G. E. MOORE, THE DIFFERENCE BETWEEN MY KNOWLEDGE OF MYSELF AND OF OTHER PEOPLE

25 Ago

foto0004Propongo la traduzione di un complesso appunto di Frank Plumpton Ramsey riguardante la critica ad alcuni punti di vista di importanti pensatori espressi in alcune sedute dell’Aristotelian Society. L’appunto è stato pubblicato in lingua originale dalla prof.ssa Maria Carla Galavotti in Notes on Philosophy, Probability and Mathematics  ed. Bibliopolis.

Al termine riporto il testo in inglese.

Questa è la traduzione:

G.E. MOORE, LA DIFFERENZA TRA LA MIA CONOSCENZA E QUELLA DI ALTRE PERSONE

Domanda su A

In rapporto a cosa il modo in cui conosco i fatti psicologici su me stesso differisce dal modo più diretto di conoscere i fatti psicologici su altre persone?

ad esempio qual è la differenza tra i significati di “osservare” in “Osservo che sono arrabbiato”, “Io osservo che lui è arrabbiato”.

Osservazione. Il senso di osservare in cui osservo fatti psicologici su di me non sembra differire da quello in cui osservo i fatti fisici; chiamerò questo senso O1.

Può A rispondere dicendo che non c’è differenza? Questo è dai Beaviouristi che hanno due argomenti

(1) il fatto che lui è arrabbiato è identico a un fatto fisico del suo corpo che Io O1.

Ma questo non è il caso.

Nota sulla teoria di Russell del Desiderio.

“Egli desidera A”, dice Russell, significa “il suo corpo sta attraversando un ciclo di comportamento che tende a produrre A” Questo tipo di desiderio può esistere, ma non è psicologico; C’è sicuramente un altro senso del desiderio in cui posso conoscere introspettivamente che io desidero senza conoscere alcunché di un ciclo di comportamento.

Forse i desideri di cui gli psicologi dicono che noi abbiamo, ma non ne siamo consapevoli, sono del tipo non-psicologico.

  1. Dicono che ci sono solo due modi di conoscere i fatti, osservazione e inferenza.

(∴ poiché queste non sono inferenze queste devono essere la stessa cosa).

Russell dice spesso così. Ma questo è sbagliato: c’è almeno un altro tipo di conoscenza, la memoria, ed entrambe le cose osservazione e inferenza possono essere ambigue.

Quindi consideriamo la risposta ad A, che so che lui è arrabbiato per inferenza, ad esempio, “Interpretando i segnali esterni in analogia con la mia esperienza” (Stout).

Questa risposta implica un presupposto che è innegabilmente vero; e cioè che la mia conoscenza che lui è arrabbiato è basata sulla mia percezione visiva del suo corpo.

Che cosa significa “in base a” qui? Possiamo solo dire che non significa semplicemente “causato da”. Questo si vede chiaramente considerando la differenza tra il caso considerato e quando sento un rumore mi fa alzare lo sguardo e vedere che lui è arrabbiato. La mia conoscenza che lui è arrabbiato è causato dal mio sentire il rumore, ma si basa sul mio vedere il suo corpo.

(Si Suggerisce l’analisi su si basa.

(1) L’ idea di A basata sull’idea B, quando l’idea B non solo provoca l’idea A, ma provoca anche di essere la causa della sua conoscenza.

Da rifiutare nel caso in cui A è falsa.

(2) Credere q in base alla convinzione p, quando p non solo dirige l’attenzione a q, ma fa che venga creduto invece che venga creduto Schermata 2013-08-23 alle 22.32.01   ).

Non è soddisfacente.

Se è per deduzione che io so che “egli è arrabbiato” o “sente un rumore” si sostiene che essa deve essere inferenza induttiva; nel qual caso si ottiene un conflitto tra l’apparente certezza che una tale convinzione come “egli sente un rumore “può avere, e l’opinione comune che nessuna inferenza induttiva può essere certa.

Ma i motivi di questo ultimo parere sono spesso sovrastimati. Si è messo in evidenza da Cartesio e Russell che perché a volte sbagliamo, in nessun caso possiamo conoscere con certezza. Ma questo argomento è debole poiché come allora si può sapere con certezza che a volte si sbaglia? (Tranne nel raro caso di incompatibilità di 2 convinzioni). Russell usa nei Problems of Philosophy la premessa che non vi è alcun dubbio che alcune delle nostre convinzioni sono errate per dedurre che tutta la nostra conoscenza è infette dal dubbio!

E molte inferenze induttive sembrano certe.

Ma ci sono altre obiezioni, che questo della certezza, dal punto di vista che io conosca “è arrabbiato” per inferenza induttiva. Su di essa sussiste una delle premesse che devono esistere delle osservazioni sul mio passato.

Queste non sono certamente ora davanti alla mia mente, quindi non sto argomentando dall’una all’altra.

Ma si può constatare che da queste osservazioni precedenti io ho fatto una generalizzazione, che ora ricordo, (nel senso in cui mi ricordo di un fatto riguardante Giulio Cesare).

Comunque sia possiamo andare oltre e domandarsi se la mia conoscenza è anche causalmente dipendente da tali osservazioni passate. Infatti, se un bambino può vedere il sorriso di sua madre, e sapere che lei è felice, come forse può, noi difficilmente possiamo supporre che questo è causalmente dipendente da osservazioni passate di sé stesso sorridente quando è felice, perché potrebbe solo far rilevare come ci si sente a sorridere, e dovremmo attribuirlo ad una conoscenza istintiva di che tipo di aspetto visivo sarebbe correlato con la sensazione di sorridere. Perché il bambino non dovrebbe collegare istintivamente certe sensazioni con dati sensoriali visivi? Ma anche se la convinzione del bambino non dipende da osservazioni passate, allora è non è giustificato ∴ non è conoscenza ∴  non è quello di cui stiamo parlando. Poi dovreste sostenere che la giustificazione viene in un momento successivo, come Cartesio che ha pensato di credere  in modo  ingiustificato fino a che non aveva dimostrato l’esistenza di Dio.

Per riassumere questa discussione se so che egli è arrabbiato per inferenza induttiva; due domande sono dubbie

(1) Prima che io conosca un fatto psicologico di un’altra persona, devo in ogni caso conoscere un altro insieme di fatti riguardanti i rapporti del mio corpo e della mia mente, che con la mia attuale osservazione dell’altrui corpo costituiscono una buona prova induttiva per il fatto in esame?

(Nota con “buona prova induttiva” si intende come sarebbe in alcune circostanze giustificata la convinzione nella conclusione).

(2) Se tale conoscenza passata mi giustifica sempre nel credere la conclusione?

(Per esempio supponiamo nel caso l’abbia dimenticata).

Rimane dubbio che la mia sia una conoscenza che lui è arrabbiato, sebbene questo si potrebbe ricavare che ciò segue immediatamente dall’indubbio fatto che essa si basa sulla mia percezione del suo corpo.

Procediamo per indicare un’altra differenza tra la mia conoscenza di “Io sento un rumore” “Egli sente un rumore”. La mia conoscenza che io ho sentito un rumore è sempre basata sulla conoscenza in rapporto con alcune caratteristiche uditive assolutamente specifiche  che  io sento un dato sensoriale che a quanto pare le possiede; la mia conoscenza che tu senti un rumore non può basarsi su non so quale assolutamente specifica qualità del tuo dato sensoriale che appare che tu possiedi.

Possiamo osservare che, in generale,

La mia conoscenza diretta è più specifica che inferenziale.

La conoscenza inferenziale degli altri (o di un altro) è più specifica rispetto a quella più diretta. (Sia essa inferenziale o no).

Ma questa distinzione non serve a distinguere la conoscenza più diretta che ho degli altri dalla memoria di me stesso.

Questo conclude la discussione di A.

G. E. Moore, Eventi.

Criterion. Se questo esistesse ora, e esisteva prima, allora questo non può essere un evento.

