arrivò la testa e ’l busto,

ma ’n su la riva non trasse la coda.

La faccia sua era faccia d’uom giusto,

tanto benigna avea di fuor la pelle,

e d’un serpente tutto l’altro fusto;

due branche avea pilose insin l’ascelle;

lo dosso e ’l petto e ambedue le coste

dipinti avea di nodi e di rotelle.

……..

Nel vano tutta sua coda guizzava,

torcendo in sù la venenosa forca

ch’a guisa di scorpion la punta armava.

Dante Inferno XVII