REMARKS ON MOORE’S PAPER

8 Set

stanleyUn appunto di Frank Ramsey riguardante alcuni punti sulla teoria della conoscenza di Moore su cui era in parte in disaccordo. Si tratta di un testo ricavato dal libro della prof.ssa Maria Carla Galavotti  Notes on philosophy, probability and mathematics  ed. Bibliopolis.

Al termine viene riportato il testo in lingua originale.

Si tratta di un testo non facilmente comprensibile senza il riferimento all’articolo di Moore sotto indicato.

Questo è il testo tradotto:

CONSIDERAZIONI SULL’ARTICOLO DI MOORE1

1 Il documento di cui al presente così come nel seguente appunto è il contributo di Moore al simposio «Facts and Propositions» tra cui anche l’articolo di Ramsey riguardante lo stesso titolo, in Aristotelian Society Supplementary Volume VII, 1927, pp 153 – 206 l’articolo di Ramsey è ristampato in pp. FM 138-155 F, pp 40-57 e pp, pp 34-52 L’articolo di Moore è ristampato in Philosophical Papers, London Allen & Unwin, 1959 pp 60-88.

Mi riferisco ai fatti della sua 2a classe come li chiama lui.

(Ho istintivamente lasciato fuori l’incredulità, come egli sottolinea. Io utilizzo la relazione in modo impreciso per includere quelle generali come per esempio un prototipo. Nel suo punto di vista che lo stesso evento possa essere insieme un giudizio che p e che q, un evento unicamente significa elemento di datazione).

II. Egli critica la mia distinzione tra fattori mentali e oggettivi, per ragioni che io condivido.

Non avevo intenzione di negare che lo stesso fattore potrebbe esserci per entrambi

il tempo può anche esserci per entrambi.

III. Fa varie distinzioni derivanti dalla possibilità di fattori nei fattori. Supponiamo di sostituire i relata per “fattori” = nella sua terminologia fattori tali che il fatto consiste nella considerazione di una qualche relazione o le relazioni tra questi.

Questo deve, penso, essere l’oggetto primitivo, subfattori o derivati superfattori?

IV. Sono d’accordo con il suo argomento più semplice contro i suoi fatti di 2a classe che consiste sempre nella considerazione di una di due relazioni tra un fattore mentale e un dato di fatto. La mia tesi invece intendeva stabilire l’ulteriore affermazione che i fatti di 2a classe mai consistevano nel considerare una relazione tra un fattore mentale e un dato di fatto, per esempio nel caso del conoscere o percepire.

Schermata 2013-09-08 alle 22.00.35

La mia concezione: la conoscenza di un tipo di convinzione che è

(1) vera

(2) non un colpo di fortuna

Altro concetto: la conoscenza di una cosa intrinsecamente diversa la cui struttura garantisce la sua verità.

VI. Ho sostenuto che non potevamo ritenere che ci sia una relazione di questo tipo tra fattore mentale e un dato di fatto. “Lui sa aRb” deve significare lo stesso se aRb o non ∴ aRb non un nome.

Questo Moore non lo contesta.

Se poi ciò che sa è di essere un fatto “Conosce aRb” deve essere

(∃ F) egli conosce F ⋄ φ (F, a, R, b), vale a dire il fatto che aRb deve essere una descrizione. Moore dubita della necessità, ma non suggerisce nessuna alternativa definita.

VII. Ma perché non dovrebbe essere una descrizione? Io di certo non detti alcuna ragione tranne che uno potrebbe pensarlo come risultato di una confusione. Ma Moore che non fa confusione ancora lo considera come una descrizione.

Egli mostra che seguirebbe dal mio principio che non esistono due fatti equivalenti, ma mi sembra chiaro anche a parte questo.

aRb non come una descrizione ma un’analisi.

Un fatto non può essere nominato

Perché dovremmo supporre a qualsiasi proposizione aRb

∃ proposizione equivalente (∃ F) ⋄ (F, a, R, b)

è un fatto che aRb

è il caso che …….. ecc.

“Fatto” è utile perché un fatto variabile è un’utile abbreviazione.

Obiezione: Filosofia = analisi dei fatti = proposizioni F è così e così. Ma i tipi ci costringono a sostenere che la filosofia è un nonsenso.