Sono eventi tutti i dati sensoriali? E’ dogmatico dire così, ma te ne fornisce una visione più semplice.

Metodi di analisi “A è vicino a B ora”.

(1) Se A, B sono entrambi eventi ASC BSC ARB

dove C è un evento che definisce ora, R è vicina, S è simultanea

o, in particolare, dal momento che C può essere = A o B

ASB ⋄ ARB (o potremmo anche scrivere ASB).

(In questo caso ciò che intendiamo per “ora è vicino” è la stessa ogni volta che lo usiamo. Questa è l’ enigma di McTaggart 6 da cui mostra di dimostrare una contraddizione nel concetto di presente; dice, deve sempre essere o mai essere vero che “A è ora vicino a B”.

6 Cfr. McTaggart, «l’irrealtà del tempo», Mind 17 (1908), pp 453-474, ristampato in Philosophical Studies, London: Edward Arnold, 1934.

La soluzione è che sebbene

ASB ⋄ ARB sia vero atemporalmente, ed è esprimibile nell’unico modo in cui possiamo affermarlo con  “A è ora vicino a B”, questa non sarebbe un’espressione propria per esso in qualsiasi altra occasione, “adesso” viene utilizzato correttamente solo quando A, B sono simultanei con il nostro uso di “adesso”, anche se questo non fa parte di ciò che si intende. Proprio come quello che si esprime con “io vedo questo” non sarebbe una mia corretta espressione.

Dobbiamo distinguere quello che “ora” indica da quello che significa).

(2) Se A, B non sono eventi (ad esempio, dati sensoriali, se questi non sono eventi).

A è in C ⋄ B è in D ⋄ C è ora vicino a D

dove C, D sono eventi e C è ora è vicino a D deve essere analizzato come (1)

o per la C, D si può avere (∃ x, y) – x y – in questo caso l’analisi particolare  (1) è impossibile (sarebbe xSy, xRy “ora” non c’entrerebbero).

Ma se A, B sono dati sensoriali è esagerato affermare che esistono eventi come C, D.

(3) A, B non siano eventi. φ (A, B, C) dove C è un evento dire “A è vicino a B in C” (che comportano A è in C, B è in C)

(4) A, B siano eventi

C è in A, D è in B, C è ora vicina a D.

“Ora vicino” deve essere analizzata come (3).

(5) A, B non siano eventi. φ (A, B, C)

si può dire “A è vicino a B simultaneamente a C”.

Chiaramente non abbiamo bisogno di sostenere che qualcuno di questi metodi sia l’unico.

Così se adottiamo (4) dobbiamo adottare (3) o (5) non (2); se adottiamo (2) dobbiamo adottare (1), ma non (4).

“A è vicino a B in C” implica che C è tale che la sua esistenza comporta

A (è vicino a) B ((aggiunto: o meglio alcune assolute specie assolute di questo)) (in C, in qualche caso?)

? A  è                     un costituente di C

Schermata 2013-08-21 alle 11.42.05        in C                              si intende che A ha qualche proprietà in C.

Solo se è presente un unico evento in cui ARB possiamo parlare di ErReità di A in B come un (questo) evento o se non è unico, ma ce n’è almeno uno di tipo estensivo che lo sia.

G. E. Moore in Present Self

Per analizzare “Vedo questo ora” (questo sia un dato sensoriale).

Potrebbe essere ritenuto, in primo luogo, che questo sia non-relazionale, essendo semplicemente “questo esiste”. Questo sarebbe il punto di vista di di Russell in The Analysis of Mind 11, quando dice questo = il mio vedere questo

11 London: George Allen and Unwin, 1921.

Contro questo ci sono tre obiezioni

(1) si rende logicamente impossibile per 2 persone di vedere lo stesso oggetto sensoriale

  1. rende impossibile distinguere ciò che sembra avere una qualità da chi la possiede

(3) è impossibile che “io vedo questo” e “vedo quello” non possa comportare una relazione tra questo e quello, (videlicet) ossia che essi sono entrambi visti dalla stessa persona.

Successivamente, spesso esprimiamo “Percepisco questo” con “ho una percezione di questo”. In questo “una percezione di questo” è un simbolo incompleto? C’è un evento che è la mia percezione attuale di questo?

Non c’è ragione di pensarlo, quando ci rendiamo conto che questo deve essere un costituente di questo evento, che deve essere unico. Se questo dovesse essere messo in dubbio possiamo osservare che esso è sostenuto dal parere comune che ho una percezione distinta di ogni mio dato sensoriale.

L’opinione che “la mia percezione di questo” può essere correttamente utilizzata per un evento di cui questo non è un costituente nasce dalla confusione sul fatto che io conosco A per descrizione, A non è un costituente di mia conoscenza. Quindi dobbiamo distinguere la tesi che quello che vedo è il mio vedere quello, che è più improbabile, ancor più perché  è improbabile che sia il mio vedere questo del tutto fuori dall’immensa comunità

Act Theory

vale a dire che ciò che si vede è un evento mentale o una azione

(1) di cui questo non è un costituente

(2), che non è un mio dato sensoriale.

Un tale evento sarebbe propriamente chiamato “percepente questo”, ma non “la mia percezione di questo”.

Ma a favore di questa teoria non ci sono argomenti, ed è difficile identificare ogni azione.

(Alexius) Meinong attribuisce proprietà all’azione che è chiaramente incompatibile.

E’ un peccato che nella Analysis of Mind Russell sembra prendere questa come l’unica alternativa possibile al proprio punto di vista (o punti di vista?)

Un punto di vista usuale, che è certamente falso, è che io sono l’insieme dei miei stati (McTaggart, Laird), vale a dire quando faccio affermazioni su di me, io sto in realtà   facendo affermazioni su questo insieme. Ma questo insieme non viene dato estensivamente  ∴ solo in intensivamente  ∴ dobbiamo veramente parlare delle proprietà che lo definiscono, e quali potrebbero essere?

(Queste analisi sono tutte incomplete; noi usiamo io in una forma parzialmente connotativa  ovvero noi anche asseriamo che A è collegata con questo corpo e a qualcosa della mia storia passata.

Quale è quindi l’analisi di

“Percepisco B adesso”?

Possiamo dare ad esso la formula generale

APB in E (sia E un evento).

Eccezioni. Se A, B sono entrambi eventi, non vi è alcuna necessità di introdurre E. Questa è la teoria delle azioni a meno che A sia un mio attuale dato sensoriale. Lo stesso varrebbe anche se B non è un evento se sono a conoscenza di un evento di B1, che può essere sostituito in B nella formula di cui sopra, aggiungendo a questo “B è in B1”.

Nota se P è asimmetrico possiamo correttamente dire che “Io” è un nome per A, altrimenti dobbiamo considerarlo un simbolo incompleto.

Che cosa è A? (1) il Sé o (2) un Azione o (3) un dato sensoriale.

Se (3) può essere sia

3a. qualcuno dei miei attuali dati sensoriali, P essendo una relazione transitiva e simmetrica che li collega tutti e non quelli di altri

o 3b. qualche dato sensoriale  organico nella mia testa.

3a è il Monismo Neutrale, soprattutto se si suggerisce che P è simultaneità nel suo senso primitivo (quindi non E; A, B eventi).

Possiamo criticarlo osservando

(1) che si rende logicamente impossibile che due persone abbiano lo stesso dato sensoriale

(2) che l’io sembra coinvolgere la mia testa.

Per 3b l’unica obiezione che sembra esserci è  che, come questo dato sensoriale sussiste per me deve avere P in se stesso; P sarebbe quindi una relazione nonaliorelativa: ne esistono di tali relazioni?

Che cosa è P? E’ assolutamente specifico come Russell sembra sempre pensare della conoscenza dell’essere (ad esempio questa simultaneità) ((?))

Probabilmente no, piuttosto genericamente, come

APB in C = (∃ r) : φ (r) ⋄ ARB in C

= (∃ φ): R (A, φ, B) a C (forse)

che potremmo esprimere B sembra ad A di avere φ in C, per qualche φ o = (∃ φ, r): ψ (r) ⋄ (A, φ, B) in C (più in generale).

