Mentre cambi sono con te. I Ponti di Doceat

22 Gen

cubierta finale doceatLa descrizione di un’esperienza professionale in ambito psico-terapeutico che mostra una scuola di pensiero rispettosa dell’umanità soggetta a trattamento mediante principi professionali  basati su concezioni logico-scientifiche ed etiche di grande valore. 

E’ uscito recentemente un libro, molto facile da leggere, edito dalla Editorial Nazarì che riporta l’esperienza psicoterapeutica di dieci professionisti dell’Associazione Doceat . Ogni capitolo è scritto da un diverso psicologo o psicoterapeuta che illustra una sua personale esperienza.

Penso che sia un testo di grande valore e non posso fare a meno di complimentarmi per i contenuti e per il profondo significato che ad esso deve essere attribuito.

E’ anche molto facile da leggere sebbene esprima concetti che generalmente vengono forniti mediante relazioni molto complesse specialmente nella giustificazione delle motivazioni che portano a quelle scelte.

Infatti, ad una prima osservazione, verrebbe il sospetto che gli autori siano tutti affiliati alla Apostles Society  di Cambridge e che siano stati allievi di Russell, Ramsey e Wittgenstein.

Forse hanno letto e digerito la pesante opera di Wittgenstein “Osservazioni sulla filosofia della psicologia” o hanno letto l’Appendice di The Foundation of Mathematics di Frank Ramsey (The critical notice) o altri scritti di questi autori che considero i moderni costruttori dell’analisi scientifica della conoscenza.

E’ certamente un ottimo lavoro ed induce ad avere la speranza che esistano, anche nel loro delicatissimo ambiente, persone di elevato livello professionale ed in grado di fare qualcosa che non sia un sistema burocratico di applicazione di protocolli.

Le mie osservazioni partono dalle perplessità delle persone comuni nei confronti degli psicologi per differenti motivi.

Ad esempio è opinione comune che ci si debba rivolgere agli psicologi quando si hanno problemi di interazione con il mondo esterno per modificare i propri comportamenti in modo da sostituire le nostre regole comportamentali con altre opportunamente prefissate.

Per altro la psichiatria classica, inclusi i metodi psicanalitici, sembrano voler determinare gli elementi che ci fanno discostare dalla “normalità”. In questo concetto è inclusa una richiesta di oggettività della risposta personale al mondo esterno che sembrerebbe debba essere sempre entro certi limiti per essere considerata normale. Naturalmente questo modo di affrontare il problema, se può essere necessario per praticità in casi di malattia mentale grave, quando venga esteso ai piccoli problemi di raccordo con il mondo eterno è pericoloso e tende a produrre un errore di coerenza, o in altri termini, un errore di logica.

Infatti si apprezza nel libro il riconoscimento di un principio di libertà e di accettazione di comportamenti diversificati che vengono ascoltati per poter individuare i percorsi attraverso cui le persone che li attuano possano non sentirsi fuori luogo o aggredite da un mondo esterno che li vuole costretti entro regole e comportamenti prefissati solo perché stabiliti altrove come “giusti e corretti”.

Questo modo di procedere del gruppo di psicologi è estremamente positivo perché procede da principi basilari che attuano:

1) la libertà di scelta del proprio modo di essere;

2) per il paziente un raccordo tra il modo personale di interpretare il mondo esterno e la personale storia di conoscenza;

3) una generalizzazione nell’applicazione della scelta delle proprie regole che non possono e non necessariamente devono essere quelle imposte dall’esterno;

4) una presa di coscienza della libertà personale con tutte le conseguenze per l’uso delle capacità e delle  potenzialità che questo comporta.

Vorrei osservare che la scienza è ordinariamente proiettata verso la parte applicativa che, tuttavia, deriva dall’esame induttivo (quindi soggettivo o temporale) del mondo esterno. Le regole nascono da questa analisi preliminare che qualcuno, ma non sarei d’accordo, definirebbe non scientifica. Le regole derivate dalle analisi induttive sono oggettive (e/o atemporali) e sono necessarie per fini pratici: ad esempio per realizzare un prodotto, un processo, una cura (in medicina) secondo sistemi cosiddetti scientifici.

E’ chiaro che se si tratta di costruire un motore endotermico trovo difficile considerare altre possibilità. Lo stesso accade se dobbiamo costruire una metodologia per fare scelte in condizioni di incertezza. In questo caso devo classificare i comportamenti e definirne le classi di quelli corretti e di quelli errati, ma per un certo fine: ad esempio massimizzare gli utili, minimizzare delle perdite, ecc.

Finalmente nell’ambito della psicologia questi autori dell’Associazione Doceat ci hanno dato la speranza dell’avvento di comportamenti di osservazione che restano nell’area induttiva (soggettiva e temporale) e non pretendono di definire, per le singole persone, una soluzione standardizzata con regole derivanti dal patrimonio induttivo dello psicoterapeuta. Essi cercano, invece, di sollecitare il recupero della personale attenzione induttiva del paziente verso il mondo esterno evidenziandogli le potenzialità di questo suo patrimonio di capacità induttive al fine di fargli costruire le sue regole (oggettive anche se forse non atemporali) da cui verranno i comportamenti in consonanza con la sua psicologia.

Quindi non posso non complimentarmi con gli autori per il loro lavoro nella speranza che questa strada venga seguita da molti e che questo modo di pensare e di vivere possa costituire la futura base fondante della nostra società.

Infine ricordo i nomi di questi autori: Alessandro Garuglieri, Francesca Borselli, Roberta Ricci, Silvia Meli, Daniela Giovannini, Mario Mazzetti, Luisa Bellomo, Leonardo Dallai, Laura Ricci, Silvia Grassi.

I curatori dell’opera sono Silvia Grassi e Laura Ricci.

Se qualcuno è interessato a questa importante attività di moderna scienza può andare sul sito di Doceat:

http://www.doceat.eu

logodoceat

 

E queste sono le foto degli autori:

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