VII. Verità.

Qual è la corrispondenza tra

Schermata 2013-09-08 alle 22.05.53

La difficoltà solo nel io credo aRb.

L’identità può sempre essere eliminata e così avviene per qualsiasi altra relazione formale.

Dico Io credo veramente che aRb = credo aRbaRb di cui non abbiamo altro modo di dirlo con la lingua inglese.

Moore dice che comporta una corrispondenza che non può essere solo visualizzata ma accennata

(∃ F) credo aRb corrisponde a F

ovvero (∃ x, ρ, y) credo aRb x = a ⋄ ρ = R ⋄ y = bx ρ y.

Non realmente relazioni formali completa identità, le descrizioni.

Suo padre è identico a me = (∃ x) x generò me e x causò esso.

Idem per costituente e tutti gli altri.

8 . Avevo intenzione di limitarmi alle affermazioni

espresso da una parola errata

espresso a parole

= i cui fattori mentali sono parole .

9 . Moore dice che le parole possono essere semplicemente un accompagnamento non se si prende il punto di vista  fenomenista della mente

comunque in logica non si può andare oltre le parole.

I dati sensoriali non hanno bisogno di nomi che non siano gli stessi propri.

Dice Moore le parole non devono avere altro che i loro significati, ma io le devo capire; cioè le uso con quel significato.

10. Moore pensa che io intendo analizzare i fatti negativi in termini di aspettative deluse

no non è così

” Non ” non può essere ottenuto al di là di non –aRb una struttura che dobbiamo accettare

ma “io credo che non ” che cosa è?

la struttura di p non persiste nel “credo p” .

ad esempio credo che non -p ≠ io non credo p

Credo p o q ≠ credo p o credo q.

Per far fronte di questo che non viene considerato come un oggetto.

11 . Proposizioni generali ed esistenza.

Schermata 2013-09-08 alle 22.07.15

Non puoi porre la proposizione  φ a  se non era nel tuo mondo .

Se stiamo parlando di un universo limitato in cui a non è incluso “a” sarebbe senza senso.

La limitazione è essenzialmente una sola nelle proposizioni generali che tutto significa tutto nell’universo.

La logica è la prima del come non prima del cosa 10.

10 Cfr. L. Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, cit ., 5.552 .

Le proposizioni della logica hanno rilevanza esistenziale ovvero ⊃

( ∃ x ) φ x V φ ~ x.

12 . Il principio generale che la logica deve essere intelligibile non una raccolta di fatti

φ a ∴ ( x ) . ~ Φ x deve essere letteralmente autocontraddittorio. Dal loro punto di vista incomprensibile.

(in ogni caso a esiste : φ a: ( x ) . ~ φ x è impossibile perché?)

13 . Lo speciale principio che stabilisce la maggior parte delle questioni che abbiamo discusso: proposizioni non equivalenti, ma diverse. Diverse espressioni verbali con lo stesso senso pq = qp.

La logica si occupa di equivalenze di espressioni diverse, non di affermare fatti. Se è un’equivalenza ciò che noi conosciamo, che ragione abbiamo di immaginare qualsiasi ulteriore identità?

Nella traduzione come potremmo decidere quale è il significato di che cosa?

Questo è il testo originale:

REMARKS ON MOORE’S PAPER1

1 The paper referred to in this as well as in the following document is Moore’s contribution to the Symposium «Facts and Propositions» including also Ramsey’s paper bearing the same title, in Aristotelian Society Supplementary Volume VII, 1927 pp. 153- 206 Ramsey’s paper is reprinted in FM pp. 138- 155 F, pp. 40- 57 and PP, pp. 34- 52 Moore’s paper is reprinted in Philosophical Papers, London Allen and Unwin, 1959 pp 60- 88.

I. I mean facts of his 2nd class as he says.

(I carelessly left out disbelief as he points out. I use relation loosely to include general ones e.g. ancestor. In his point that same event may be both a judgment that p and that q, event only means dating factor).

II. He criticises my distinction into mental and objective factors for reasons which I agree with.

I did not mean to deny that the same factor could be both

the time can also be both.