[Una variazione in r potrebbe dare variazione di attenzione]

Che cosa è E? se adottiamo un punto di vista per cui esiste dobbiamo supporlo unico e non dipendente da B, evitando così i problemi connessi con la dipendenza evidente della mia percezione della BRC dalle mie percezioni di B, C. Supponiamo che E sia la mia totale esperienza presente, in cui tutti i miei dati sensoriali sono i componenti, che non ha altri componenti.

[Perché allora la nostra analisi potrebbe non essere semplicemente “B è in E” (non molto plausibile) (Permanente auto difficoltà)].

tranne forse “io”, e altre cose che io conosco. E ≠ qualunque altro E

∴ B può essere = qualcun altro dato sensoriale di qualcun altro.

Certo, può essere non APB in E ma APB simultaneamente con E, entrambi sono proprio φ (A, P, B, E), ma l’ultimo non potrebbe venire preso per implicare A, B costituenti di E.

Definizione Per “soggetto” in futuro si intenderà A.

G. E. Moore sull’Identità della persona

È “Io ho visto” il passato di “Io vedo”, cioè è il soggetto nei due casi lo stesso (? ))

cioè se “Io vedo questo” è “AP questo adesso”, è “Io ho visto questo”

(1) Se AP è allora questo

o (2) (∃ x). xRA ⋄ xP è quindi questo.

Chiaramente non possiamo avere (1) se A è sia un evento o un dato sensoriale, e la difficoltà di trovare qualsiasi altra cosa di essere per questo ​ha portato la (2) ad essere generalmente accettata.

Se adottiamo (2) possiamo supporre R definibile in termini di relazioni che conosciamo e che hanno nomi, o non possiamo.

Considereremo ora varie definizioni di R che sono state suggerite, sottolineando in primo luogo che, poiché stiamo analizzando l’identità personaIe qualsiasi definizione di R logicamente deve intercorrere tra ogni due soggetti di me e non tra due soggetti di diverse persone.

(1) È stato proposto di definire R in termini di memoria e di continuità (Russell, James)

cioè posto AMA ‘= A ricorda qualche dato sensoriale A’ percepisce o ricorda A ‘.

ACA’= A percepisce qualche dato sensoriale A’ .

Allora R = (M V M.V. C V C)

Questa opinione è smentita se si considera un sogno di cui non mi ricordo e che non io ho mai ricordato.

Questo non poteva, come punto di vista, essere il mio punto di vista

(2) James ha detto che la ricerca doveva essere definita in termini di somiglianza e di continuità, come lui pensava che l’identità fisica doveva essere definita.

Per la continuità abbiamo fatto le considerazioni. (ACA’= A percepisce qualche che A’ fa).

Che tipo di significato attribuisce alla somiglianza?  Cosa egli cerca di indicare con” Calore e Intimità ”

Egli confonde (a) le mie esperienze passate vengono sentite ora con calore e intimità; che è davvero solo il cercare di analizzare la relazione della memoria tra esse e il mio presente (questo è già stato affrontato)

(b) le mie esperienze passate assomigliano alle mie esperienze presenti presenti in un certo modo definito.

Per quanto riguarda (b) non possiamo pretendere di essere a conoscenza di qualche somiglianza precisa tra le mie esperienze attuali e quelle che avevo da bambino, non intercorrendo tra le mie esperienze e quelle di qualcun altro. Ma, James potrebbe dire,  che ci potrebbe essere una qualche catena di tali somiglianze che risale all’infanzia. Rispondo che cosa si intende per “una qualche”? siete a conoscenza di una sorta di somiglianza, nonché una somiglianza specifica, del tipo adatto? o avete semplicemente inteso “una qualche”, come mai intercorrente tra le mie esperienze e quelle di chiunque altro? Se è così la tua definizione è circolare.

(3) Russell ha suggerito che R è “prima” nel suo senso più primitivo.

Egli pensa che in questo senso nessun dato sensoriale di me può mai essere prima di uno di voi; che dovrebbe significarmi che se io dico che esiste una certa relazione T con uno di voi che era prima di una data relazione; in cui T è ciò che dovremmo esprimere ordinariamente con “essere lo stesso evento fisico”. Ma è possibile che T richieda per la sua definizione una comparazione temporale tra dati sensoriali di diverse persone.

[Nota sul tempo locale altrettanto si può dire

A è vicino a B ora, A non è vicino a B allora

Possiamo dire? A è dopo B qui, A non è B lì?

Cosa potrebbe essere qui e lì]

(4) È stato suggerito che R deve essere definito in termini di corpo.

cioè significa che  la relazione tra il soggetto A e il mio corpo è espressa dicendo il corpo è il mio corpo, e l’identità quella del corpo.

Obiezioni: (1) questo rende la sopravvivenza dalla morte autocontraddittoria

(2) è evidentemente sbagliato.

Restano le possibilità che R sia indefinibile, e che A sia un particolare continuato.

Non vi è dubbio che, se R esiste sia “empiricamente verificabile”, posso verificare oggetti su me stesso nel passato. La gente solo tenta di definire R perché ha uno sciocco pregiudizio a favore di un piccolo numero di principi fondamentali.

Ma il punto di vista che A sia un particolare continuato è abbastanza plausibile; se non riusciamo a “trovare” A, neppure noi possiamo trovare R. E’ possibile che noi conosciamo A in un modo diverso da quello in cui noi conosciamo i dati sensoriali. Questi ultimi ci sono tutti forniti come aventi alcune qualità specifiche, A non ci può essere dato come avente qualità, ma come avente predicati psicologici come essere cosciente o avere piacere o vedere questo.

G. E. Moore affermazioni varie

(1) Qual è la differenza tra ciò che si sa e quello tu sai e quello che io so quando io so di aver visto questo dado?

Si può dire che conosciamo fatti diversi nello stesso senso di sapere, o che sappiamo che lo stesso fatto in diversi significati di sapere, per te sapere ciò per descrizione di un fatto come tu solo conosci la mia soggettività per descrizione.

  1. Nella memoria io conosco i fatti psicologici su me stesso nel passato nello stesso senso in cui io, o tu li conosci su di me al presente?

Dipende se io conosco la mia soggettività nel passato e il dato sensoriale; se, come è probabile, io non conosco con nessuno dei due, quindi la mia autoconoscenza del passato  non differisce in questo modo dalla mia conoscenza di te.

  1. Ma la mia conoscenza di me stesso nel passato potrebbe essere per memoria o per inferenza. La memoria è probabilmente qualcosa di positivo; noi non scopriamo che noi conosciamo una cosa attraverso la memoria osservando che non l’abbiamo dedotta. La memoria può essere una relazione distinta tra me e un fatto passato, che poi mi fa conoscere il mio passato in un senso diverso da quello in cui io ho conoscenza su di te.

(4) In che senso le nostre proprie esperienze sono la nostra unica chiave per quelle degli altri?

Noi non possiamo essere a conoscenza di un semplice generico universale senza una precedente conoscenza di uno delle sue specie. Quindi fino a quando non abbiamo  effettuato un’autoanalisi non possiamo inquadrare un’ipotesi circa la mente di chiunque altro.

Un cieco nato non può conoscere il giallo, ma lui può conoscere delle cose su di esso; egli non sa cosa è il vedere perché lui non sa cosa è ciò che si vede come colorato.

Stout dice: “Per sapere cosa è il vedere, in modo da poter dare un giudizio come “egli vede” abbiamo bisogno solo di aver visto, non conoscere che noi abbiamo visto”.

Perché “per giudicare ‘ che questo è giallo’ è necessario soltanto di aver visto un giallo, non avere conoscenza del giallo “?

La valutazione di Alexander su “piacere” commette lo stesso errore.

