SEX FROM THE POINT OF VIEW OF SOCIETY

21 Dic

Greuze La brocca rottaPropongo la  traduzione di questo articolo di Frank Ramsey letto alla Apostles Society di Cambridge il 18 Novembre 1924. Il testo è stato pubblicato dalla prof.ssa Maria Carla Galavotti nel libro Notes on Philosophy, Probability and Mathematics ed. Bibliopolis. Al termine riporto la trattazione in lingua originale.

IL SESSO DAL PUNTO DI VISTA DELLA SOCIETÀ

18 Nov. 1924

Voglio stanotte introdurre quello che mi sembra il seguito naturale alla discussione di Sabato scorso, di discutere il sesso dal punto di vista non del singolo individuo, ma della società; di prendere in considerazione non quello che la gente desidera o di cui necessita, ma ciò che le istituzioni e le idee morali consentono meglio loro di realizzare le loro idee .

Oggi sembra come se le vecchie idee stiano crollando come se la religione da cui derivano stia dando luogo a religioni più vaghe, più dissociate dai comportamenti e meno precise sulla moralità, e penso che dovremmo considerare se questo movimento sia una cosa buona, e se sì, che cosa, se c’è qualcosa, dovremmo tentare di sostituire alla vecchia morale.

L’istituzione del matrimonio con la sua moralità concomitante è difeso, suppongo, soprattutto dal far valere gli interessi delle donne e dei bambini, ed è considerata come l’assicurazione per la maggior parte delle donne del mantenimento per sé e per i propri figli, in quanto per una donna rispettabile il concedersi a un uomo senza esigere questi termini è considerato immorale e così l’ha reso quasi impossibile.

Questa istituzione assomiglia in qualche modo all’attività dei sindacati; tranne le prostitute che sono esentate dalle norme sulle unioni perché forniscono un contratto inferiore e non sono considerate come seri concorrenti.

Come altre forme di sindacalismo il sistema matrimoniale assicura ovviamente condizioni migliori per le donne di quelle che otterrebbero in condizioni di libera concorrenza, ma a costo di una grossa fetta di disoccupazione perché il matrimonio risulta costoso per l’uomo.

Eppure, nel complesso penso che l’istituzione del matrimonio è un grande vantaggio per il sesso femminile, soprattutto se supponiamo, come sembra ragionevole, che a parte ciò la cura e mantenimento dei figli sarebbe ricaduta sulle loro madri. E quindi non credo che sia soddisfacente acconsentire o promuovere un crollo delle idee morali su cui questa istituzione si fonda senza considerare con attenzione che tipo di sistema sociale può essere messo al suo posto.

L’approccio migliore a questo problema mi sembra essere quello di considerare la questione dei bambini; chi deve essere responsabile di loro, e chi deve pagare per il loro allevamento, e che tipo di controllo la società può esercitare su chi ha figli e quanti ne hanno.

Sembra che ci sia un crescente movimento per spostare il peso del sostentamento dei bambini dai loro genitori allo Stato. Lo Stato prevede già la scuola, l’assistenza sanitaria e talvolta i pasti, e vi è una notevole agitazione per l’adeguamento dei salari alle esigenze familiari, io credo che questo ha iniziato ad essere praticato in alcune parti del mondo, sebbene non in questo paese. Gli argomenti di tale proposta sono di due tipi principali: in primo luogo che, se i bambini sono nati devono essere adeguatamente sostenuti e non fatti soffrire per colpa dei loro genitori nella loro generazione; in secondo luogo che è così costoso avere una famiglia che molte persone che vorrebbero avere figli, perché i loro figli sarebbero probabilmente intelligente sani e ben educati, non possono permettersi di farli. Contro di esso ci sono anche due argomenti principali: in primo luogo che, con il tasso di natalità così alto come è sarebbe sbagliato offrire incentivi finanziari che potrebbero renderlo ancora maggiore; e in secondo luogo che è ingiusto che le persone che non hanno il piacere di avere figli dovrebbero essere costrette a contribuire al mantenimento dei figli degli altri.

L’argomento contro il mantenimento statale dei figli, che è tratto dal pericolo di una popolazione eccessiva mi sembra essere di applicabilità solo temporanea. Quando la conoscenza dei metodi contraccettivi sarà sufficientemente diffusa, come credo che sarà, probabilmente più da ragioni umanitarie che economiche, mi sembra molto improbabile che abbastanza persone avranno grandi famiglie da causare un pericoloso aumento della popolazione.

