I DO NOT CARE ABOUT ANY MATERIAL EVENT – Non mi occupo di ogni evento materiale

4 Lug

Schermata 81Propongo la traduzione di un appunto sempre sulla filosofia del “tempo” diF.P. Ramsey dall’originale pubblicato dalla prof.ssa Maria Carla Galavotti nel libro “Notes on philosophy, probability and mathematics” edizione Bibliopolis.

Il testo è abbastanza difficile e in alcune parti manca di adeguate spiegazioni, pertanto la traduzione potrebbe non essere completamente adeguata. Tuttavia è abbastanza evidente come la concezione del tempo come creazione intellettuale dell’uomo è una necessità logica per comprendere il mondo esterno e la costituzione del proprio “io”.

Questa è la traduzione:

Non mi occupo di ogni evento materiale

Non mi occupo di ogni evento materiale: (A questo scopo l’inconscio è materiale). Per me non è reale. Le esperienze di altre persone sono, quasi come la mia. Il pensiero di esse determina le mie azioni tanto quanto il pensiero del mio futuro; non è forse chiaro? Esse sono al livello del mio passato e del mio futuro; o dovremmo dire futuro perché non me le posso ricordare. Se posso prevedere, posso pensare ad altri: Le uniche cose al di là sono:
(1) le mie esperienze formano una serie; cioè un sistema la cui totalità potrebbe essere pensata essere un dato.
Per gli altri non lo sono; per tutti non sono una totalità con un qualsiasi sistema; almeno noi non comprendiamo il sistema (degli altri). Ma è proprio come i colori e gli odori: Gli odori non sono una totalità; posso parlare di un nuovo odore (o se lo sono, non l’ho stabilito io):
(2) Che cosa è l’io?
Risposta: qualcosa in una certa serie con l’adesso con la caratteristica che questa serie contiene una sorta di continuità di memoria:
(3) Se io studio il signor A e le sue parole, le immagini ecc.; chiaramente quello che fa è di costruire una sorta di sistema, il mondo fisico e il suo mondo.
In qualche modo, voglio dire, la sua serie temporale è presupposta nel suo pensiero, che richiede la variabile tempo ((aggiunto a matita: e non lo è per gli altri)):
(∃ x) φx se x è una mente deriva da
(∃ x) φx ⋅ xRa dove a è un corpo
e ((aggiunto a matita: così)) da φ c ⋅ cRb dove c è la mia mente e b il mio corpo.
((Aggiunto a matita:: Tutte le menti = tutti i corpi = tutti gli spazi corporali muniti di mente? ))
“Significa” non è l’approccio giusto per la nostra conoscenza del mondo esterno considerata già come effettiva conoscenza. Noi riferiamo le nostre sensazioni ad un sistema ideale, la kantiana sintesi a priori; che nella nostra epoca Einstein ha modificato, “il grande passo”, ma solo leggermente.
Noi costringiamo le nostre nozioni di significato al pensiero altrui facendo delle false antitesi.

                                                                                    ***
L’infinito è uno schema coerente, e non importa se si tratta di un fatto ((aggiunto a matita: Non appare coerente. Anche il nostro tempo privato è uno schema, e così sono le entità separate, ecc.))

E questo è il testo originale:

I DO NOT CARE ABOUT ANY MATERIAL EVENT

I do not care about any material event. (For this purpose the unconscious is material). It is not real to me. Other people’s experiences are, almost as much as my own. Thought of them determines my action as much as thought of my own future; is it not clear? They are on the level of my own past and future; or shall we say future for I cannot remember them. If I can expect, I can think of others. The only things on the other side are
(1) my experiences form a series; i.e. a system whose totality might be thought to be given.
Other people’s do not; for all people are not a totality with any system; at least we do not understand the system.
But it is just like colours and smells. Smells are not a totality; I can talk of a new smell (or if they are, I am not given it).
(2) What is mine?
Answer: anything in series with the now provided that series retain a sort of memory continuity.
(3) If I study Mr. A and his words images etc.; clearly what he does is to construct a sort of system, the physical world and his own.
In some way, I mean, his time-series is presupposed in his thought which takes time ((added in pencil: and other people are not)).
(∃ x) φx if x is a mind comes from
(∃ x) φx ⋅ xRa where a is a body
and ((added in pencil: so)) from φ c ⋅ cRb where c is my mind b my body.
((Added in pencil: ? All minds = all minded bodies = all minded bodied spaces.))
”Means” is not the right approach to our knowledge of external world regarded as actual knowledge already. We refer our sensations to an ideal system, the Kantian a priori synthesis; which in our age Einstein has modified, the great step; but only slightly.
We force our notions of meaning on to people’s thought making false antitheses.
The infinite is a consistent scheme, and it doesn’t matter if it is a fact ((added in pencil: it does not show it consistent. Our private time is also a scheme, and so are separate things etc.))

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