G. E. Moore Conoscenza, Sentimento e Conazione

Che cosa si intende quando Ii si afferma che queste tre sono le funzioni mentali fondamentali? (Z)

Se dico “Io sono φ adesso” sto davvero affermando una proprietà di quello che abbiamo chiamato il soggetto (A). Possiamo dire che questa proprietà corrisponde a “φ”; in futuro ometteremo “corrisponde a” per brevità parlando di φ, quando si intende la proprietà che corrisponde ad esso.

Definiamo: Un predicato psicologico è una specie di “è consapevole al tempo t“.

(Z), allora significa che

“c’è una conazione ora,”conosce adesso “,” ha la sensazione adesso ”

(1) sono predicati psicologici che non sono specie di ogni altri predicati psicologici

cioè sono la summa genera di “egli è cosciente ora”

  1. non sono analizzabili nei termini di qualsiasi altro predicato psicologico (adottando la convenzione che “egli sta vedendo un albero” è analizzabile in termini di “egli sta vedendo” (specie in termini di genere), ma φ o ψ in termini di φ, ψ (genere in termini di specie)).
  2. E se da un analogo punto di vista tale per cui fa

x è colorato = (∃ φ); f (φ  Schermata 2013-08-22 alle 18.42.59    ) ⋄ φ   Schermata 2013-08-22 alle 18.42.59

diciamo che x è conazione, conoscenza o sensazione ora che è

(∃ Φ): f (φ  Schermata 2013-08-22 alle 18.42.59   ) φ x

o (∃ R, y): f (R) xRy

f è completamente non analizzabile.

Abbiamo messo tutto questo in termini di predicati psicologici invece che di eventi mentali (cognizioni, ecc.) per evitare il problema circa l’esistenza di tali eventi.

La domanda di Russell “il piacere è una caratteristica? “è stupida”, “è felice” è una caratteristica, ” piacere “un simbolo incompleto.

Ward dice che “x è una conazione adesso” significa

x è la conoscenza di un qualche dato sensoriale, in conseguenza del quale egli ha la sensazione, in conseguenza per cui egli ha la cognizione di una qualche idea di un possibile movimento, in conseguenza di cui egli ha la cognizione di sensazioni relative a tale movimento”.

Che cosa è un esperienza?

Realmente ce ne sono su un certo punto di vista come per per una certa visione per l’analisi di “Io sono cosciente ora” vale a dire che si tratta di “C’è un evento che è mio, avviene ora ed ha φ”.

φ x = x è un’esperienza?

Possiamo dire che “l’esperienza” è il nome legato a “è consapevole”, come “cognizione” è legato a quello di “ha conoscenza”.

G. E. Moore sulla Analisi della Cognizione

“Ha cognizione ora”

Alcuni sostengono che tutte le specie di “ha cognizione ora” sono analizzabili in termini di “ha cognizione ora”, che differiscono solo negli oggetti conosciuti e nelle sensazioni che si accompagnano.

Così Ward e i nuovi realisti sostengono che esiste una sola relazione cognitiva; Ward identifica questo con il contrario della presentazione = più o meno presenti al seguito.

Questo punto di vista, come vedremo è probabilmente falso.

Russell sembra dire che

x è a conoscenza di y = x ha qualche relazione conoscitiva diretta con y e possiamo più o meno spiegare cosa intende per “diretta” dicendo

“Una relazione cognitiva duale è una relazione non analizzabile in termini di qualsiasi altra relazione cognitiva duale”.

Ma questo non potrebbe determinare come se, ad esempio, la relazione fosse duale  e potrebbe essere analizzabile in termini di una relazione multipla che a sua volta potrebbe essere analizzabile in termini di una relazione multipla che potrebbe a sua volta essere analizzabile in termini di un’altra relazione duale ( x (crede φ di ) A

x crede φ di A            x crede φ A)

∴ diciamo “Una relazione duale cognitiva diretta è una relazione non analizzabile nei termini di relazione duale cognitiva ed un’altra relazione”.

Johnson dà diverse definizioni di queste.

Egli distingue tra caratterizzazione non deduttive e deduttive e apparentemente considera “dato”, come equivalente a “in grado di essere caratterizzato come non deduttivo”. Ma egli dice che “dato” significa “presente prima di qualsiasi processo deduttivo”.

Questo lo possiamo migliorare come segue “x è dato ora” = “x si presentata oggi ed è / era presente prima di qualsiasi processo deduttivo in relazione ad x” –

Lui pensa che io possa essere a conoscenza, nel senso di Russell, di un vostro dato sensoriale e cerca di spiegare la differenza tra la mia conoscenza di un mio dato sensoriale e quello di voialtri, che determinò il modo di pensare di Russell che io conoscerei l’uno ma non l’altro , dicendo che l’uno è “dato” e l’altro no. Ma con la sua definizione di “dato” questo è chiaramente insoddisfacente.

L’analisi della percezione

Abbiamo bisogno di non prendere in considerazione la percezione di oggetti materiali come se questa fosse riconducibile ad un dato sensoriale. L’obiezione che ci si possa occupare dell’oggetto materiale, senza occuparsi del dato sensoriale non è sostenibile in quanto significa semplicemente che ci occupiamo  di certe caratteristiche di qualità del dato sensoriale ma non di altre.

Per quanto riguarda l’opinione comune che la percezione implica un giudizio, possiamo osservare che se coinvolge qualsiasi altro rapporto conoscitivo questa probabilmente è la conoscenza.

Johnson dice che ciò che è dato non è mai un oggetto vuoto, ma sempre una unione di un oggetto e di un carattere; noi adottiamo questa opinione e l’interpretiamo in modo preciso nel modo seguente

La percezione è analizzabile in termini di una triplice relazione, che non è analizzabile in termini di qualsiasi altra relazione cognitiva

Quindi φ (A, B, ψ) = B sembra ad A di avere ψ

(∃ ψ): φ (A, B, ψ) = A percepisce B.

E’ tuttavia dubbio se questa triplice relazione non sia a sua volta analizzabile in termini di una relazione cognitiva duale.

ad esempio A percepisce ψ B. cioè la percezione di un dato sensoriale analizzabile in termini di percezione di un fatto.

Russell nella Analysis of Mind, credendo che gli universali non abbiano alcun rapporto con qualsiasi cosa, rifiuta questo punto di vista e analizza “A percepisce rosso” = ∃ B: A percepisce B ⋄ B è rosso.

Per questo l’obiezione è che essa rende logicamente impossibile per un dato sensoriale di avere un carattere che non venga percepito che esso lo abbia.

φ deve essere generale, non è assolutamente specifico, dando le sue tipologie  i diversi possibili gradi di attenzione.

Chiaramente sul punto di vista di cui sopra la percezione è una specie di conoscenza. Possiamo qui confutare l’idea che tutti i tipi di “ha conoscenza ora” siano analizzabili in termini di “ha conoscenza ora”, così come i tipi di φ non sono analizzabili in termini di qualsiasi cosa.

(Φ può essere analizzabile nei suoi termini di specie).

L’analisi della Memoria

Si consideri la seguente situazione, si osserva un dato sensoriale, si chiudono gli occhi e si pensa ad esso. Qual è la differenza tra la percezione e il pensiero riguardo a questo?

(1) si può dire con certezza che se ho un’immagine di esso, percepisco l’immagine esattamente nello stesso senso in cui ho percepito il dato sensoriale. Al fine di limitare “percepire” ai dati sensoriali dobbiamo limitare non la relazione cognitiva, ma o l’oggetto o le proprietà che appaia avere, ad esempio se sembra avere qualità assolutamente specifiche è un dato senso.

(2) Questo distrugge la possibilità che l’immagine sia identica al dato sensoriale. ma diversa, in termini reali o all’apparenza, in quanto come io percepisco l’immagine, io solo penso riguardo al dato sensoriale.

  1. Se c’è un’immagine o no si potrebbe affermare che io percepisco ancora il dato sensoriale che a me sembra ancora avere qualche qualità, e che io chiamo memoria, non percezione, o perché il dato sensoriale è nel passato o perché le qualità che sembra avere non sono assolutamente specifiche.