Se ora proviamo ad immaginare uno stato in cui le persone non sono più sotto l’influenza delle odierne idee morali, penso che troveremo essere la principale difficoltà il mantenimento di donne e bambini; e non riesco a vedere un modo di evitare il punto di vista che se un certo stato vuole che i bambini si possano riprodurre deve sostenere il loro mantenimento. 10

10 Le seguenti osservazioni appaiono sul lato opposto del foglio: sto supponendo o che il matrimonio sia scomparso del tutto, o che con la cessazione del sentimento morale contro di questo vi siano molti più rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, o almeno che prendano posto più apertamente e più concretamente, se non un divorzio nominale …

Il controllo delle nascite da parte dello Stato suppongo che debba essere in gran parte negativo e consiste nella sterilizzazione dei pazzi e delle donne che hanno avuto già abbastanza bambini.

Comunque penso che ci può essere qualche apprensione ragionevole circa la posizione delle donne in tale condizione; si può temere che, se i sentimenti morali circa la monogamia decadono, se il matrimonio non fosse considerato come un lungo accordo inevitabilmente molti uomini si stancherebbero delle loro mogli e le lascerebbero sole e povere a favore di qualcuna più giovane e più attraente .

Ma il problema è pieno di difficoltà; l’importo che deve essere versato ad una donna per mantenere e allevare un bambino deve, a quanto pare, dipendere dalla sua condizione sociale o forse dall’importo che avrebbe guadagnato con l’adozione di una professione diversa da quella della maternità, perché se dovessimo pagare un importo fisso, tanto per il primo figlio, tanto per il secondo, e così via non potremmo permetterci abbastanza da attirare le donne migliori. Queste difficoltà penso che significherebbe che un tale sistema non potrebbe essere adottato fino a quando non avessimo raggiunto un grado molto maggiore di uguaglianza economica.

Ma se le difficoltà finanziarie potrebbero essere eliminate, come situazione mi sembra che potrebbe anche essere più attrattiva per le donne rispetto quella attuale; potrebbe dare loro più autonomia nei loro rapporti con gli uomini. Con il matrimonio una donna perde gran parte della sua indipendenza; tra le classi inferiori, ad ogni modo; essa perde il vantaggio di avere il proprio denaro, una perdita che si suppone sufficiente a costringere molte donne sposate ad andare a lavorare al fine di ottenere denaro per le loro piccole spese. Se le donne fossero pagate per la situazione di avere dei figli, e per il governo della casa, e così via dall’uomo con cui vivono esse sarebbero in una posizione di molto maggiore indipendenza.

Il pericolo che le donne vorrebbero avere troppi bambini per ottenere il denaro per loro potrebbe, credo, essere evitato riducendo enormemente il pagamento per tutti i bambini dopo alcuni primi.

In conclusione, vorrei sollevare piuttosto una questione diversa  se abbiamo deciso che il codice morale tradizionale è a vantaggio della società, che in una situazione in cui sia scomparso sarebbe peggiore di quello attuale, dovrebbe quindi essere confermato o preso in considerazione un altro perché giustificato dal rifiuto di sacrificarsi per il bene generale e rompere il codice morale?

Penso che con riguardo a questo che dobbiamo considerare che se un codice morale, per essere efficace deve essere semplice, se un’azione è generalmente sbagliata, ma a volte innocua e non vi è alcuna differenza evidente tra i due casi e vorremmo che ci fosse un sentimento morale su di essa, deve prendere la forma di un’azione sempre sbagliata. E’ per questo motivo che rigorosi moralisti sessuali sono così maldisposti a tollerare violazioni apparentemente innocue delle loro regole e in questo penso che siano ragionevoli. Anche in questo caso assomigliano ai sindacati che fanno rispettare ai loro membri le norme generali alle quali non sono disposti ad ammettere eccezioni che ancorché innocue di per sé potrebbero diventare pericolosi precedenti.

Questo è il testo in lingua originale:

SEX FROM THE POINT OF VIEW OF SOCIETY

18 Nov. 1924

I want to-night to introduce what seems to me the natural sequel to last Saturday’s discussion, to discuss sex from the point of view not of the individual but of society; to consider not what people desire or need but what institutions and moral ideas will best enable them to realise their ideas.

It seems to-day as if the old ideas were collapsing as the religion from which they derive is giving way to vaguer religions, more dissociated from conduct and less definite about morality, and I think we ought to consider whether this movement is a good one, and if so, what, if anything, we should attempt to substitute for the old morality.

The institution of marriage with its concomitant morality is defended, I suppose, mainly by urging the interests of women and children, and it is regarded as securing to the majority of women maintenance for themselves and their children, in as much as for a respectable woman to give herself to a man without exacting these terms is held to be wicked and so made almost impossible.