III. He makes various distinctions arising from the possibility of factors within factors. Suppose we substitute relata for “factors” = in his terminology factors such that the fact consists in the holding of some relation or relations between them.

This must I think be the primitive thing, subfactors or superfactors derivative?

IV. I agree with his simpler argument against his facts of 2nd class consisting always in the holding of one of two relations between a mental factor and a fact. My argument however was intended to establish the further proposition that his facts of 2nd class never consisted in the holding of relation between a mental factor and a fact e.g. in the case of knowing or perceiving.

Schermata 2013-09-08 alle 22.08.11

My conception: knowledge a kind of belief which is

(1) true

(2) not a fluke.

Other conception:  knowledge an intrinsically different thing whose structure guarantees its truth.

VI. I argued that we could not hold there to be a relation of this sort between mental factor and a fact. “He knows aRb” must mean the same whether aRb or not ∴ aRb not a name.

This Moore does not dispute.

If then what he knows is to be a fact “He knows aRb “ must be

(∃ F) He knows F ⋄ φ (F, a, R, b) i.e. the fact that aRb must be a description. Moore doubts the necessity, but suggests no definite alternative.

VII. But why should it not be a description? I certainly gave no reason except that it would be thought one as a result of a confusion But Moore who doesn’t make that confusion still regards it as a description.

He shows that it would follow from my principle of no two equivalent facts but it seems to me clear even apart from this.

aRb not like a description but an analysis.

Fact cannot be named

Why should we suppose to any proposition aRb

∃ equivalent proposition (∃ F) ⋄ (F, a, R, b)

it is a fact that aRb

it is the case that …….. etc.

Fact useful because variable fact is useful abbreviation.

Objection: Philosophy = analysis of Facts = propositions F is so and so. But types force us to hold philosophy a nonsense.

VII. Truth.

What is the correspondence between

Schermata 2013-09-08 alle 22.10.33

Difficulty only in I believe aRb.

Identity can always be eliminated and so can any other formal relation.

I say I believe truly that aRb = I believe aRb aRb which we have no other way of saying in English.

Moore says it involves correspondence which must be not merely shown but mentioned

(∃ F) I believe aRb corresponds to F

i.e.  (∃ x,ρ,y) I believe aRb x = a ⋄ ρ = R ⋄ y = b ⋄ x ρ y.

Not really formal relations complete identity, descriptions.

His father is identical with mine = (∃ x) x begat me and x begat him.

Ditto constituent of and all others.

8. I meant to confine myself to assertions

expressed a bad word

expressed in words

= whose mental factors are words.

9. Moore says words may be merely an accompaniment not if you take phenomenalist view of mind

anyhow in logic you can’t get beyond words.

Sense data need not have names may be their own.

Words says Moore must not merely have their 8 meanings but I must understand them; i.e. use them with that meaning.

8 In the text: there.

10. Moore thinks I mean to analyse negative facts in terms of disappointed expectations

no I do not

“not” can’t be got beyond not- aRb a structure we must accept

but “I believe that not” is what?

the structure of p does not persist in “I believe p”.

e.g. I believe not-p ≠ I not believe p

I believe p or q ≠ I believe p or I believe q.

To deal with this that not is regarded as an object.

11.

  • General propositions and existence.

Schermata 2013-09-08 alle 22.12.41

You could not make the proposition φ a if a were not in your world.

If we are talking about a limited universe in which a is not included “a” would be meaningless.

The limitation is essentially one on general propositions all to mean all in universe.

Logic is  before the how not before the what 10

10 See L. Wittgenstein Tractatus Logico-philosophicus, cit., 5.552.

Propositions of logic have existential import i.e. ⊃

(∃ x) φ x V φ ∼ x

12. General principle that logic must be intelligible not a collection of facts

φ a  ∴  (x). ∼ φ x must be selfcontradictory literally. On their view unintelligible.

(anyway a exists:  φ a : (x).  ∼ φ x is impossible

why?)

13. Special principle which settles most of the questions we have been discussing :  not equivalent but different propositions. Different verbal expressions with same sense p ⋄ q = q ⋄ p.

Logic concerned with equivalences of different expressions, not with stating facts. Is not equivalence what we know, what reason have we to suppose any further identity ?

In translation how could we settle which was meaning of which?

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