Il primo di questi conflitti è con il punto di vista che la percezione è simultaneità (Monismo Neutrale) il secondo con un possibile rapporto con le immagini. Nessuno dei due è molto plausibile.

(4) In ogni caso io sono abbastanza edotto sul dato sensoriale? (Se io esisto e rifiutiamo (3) che ci possa esserci qualche specie di conoscenza diversa dalla percezione).

Probabilmente no, considerando la mia memoria di esso dopo che sono trascorsi diversi intervalli (di tempo), che non sembra cambiare notevolmente in nessun modo.

La memoria come Conoscenza per Descrizione

Supponiamo che A ricorda B, un recente dato sensoriale. Quindi dire che egli conosce B per descrizione è dire

(∃ ψ): S conosce che (∃ x) ⋄ ψ y y = x: ψ B.

Che cosa può essere ψ? Essa comprende i seguenti fattori e in casi semplici può essere un’analisi sufficiente.

(1) Un fattore qualitativo che chiameremo φ.

Possibilmente fornito mediante una immagine “Rassomigliante a questa immagine rispetto a questo”.

(2) che precede questo in questo intervallo (di tempo).

(3) Sentito da me (?) E’ incluso il nuovo punto di vista di Russell in (2).

Chiaramente, anche se sto conoscendo attraverso un dato sensoriale ne conosco tutte queste descrizioni  ∴ ci sono poche ragioni per supporre che ancora io conosca.

E’ certo che ho alcune relazioni con

(1) il carattere di φ (2) che precede questo di circa questo intervallo (3).

(Questo ultimo ∴ Io so che ψ caratterizza una e una sola cosa).

Non sembra che possa essere data una qualsiasi considerazione soddisfacente di queste relazioni se non per dire che sono dirette, che io conosco con gli universali che sono uniti a questi da un rapporto multiplo, che può essere o identico o una specie di ciò che noi affermiamo che intercorra tra S ed i costituenti di un fatto nell’asserire che S conosce il fatto. La difficoltà di ogni altra considerazione può essere dimostrata considerando  The Analysis of Mind di Russell.

Considerazioni di Russell sulla memoria in Analysis of Mind

Egli afferma che nell’analisi introspettiva non ci può essere

A. un’immagine che somiglia al dato sensoriale in certi aspetti

B. una sensazione analoga di realtà da rispettare la relazione dell’immagine con una specifica relazione psichica

C. una convinzione di sentire relativa a A e B, che esprimiamo dicendo “c’era”.

(1) Egli pensa che noi siamo solo collegati a φ essendo collegati ad una immagine che ha φ. Egli dice che non distinguiamo il dato sensoriale passato dall’immagine; questo può essere vero se significa o che l’unica qualità che conosciamo del dato sensoriale  appartiene all’immagine o che noi non giudichiamo il dato sensoriale di essere diverso dall’immagine, ma in realtà egli deve distinguere il credere “∃ x: φ x prima di questo” dal credere

“Φ (immagine) ⋄ immagine prima di questo”.

(2) Che cosa suppone sia la nostra relazione con “circa questo intervallo anteriore”? Egli dice che credere di una cosa che è passata, è dire che la nostra convinzione di sentire è di un certo tipo e lascia assolutamente oscura la relazione tra sentire nel passato e ciò che rappresenta il passato nel presente. Tutto ciò che sembra in grado di dire è che noi usiamo la stessa parola per sentire e per la relazione.

[Potremmo metterla così egli sta cercando di analizzare “Mi ricordo di essere stato così a lungo prima di questo” e nella sua analisi “prima” scompare del tutto e viene sostituita da un nuovo costituente, passato sentire].

Questo perché egli pensa che la sua concezione generale sul significato non sia applicabile. Egli porrebbe

x significa prima di me” = “x produce su di me tutti quegli effetti comuni a ogni ricorrenza del prima (o? percezione del prima).

(3) La sensazione analoga a rispetto non lo farà; primo gli oggetti nel passato comunque  “reali” non possono “farci cose senza la nostra cooperazione volontaria”. In secondo luogo nulla dice circa che tocca la realtà nel senso che ci interessa cioè ∃ x φ x; in cui essa appartiene ai sogni e alla vita da svegli. Evidentemente un sogno può essere reale o immaginario proprio come qualsiasi altra cosa. Potrebbe in effetti essere un sogno ciò che stiamo ricordando e quindi secondo Russell non ci poteva essere tale sentimento di valutazione.

Così questo non dà conto della nostra relazione di caratterizzare qualcosa, né questo può essere dato dal sentimento di credere di poter immaginare che le cose accadano così come il credere a queste.

Quali relazioni cognitive sono fondamentali? (Osservazioni su)

(1) Non è chiaro che la conoscenza, o qualsiasi genere di essa, è fondamentale per x che è a conoscenza di A può essere analizzabile come

o x è conoscere qualcosa riguardo ad A

o x è credere / considerare alcune proposizioni circa A.

Probabilmente però, come non siamo mai in grado di conoscere  il particolare tranne che nella percezione un’analisi sufficiente è

A sembra avere con x qualche qualità.

(2) E’ dubbio che noi possiamo mai credere ad una proposizione che ha particolari come  costituenti; anche se naturalmente possiamo conoscere questo come un fatto.

(3) Noi conosciamo gli universali, questi sono probabilmente analizzabili in termini di credere, conoscere, considerare 25.

25 Gli argomenti trattati in questa nota sono discussi in un certo numero dei Symposia  pubblicati nella Proceedings of Aristotelian Society. Vedi in particolare «The Status of Sense-data», da G.E. Moore e G. F. Stout, vol. 14 (1913-141, pp 355-406; «Are the Materials of Sense Affections of the Mind?» Da G.E. Moore, W.E. Johnson, G. Dawes Hicks, J.A. Smith e J. Ward, vol 17 (1916 – 17) pp 418-458; «The character of Cognitive Acts», di J. Laird, G.E. Moore, C.D. Broad e G. Dawes Hicks, vol 21 (1920-1921), pp 123-160 (questo simposio è l’oggetto del documento seguente).

E questo è il testo originale:

G. E. MOORE, THE DIFFERENCE BETWEEN MY KNOWLEDGE OF MYSELF AND OF OTHER PEOPLE

Question A

In what respect does the way I know psychological facts about myself differ from the most direct way of knowing psychological facts about other people?

e.g. what is the difference in the meanings of “observe” in “I observe I am angry”, “I observe he is angry”.

Remark. The sense of observe in which I observe psychological facts about myself does not appear to differ from that in which I observe physical facts; call this sense O1.

Can A be answered by saying there is no difference? It is by  the Behaviorists who have two arguments

(1) the fact that he is angry is identical with a physical fact about his body which I O1.

But this is not the case.

Note on Russell’s Theory of Desire.

”He desires A”, says Russell, means “his body is going through a behaviour cycle tending to produce A”. This kind of desire may exist but is not psychological; there is certainly another sense of desire in which I can know introspectively that I desire without knowing any thing about a behaviour cycle.

Perhaps the desires psychologists say we have but are not conscious of, are of the non-psychological kind.

  1. They say there are only two ways of knowing facts, observation and inference.

( ∴ since these are not inference they must be the same).

Russell often talks so. But this is wrong: there is at least one other kind of knowledge, memory, and both observation and inference may be ambiguous.

Next consider the answer to A, that I know he is angry by inference, e.g. “by interpreting external signs on the analogy of my own experience” (Stout).

This answer involves a presupposition which is undeniably true; namely that my knowledge that he is angry is based on my visual perception of his body.

What does “based on” mean here? We can only say that it does not merely mean “caused by”. This is clearly seen by considering the difference between the case considered and when hearing a noise makes me look up and see he is angry. My knowledge that he is angry is caused by my hearing the noise but based on my seeing his body.

(Suggested analyses of based on.

(1) Idea A based on idea B ,when idea B not merely causes idea A but also causes it to be knowledge.

Refuted by case when A is false.