This institution resembles in some ways trade union action; except prostitutes are exempted from the union regulations because they supply an inferior article and are not regarded as serious competitors.

Like other forms of trade unionisms the marriage system obviously secures better terms for women than they would obtain under free competition, but at the cost of a serious amount of unemployment because marriage is made expensive to the man.

Yet on the whole I think that the institution of marriage is a great benefit to the female sex especially if we suppose, as seems reasonable, that apart from it the care and maintenance of children would fall on their mothers. And so I do not think it is satisfactory to acquiesce in or promote a collapse of the moral ideas on which this institution is based without carefully considering what sort of a social system can be put in its place.

The best approach to this problem seems to me to be to consider the question of children; who is to be responsible for them and who to pay for their upbringing, and what kind of control society can exercise over who has children and how many they have.

There seems to be a growing movement for shifting the burden of supporting children from their parents to the state. The state already provides schooling, doctoring and sometimes meals, and there is a considerable agitation for the adjustment of wages to family needs, and this has I believe begun to be practised in some parts of the world, though not in this country. The arguments for such a proposal are of two main kinds; first that if children are born they must be adequately supported and not made to suffer for their parents’ fault in producing them; secondly that it is so expensive to have a family that many people who ought to have children, because their children would probably be intelligent healthy and well brought up, cannot afford to do so. Against it there are also two main arguments; first that with the birth rate as high as it is it would be wrong to offer financial inducements which might raise it still higher; and secondly that it is unjust that those persons who do not have the pleasure of having children themselves should be forced to contribute to the maintenance of other people’s children.

The argument against state maintenance of children which is drawn from the danger of an excessive population seems to me to be of only temporary application. When knowledge of contraceptive methods is sufficiently spread, as I think it will be, probably more from humanitarian than economic reasons, it seems very unlikely that enough people will have large families to cause any dangerous increase in population.

If now we try to imagine a state in which people are no longer under the influence of present day moral ideas, I think we shall find the chief difficulty to be the maintenance of women and children; and I cannot see any method of avoiding the view that if such a state wanted children to be reproduced it would have to undertake their maintenance. 10

10 The following remarks appear on the opposite side of the sheet:  I am supposing that either marriage has disappeared altogether, or that with the cessation of moral feeling against it there is much more sexual intercourse outside marriage, or at least that this takes place more openly and more real, if not nominal divorce…

Control over child bearing by the state must I suppose be largely negative and consist in sterilising lunatics and women who have had enough children already.

Still I think there may be some reasonable apprehension about the position of women in such a state; it may be feared that if moral feelings about monogamy decayed, if marriage were not regarded as a long arrangement inevitably many men would get tired of their wives and leave them lonely and poor in favour of someone younger and more attractive.

But the question is full of difficulties; the amount a woman is to be paid to bear and rear a child must, it would seem, depend on her social standing or perhaps on the amount she could have earned by adopting some profession other than that of motherhood, for if we were to pay a flat rate, so much for the first child, so much for the second, and so on we could not afford enough to attract the best kind of woman. These difficulties would I think mean that such a system could hardly be adopted until we have reached a much greater degree of economic equality.

But if financial difficulties could be eliminated such a state, it seems to me, might well be more attractive to women than the present one; it would give them much more independence in their relations with men. By marriage a woman loses much of her independence; among the lower classes, anyhow; she looses the advantage of having her own money, a loss which is supposed sufficient to make many married women go out to work in order to obtain pocket money of their own. If women were paid by the state for having children, and for housekeeping and so on by the man they lived with they would be in a much more independent position.

The danger that women would have too many children to get the money for them could, I think, be averted by reducing enormously the payment for any children after the first few.

In conclusion I want to raise rather a different question; if we decided that the traditional moral code is for the advantage of society, that a state in which it had disappeared would be worse than the present, should we then be justified or regard others as justified in refusing to sacrifice themselves for the general good and breaking the moral code?

I think with regard to this that we must consider that if a moral code is to be effective it must be simple, if an action is generally wrong but sometimes harmless and there is no obvious distinction between the two cases and we wish there to be a moral sentiment about it, it must take the form that the action is always wrong. It is for this reason that strict sexual moralists are so unwilling to condone apparently harmless infringements of their rules and in this I think they are reasonable. Here again they resemble trade unions who enforce on their members general rules to which they are unwilling to admit exceptions which though harmless in themselves may become dangerous precedents.

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Una Risposta to “SEX FROM THE POINT OF VIEW OF SOCIETY”

  1. alepeluso 22 dicembre 2013 a 15:52 #

    L’ha ribloggato su alessandrapeluso.

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