  1. Belief q based on belief p, when p not merely directs attention to q, but causes It to be believed rather than  Schermata 2013-08-23 alle 22.32.01  ).
  2. Not satisfactory.

If It is by inference that I know “he is angry” or “he hears a noise” it is argued that It must be inductive inference; in which case we get a conflict between the apparent certainty which such a belief as “he hears a noise” can have, and the common opinion that no inductive inference can be certain.

But the grounds for this last opinion are often overestimated. It is urged by Descartes and Russell that because we are sometimes mistaken, in no case can we know with certainty. But this argument is weak since how then can you know with certainty that you are sometimes mistaken? (except in the rare case of incompatibility of 2 beliefs). Russell uses in the Problems of Philosophy the premiss that there is no doubt that some of our beliefs are erroneous to deduce that all our knowledge is infected with doubt!

And many inductive inferences seem certain.

But there are other objections, than this of certainty, to the view that I know “he is angry” by inductive inference. For on it one of the premisses must be some past observations of my self.

These are certainly not now before my mind, so I do not reason from one to the other.

But it may be held that from these past observations I made a generalisation, which I now remember, (in the sense in which I remember a fact about Julius Caesar).

However this may be we may go further and question whether my knowledge is even causally dependent on such past observations. For if a baby can see its mother smile, and know she is pleased, as perhaps it can, we can hardly suppose this to be causally dependent on past observations of itself smiling when pleased, for it would only notice what it feels like to smile, and we should have to credit it with instinctive knowledge of what sort of visual appearance was correlated with the feeling of smiling. Why should the baby not connect instinctively certain feelings and visual sense data? But even if the baby’s belief is not dependent on past observations then it is unjustified  ∴ not knowledge  ∴ not what we are talking about. Then you must hold the justification comes later, like Descartes who thought belief in matter unjustified until he had proved the veracity of God.

To sum up this discussion of whether I know he is angry by inductive inference; two questions are doubtful

(1) Before I know a psychological fact about another person, must I in every case have known another set of facts about the relations of my own body and mind, which with my present observation of his body constitute good inductive evidence for the fact in question?

(Note by “good inductive evidence” is meant such as would in certain circumstances justify belief in the conclusion).

(2) Does such past knowledge always justify me in believing the conclusion?

(For suppose I have forgotten them).

It remains doubtful whether my knowledge that he is angry, though it may be thought that this follows at once from the undoubted fact that it is based on my perception of his body.

We proceed to indicate another difference between my knowledge of “I hear a noise” “He hears a noise”. My knowledge that I hear a noise is always based on knowledge with regard to some absolutely specific auditory qualities that I hear a sense datum apparently having them; my knowledge that you hear a noise cannot be so based as I do not know what absolutely specific qualities your sense datum appears to you to have.

We may observe that in general

About myself direct knowledge is more specific than inferential.

About others (other) inferential knowledge is more specific than the directest. (Whether this be inferential or no).

But this distinction does not serve to distinguish the most direct knowledge I have of others from memory of myself.

This concludes the discussion of A.

G. E. Moore, Events.

Criterion. If this existed now, and existed then, then this cannot be an event.

Are all sense data events? It is dogmatic to say so, but gives you a simpler view.

Methods of analysing “A is near B now”.

(1) If A, B are both events ASC BSC ARB

where C is an event defining now, R is near, S is simultaneous

or in particular since C may = A or B

ASB ⋄ ARB (or we may even drop ASB).

(In this case what we mean by “is now near” is the same whenever we use it. This is McTaggart’s puzzle 6 from which he

6 See   McTaggart, <<‘The Unreality of Time>>, Mind I7 (1908), pp. 453- 474, reprinted in Philosophical Studies, London: Edward Arnold, 1934.

professes to show a contradiction in the notion of the present; for says he, it must always or never be true that “A is now near B”. The solution is that though

ASB ⋄ ARB is true timelessly, and is expressible on the only occasion we could assert it by “A is now near B”, this would not be proper expression for it on any other occasion, “now” being only properly used when A,B are simultaneous with our use of “now”, though this is not part of what is meant. Just as what you express by “I see this” would not be properly so expressed by me.

We must distinguish what “now” indicates from what it means).

(2) If A, B are not events (e.g. sense data if these are not events).

A is in C⋄ B is in D ⋄ C is now near D

where C, D are events and C is now near D is to be analysed as (1)

or for C, D we may have (∃ x, y) – x – y – in which case the particular analysis in (1) is impossible (it would be xSy, xRy “now” wouldn’t come in).

But if A, B are sense data it is extravagant to assert that there are such events as C, D.

(3) A, B not events. φ (A,B,C) where C is an event say “A is near B in C” (entailing A is in C, B is in C)

(4) A, B events

C is in A, D is in B, C is now near D.

”now near” to be analysed as of 3.

(5) A, B not events. φ (A,B,C)

say “A is near B simultaneously C ”.

Clearly we need not hold that any of these methods is the only one.

Also if we adopt (4) we must adopt (3) or (5) not (2), if (2) we must adopt (1) not (4).

“A is near B in C” implies that C is such that its existence entails

A (is near) B ((added: or rather some absolute species of

this)) (in C, in some event?)

? A         is a constituent of C

Schermata 2013-08-21 alle 11.42.05       in C              means A has some property in C.

Only if there is a unique present event in which ARB can we talk of A’s present Rness to B as an (this) event or if it is not unique but there is a least extensive one it will do.

G. E. Moore on the Present Self

To analyse “I see this now” (this a sense datum).

It might be held, first, that this is non-relational, being simply “this exists”. This may be the view of Russell in The Analysis of Mind 11 when he says this = my seeing of this

Against this there are three objections

(1) it makes it logically impossible for 2 people to see the same sense datum

(2) it makes it impossible to distinguish appearing to have a quality from having one

(3) it is impossible that “I see this” and “I see that” should not involve a relation between this and that, viz that they are both seen by the same person.

Next, we often render “I perceive this” by “I have a perception of this”. In this is “a perception of this” an incomplete symbol? Is there an event which is my present perception of this?

There is no reason to think so, when we realise that this must be a constituent of this event, which must be unique. Should this be doubted we may observe that it is supported by the common opinion that I have a separate perception of each sense datum.

The opinion that “my perception of this” can properly be used of an event of which this is not a constituent arises by confusion from the fact that if I know A by description, A is not a constituent of my knowing. Hence we must distinguish the view that what sees this is my seeing of this, which is most improbable, a

11 London: George Allen and Unwin, I921.

fortiori because it is improbable that there is my seeing of this at all from the overwhelming common

Act Theory

namely that what sees this is a mental event or act

(1) of which this is not a constituent

(2) which is not a sense datum of mine.

Such an event would be properly called “percipient of this” but not “my perception of this”.

But in favour of this theory there are no arguments and it is difficult to identify any act.

Meinong attributes properties to the act which are clearly incompatible.

It is unfortunate that in the Analysis of Mind Russell appears to take this as the only possible alternative to his own view (or views?)

A common view which is certainly false is that I am the collection of my states (McTaggart, Laird) i.e. when I assert about I, I am really asserting about this collection. But this collection is not given in extension  ∴ only in intension  ∴ we must be really talking about its defining property, and what can that be?

(These analyses are all incomplete; we use I partly connotatively i.e, we also assert A attached to this body and something about my past history).

What then is the analysis of

“I perceive B now”?

We may give for it the general formula

APB in E (E an event).

Exception. If A, B are both events, there is no need to introduce E. This is the act theory unless A is a present sense datum of mine. The same holds even if B is not an event if I am acquainted with an event B1, which can be substituted for B in the above formula, on there being added to it “B is in B1”.

Remark if P is unsymmetrical we may properly say that “I” is a name for A; otherwise we must consider it an incomplete symbol.

What is A? (1) the Self or (2) an Act or (3) a sense datum.

If (3) it may be either

3a. any of my present sense data, P being a transitive and symmetrical relation connecting them all and no others

or 3b. some organic sense datum in my head.

3a is a Neutral Monism; especially if it is suggested that P is simultaneity in its primitive sense (then no E; A, B events).

We may criticise it by remarking

(1) that it makes it logically impossible for 2 people to have the same sense datum

(2) that I seems to involve my head.

To 3b the only objection seems to be that as this organic sense datum is given to me it must have P to itself; P would therefore be a nonaliorelative relation: are there any such?

What is P? Is it absolutely specific as Russell seems always to think acquaintance to be (eg. this simultaneity) ((?))

Probably not, rather generic, as

APB in C=(∃ r):<φ(r) ⋄ ArB in C

= ( ∃ φ) :R (A, φ, B) in C (perhaps)

which We might render B appears to A to have φ in C, for some φ or = (∃ φ,r) : ψ (r) ⋄ (A, φ, B) in C (more generally).

[Variation in r’ might give variation in attention]

What is E? if we adopt a View on which there is it we want to suppose it unique and not dependent on B, for so we avoid problems connected with the obvious dependence of my perception of BRC on my perceptions of B,C. Suppose E is my total present experience, in which all my sense data are constituents, which has no other constituents.

[Why then could our analysis not be simply “B is in E” (not very plausible) (Permanent self difficult)].

except perhaps “I”, and other things with which I am acquainted. E ≠ anyone else’s E

∴ B may = someone else`s sense datum.

Of course it may be not APB in E but APB simultaneous

with E, both are just φ (A,P,B,E) but the last would not be taken to imply A,B constituents of E.

Df. By “the subject” we shall in future mean A.

G. E. Moore on Personal Identity

Is “I saw” the past of “I see”; i.e. is the subject in the two cases the same((?))

i.e. if “I see this” is “AP this now”, is “I saw this”

(1) AP this then

or (2) (∃ x) . xRA ⋄ xP this then.

Clearly we cannot have (1) if A is either an event or a sense datum, and the difficulty of finding anything else for it to be has led to (2) being generally accepted.

If we adopt (2) we may suppose R definable in terms of relations which we know and have names for, or we may not.

We shall now consider various definitions of R that have been suggested; pointing out first that since we are analysing personaI identity any definition of R logically must hold between every two of my subjects and between no two subjects of different people.

(1) It has been proposed to define R in terms of memory and continuity (Russell, James)

i.e. let AMA’ = A remembers some sense datum A’ perceives or remembers A’.

ACA’ = A perceives some sense datum A’ perceives.

Then R = (M V M.V. C V C)

This view is refuted by considering a dream in which I do not remember and which I never remember.

This could not, on the view, be mine.

(2) James has said that R was to be defined in terms of resemblance and continuity, as he thought physical identity was to be defined.

Continuity we have considered. (ACA’ = A perceives something A’ does).

What kind of resemblance does he mean? He tries to indicate by “Warmth and Intimacy”

He confuses (a) my past experiences are felt now with warmth and intimacy; which is really only trying to analyse relation of memory between them and my present (This already dealt with)

(b) my past experiences resemble my present ones in a certain definite way.

With regard to (b) we can hardly claim to be acquainted with some definite resemblance between my present experiences and those I had as a child, not holding between my experiences and anyone else’s. But, James may say, a chain of such resemblances stretching back to childhood will do. I reply what do you mean by such? are you acquainted with a kind of resemblance as well as a specific resemblance, of the appropriate sort? or do you merely mean by “such”, such as never hold between my experiences and anyone else’s? If so your definition is circular.

(3) Russell has suggested that R is “before” in its most primitive sense.

He thinks that in this sense no sense datum of mine can ever be before one of yours; what I should mean if I said It was was that mine had a certain relation T to one of yours which was before the given one; where T is what we should ordinarily express by “being of the same physical event”. But it is possible that T requires for its definition temporal comparison between different people’s sense data.

[Note on local time just as we can say

A is near B now, A is not near B then

Can we say? A is after B here, A is not after B there?

What could here, there be]

(4) It has been suggested that R is to be defined in terms of the body.

i.e. by means of the relation between the subject A and my body expressed by saying the body is my body, and the identity of the body.

Objections (1) it makes survival of death self contradictory

(2) it is clearly wrong.

There remain the possibilities that R is indefinable, and that A is a persistent particular.

There is no doubt that if R exists it is “empirically verifiable”, I can verify things about myself in the past. People only try to define R because they have a silly prejudice in favour of a small number of ultimates.

But the view that A is persistent particular is quite plausible; if we cannot “find” A, neither can we R. It is possible that we are acquainted with A in a different way from that in which we are acquainted with sense data. The latter are all given us as having some specific quality, A may not be given us as having qualities at all but as having psychological predicates such as being conscious or pleased or seeing this.

G. E. Moore miscellaneous assertions

(1) What is the difference between what you know and what I know when we know I see this die?

You can either say we know different facts in the same sense of know, or that we know the same fact in different senses of know, for you know it by a descriptive fact as you only know my subject by a description.

(2) In memory do I know psychological facts about myself in the past in the sense in which I, or you know them about me in the present?

It depends on whether I am acquainted with my past subject and sense datum; if, as is probable, I am acquainted with neither, then my knowledge of my past self does not differ in this way from my knowledge of you.

  1. But my knowledge of my past self may be by memory or by inference. Memory is probably something positive; we do not discover we know a thing by memory by observing that we did not infer it. Memory may be a distinct relation between me and past fact, which then makes me know about my past in a different sense from that in which I know about you.

(4) In what sense are our own experiences our only key to those of others?

We cannot be acquainted with a simple generic universal without previous acquaintance with one of its species. Hence until we have introspected we cannot frame an hypothesis about anyone else’s mind.

A man born blind cannot know yellow but he can know things about it; he doesn’t know what seeing is because he doesn’t know what appearing to be coloured is.

Stout says “In order to know what seeing is, so as to judge ‘he sees’ we need only have seen, not know that we have seen”.

Why not “in order to judge ‘it is yellow’ it is only necessary to have seen yellow, not to have known yellow”?

Alexander’s account of “enjoyment” makes the same mistake.

G. E. Moore Cognition, Feeling, and Conation

What is meant when Ii is asserted that these three are the ultimate mental functions? (Z)

If l say “I am φ now” I am really predicating a property of what we have called the subject (A). This property we may say corresponds to “φ”; we shall in future omit “corresponding to” for short talking of φ, when we mean the property which corresponds to it.

We define: A psychological predicate is a species of “is conscious at time t”.

(Z) then means that

“is conating now, “is cognising now”,”is feeling now”

(1) are psychological predicates which are not species of any other psychological predicates

i.e. they are summa genera under “is conscious now”

  1. are not analysable in terms of any other psychological predicate (adopting the convention that “is seeing a tree” is analysable in terms of “is seeing” (species in terms of genus) but φ or ψ in terms of φ, ψ (genus in terms of species)).

(3) And if on a view analogous to that which makes

x is coloured = (∃ φ); f (φ  Schermata 2013-08-22 alle 18.42.59     ) ⋄ φ   Schermata 2013-08-22 alle 18.42.59

we say x is conating, cognising or feeling now is

(∃ Φ): f (φ   Schermata 2013-08-22 alle 18.42.59   ) φ x

o (∃ R, y): f (R) xR

f is wholly unanalysable.

We put all this in terms of psychological predicates instead of mental events (cognitions etc.) to avoid the question as to the existence of such events.

Russell”s question “ls pleasure a character?” is silly, “is pleased” is a character, “pleasure” an incomplete symbol.

Ward says “x is conating now” means

x is cognising some sense datum, in consequence of which he has a feeling, in consequence of which he cognises some idea of a possible movement, in consequence of which he cognises sensations of such a movement”.

What is an experience?

There only are any really on a certain view as to the analysis of “I am conscious now” namely that it is “There is an event which is mine is now and has φ”.

φ x = x is an experience?

We may say that “experience” is the noun related to “is conscious” as “cognition” is to “is cognising”.

G. E. Moore on the Analysis of Cognition

“Is cognising now”

Some hold that all species of “is cognising now” are analysable in terms of “is cognising now”, differing only in the objects cognised and in the accompanying feelings.

Thus Ward and the New Realists hold that there is only one cognitive relation; this Ward identifies with the converse of presentation = more or less attending to.

This view as we shall see is probably false.

Russell seems to say that

x is acquainted with y = x has some direct cognitive relation to y and we may more or less explain what he means by “direct” by saying

”A direct dual cognitive relation is one not analysable in terms of any other dual cognitive relation”.

But this will not quite do as if, e.g., the relation is dual it may be analysable in terms of a multiple one which may in turn be analysable in terms of a multiple one which may in turn be analysable in terms of another dual one (x (believes φ of) A

x believes φ of A                          x believes φ A)

∴ say “A direct dual cognitive relation is one not analysable in terms of another dual cognitive relation and another relation”.

Johnson gives different definitions to these.

He distinguishes between nonreferentral and referential characterisation and apparently regards “given” as equivalent to “capable of being non referentially characterised”. But he says “given” means “presented prior to any constructive process”.

Which we may improve as follows “x is given now” = “x is presented now and is/was presented before any constructive process with regard to x“-

He thinks that I can be acquainted, in Russell’s sense, with a sense datum of yours and tries to account for the difference between my knowledge of sense datum of my own and of yours which made Russell think I was acquainted with one but not the other, by saying that the one is “given” the other not.  But with his definition of “given” this is clearly unsatisfactory.

The Analysis of Perception

We need not consider perception of material objects as this is reducible to that of sense  data. The objection that we can attend to the material object without attending to the sense datum has no force as it merely means we attend to certain qualities of the sense datum but not to others.

With regard to the common opinion that perception implies judgment, we may observe that if it involves any other cognitive relation that is probably knowledge.

Johnson says that what is given is never a bare object but always a union of object and character; this we shall adopt and render precise in the following way

Perception is analysable in terms of a triple relation, which is not analysable in terms of any other cognitive relation

Thus φ (A, B, ψ) = B seems to A to have ψ

(∃ ψ): φ(A, B, ψ) = A perceives B.

It is however doubtful whether this triple relation is not in turn analysable in terms of a dual cognitive relation.

e.g. A perceives ψ B. i.e. perception of a sense datum analysable in terms of perception of a fact.

Russell in the Analysis of Mind, believing universals to have no relation to anything, rejects this view and analyses “A perceives red” = ∃ B : A perceives B ⋄ B is red.

To this the objection is that it makes it logically impossible for a sense datum to have a character it is not perceived to have.

φ must be generic, not absolutely specific, its species giving the different possible degrees of attention.

Clearly on the above view perception is a species of acquaintance. We may here refute the view that all species of “is cognising now” are analysable in terms of “is cognising now”, in as much as the species of φ are not analysable in terms of anything.

(φ may be analysable in terms of its species).

The Analysis of Memory

Consider the following situation, you look at a sense datum, close your eyes and then think about it. What is the difference between perceiving and thinking about it?

(1) we may say with certainty that if I have an image of it, I perceive the image in exactly the same sense that I perceived the sense datum. In order to restrict “perceive” to sense data we must restrict not the cognitive relation, but either the object or the properties it appears to have e.g. if it appears to have absolutely specific qualities it is a sense datum.

(2) This destroys the possibility that the image is identical with the sense datum. but changed, really or apparently, in as much as I perceive the image, but only think about the sense datum.

  1. If there be an image or not it might be asserted that I still perceive the sense datum that is It still appears to me to have some quality, and that I call it memory, not perception, either because the sense datum is past or because the qualities it appears to have are not absolutely specific.

The first of these conflicts with the view that perception is simultaneity (Neutral Monism) the second with a possible account of images. Neither is very plausible.

(4) Anyhow am I still acquainted with the sense datum? (If I am and we reject (3) there must be some species of acquaintance other than perception).

Probably not, by considering my memory of it after different intervals have elapsed, which does not seem to change markedly anywhere.

Memory as Knowledge by Description

Suppose A remembers B, a recent sense datum. Then to say he knows B by description is

(∃ ψ) : S knows (∃ x) ⋄ ψ y ≣ y = x : ψ B.

What can ψ be? It includes the following factors and in simple cases this may be a sufficient analysis.

(1) A qualitative factor which we will call φ.

Possibly given by means of an image “Resembling this image in this respect”.

(2) Preceding this by about this interval.

(3) Heard by me (?) On Russell new view this is included in(2).

Clearly even if I am still acquainted with the sense datum I know all these descriptions of it ∴ there is little reason to suppose I still am acquainted with.

It is certain that I have some relation to

(1) φ(2) preceding this by about this interval (3) characterisation.

(This last ∴ I know ψ characterises one and only one thing).

It does not seem that any satisfactory account of these relations can be given except by saying that they are direct, that I am acquainted with universals being united to these by a multiple relation, which is either identical with, or a species of that which we assert to hold between S and the constituents of a fact in asserting S to know the fact. The difficulty of any other account may be shown by considering Russell’s in The Analysis of Mind.

Russell’s Account of Memory in the Analysis of Mind

He asserts on no introspective evidence that there must be

A. an image resembling the sense datum in certain respects

B. a feeling of reality analogous to respect related to the image by a peculiar psychical relation

C. a belief feeling related to A and B which we express by saying “it was”.

(1) He thinks we are only related to φ by being related to an image which has φ. He says we don’t distinguish the past sense datum from the image; this may be true if he means either that the only quality we know of the sense datum belongs to the image or that we don’t judge the sense datum to be different from the image, but he really must distinguish believing “∃ x : φ x before this ” from believing

“φ (image) ⋄ image before this”.

(2) What does he suppose to be our relation to “about this interval before”? He says that to believe of a thing that it is past, is to say that our belief feeling is of a certain kind and leaves utterly obscure the relation between past-feeling and actual past-ness. All he seems able to say is that we use the same word of the feeling and the relation.

[We might put it he is trying to analyse “I remember it to have been so long before this” and in his analysis “before” entirely disappears and is replaced by a new constituent, past feeling].

This is because he conceives his general account of meaning to be inapplicable. It would give

x means before to me” = “x produces on me all those effects common to every instance of before (or ? perception of before).

(3) The feeling analogous to respect will not do; first things in the past however “real” cannot “do things to us without our voluntary cooperation”. Secondly nothing he says about it touches reality in the sense we are concerned with it namely ∃ x φ x; in which it belongs to dreams as well as to waking life. Evidently a dream may be real or imaginary just as anything else. It may in fact be a dream which we are remembering and then according to Russell there could be no such feeling of respect.

Thus this gives no account of our relation to characterising something; nor can this be given by the belief feeling for we can imagine things to occur as well as believing them to.

What Cognitive Relations are Ultimate?  (Remarks on)

(1) lt is not clear that acquaintance, or any species of it, is ultimate for x is acquainted with A may be analysable as

either x is knowing some fact about A

or x is beliving/considering some proposition about A.

Probably however as we are never acquainted with particulars except in perception a sufficient analysis is

A appears to x to have some quality.

(2) It is doubtful whether we ever believe a proposition which has particulars as constituents; though of course we may know such a fact.

  1. We are acquainted with universals; this is probably analysable in terms of belief, knowledge, considering, appearing 25.

25 The topics addressed in this note are discussed in a number of Symposia published in the Proceedings of the Aristotelian Society. See especially «The Status of Sense-data», by G.E. Moore and G. F. Stout, vol. 14 (1913-141, pp. 355-406; «Are the Materials of Sense Affections of the Mind?». by G.E. Moore. W.E. Johnson, G. Dawes Hicks, J.A. Smith and  J Ward, vol. 17 (1916- 17), pp. 418-458; «The Character of Cognitive Acts», by J. Laird, G. E. Moore, C. D. Broad and G. Dawes Hicks, vol. 21 (1920-21). pp. 123-160 (this symposium is the object of the following document.

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