Un evidente parallelismo tra la situazione della Cina occupata dai giapponesi nel 1941 e il brutale attacco ai lavoratori della Comunità Europea con il pretesto della crisi economica nel 2011. Con un riferimento alla situazione attuale del M5S.

19 Giu

LeninIl testo seguente dimostra in forma induttiva come il revisionismo ed il cambiamento dei principi basilari dei movimenti, partiti e religioni generalmente ne determina una progressiva distruzione.

Il revisionismo suicida dei partiti socialisti e comunisti occidentali (ricordiamo come Craxi abbia spezzato il rapporto del suo partito dal marxismo e come le larghe intese di Berlinguer somiglino molto alle deviazioni di Wang Ming – vedi seguito-)  è stata da una parte l’origine della perdita di potere contrattuale delle masse lavoratrici dell’Europa occidentale consegnandole alla progressiva perdita dei propri diritti sociali, all’erosione del reddito ed alla prossima riduzione in schiavitù. Dall’altra ha prodotto la distruzione nel medio periodo dei partiti socialista e comunista che avevano deviato dalla propria dottrina.

Nel libro “Sull’unità del movimento comunista internazionale” Lenin evidenziava la necessità di rimanere ancorati alla dottrina marxista e contestava le posizioni di Trotski e dei “liquidatori” orientati a porre il movimento internazionalista in un’ottica liberale con una sottomissione ai potentati economici dell’epoca snaturando così completamente il senso ed il significato di un movimento operaio e proletario. (Put Pravdy, n.37 – 15 marzo 1914).

Se andiamo a vedere altri movimenti, che hanno saputo mantenere i loro principi che ne avevano determinato il successo all’origine, andrebbe anche citata la Chiesa Cattolica che ha sempre cercato di mantenere una dottrina, pur adeguandosi ai tempi, con precisi riferimenti alle origini. Infatti tutte le istanze che tendevano a modificarne la struttura dottrinaria originaria sono state sempre, anche se spesso non nell’immediato, eliminate ed espulse dall’interpretazione ortodossa.

Interessante è anche la citazione, che riportiamo di seguito, di un dimenticato libretto del rivoluzionario cinese Lin Piao.

Dal libro di Lin Piao “Guerriglia e guerra di popolo” si evince, infatti, come, pur in condizioni ben più difficili la corretta applicazione dei principi marxisti-leninisti abbiano permesso al popolo cinese di diventare libero e rispettato.

Questo è il brano che vogliamo citare:

Il compagno Mao Tsé-Tung tracciò la linea del Partito riguardo al fronte unito nazionale anti-giapponese partendo da questa analisi delle classi della società cinese: operai contadini e piccola borghesia cittadina, volevano che la Guerra di Resistenza fosse portata fino in fondo; essi rappresentavano la forza principale di questa guerra, il complesso delle masse che volevano l’unità ed il progresso.

La borghesia si divideva in borghesia nazionale, che era la maggioranza, mancava di decisione, esitava costantemente e contraddizioni di classe la opponevano agli operai; tuttavia essa era, in una certa misura, attiva nella lotta antimperialista ed era nostra alleata nella Guerra di Resistenza. La borghesia << compra-dora», o burocratica, molto poco numerosa, occupava nel Paese una posizione di dominio. I membri di questa classe erano alle dipendenze di diverse potenze imperialiste, alcuni infatti erano filogiapponesi, altri filo-inglesi, altri filo-americani.

I filo-giapponesi, erano capitolardi, collaborazionisti ufficiali o segreti. I filoinglesi ed i filo-americani che erano fino ad un certo punto d’accordo sulla resistenza al Giappone, ma anche desiderosi di far concessioni al Giappone, erano privi di fermezza nella resistenza e, per la loro natura, erano ostili al Partito comunista ed al popolo.

I proprietari terrieri erano divisi in diverse categorie: i grandi, i medi ed i piccoli. Tra i grandi proprietari, alcuni divennero dei collaborazionisti, altri scelsero la resistenza, sia pure con estrema esitazione.

Molti tra i medi e piccoli proprietari vollero la resistenza, ma contraddizioni di classe li opponevano ai contadini.

Rispetto a rapporti di classe così complessi, il nostro Partito attuò, nel senso del fronte unito, una politica di unità e allo stesso tempo di lotta: ovvero unità con tutte le classi e con tutti gli strati antigiapponesi, ricerca di alleanze, sia pur provvisorie ed instabili, riconciliazione, attraverso appropriate misure politiche, dei rapporti esistenti tra le classi e gli strati anti-giapponesi, per funzionalizzarli allo scopo supremo: la resistenza anti-giapponese. Bisognava però attenersi, al contempo, al principio dell’indipendenza del Partito, dando ogni possibile importanza alla mobilitazione senza riserve delle masse e all’accrescimento della forza del popolo, ed ingaggiando tutte le battaglie necessarie contro ogni atto che avesse potuto pregiudicare la resistenza, l’unità ed il progresso.

La politica del fronte unito nazionale anti-giapponese scelta dal nostro Partito si diversificava tanto chiaramente dall’opportunismo di << destra ›› di Tchen Tusien che voleva soltanto l’unità e non la lotta, quanto dallo opportunismo << di sinistra ›> di Wang Ming che voleva solo la lotta e non l’unità. Il nostro Partito trasse la lezione dagli errori di queste due deviazioni e stabilì così una politica, allo stesso tempo, di unità e di lotta.

Il nostro Partito fece delle revisioni alla sua linea politica per unificare tutti i partiti anti-giapponesi, ivi compreso il Kuomintang, e tutti gli strati anti-giapponesi, per la lotta in comune contro l’invasore. Ci dichiarammo pronti a lottare per la realizzazione completa dei tre principi rivoluzionari del popolo formulati da Sun Yat-sen. Il governo della nostra base rivoluzionaria dello Shansi-Kausu-Niughsia, assunse il nome di Governo della Regione speciale dello Sheusi-Kausu-Ninghsia della Repubblica della Cina. La nostra Armata rossa degli Operai e dei Contadini entrò a far parte dell’Armata rivoluzionaria nazionale, con il nome di VIII Armata di Marcia e di Nuova IV Armata. La nostra politica agraria di confisca delle terre dei proprietari fondiari fu mutata in politica di riduzione dei canoni di affitto e del tasso di interesse. Nelle nostre basi d’appoggio, attuammo il sistema dei « tre terzi» (6), nella composizione degli organi di potere, integrandoli con rappresentanti della piccola borghesia, della borghesia nazionale, dei nobili illuminati e con membri del Kuomintang, che erano per la resistenza al Giappone e che non combattevano il Partito Comunista.

(6) Il «sistema dei tre terzi » chiariva la politica del fronte unito del Partito comunista cinese durante la Guerra di Resistenza contro il Giappone, per quanto riguardava la formazione degli organi di potere nelle regioni liberate. Gli organi del potere democratico anti-giapponese comprendevano membri del Partito comunista, progressisti di sinistra e elementi di centro o altri, nella proporzione di un terzo per ognuno di questi gruppi.

Conformemente ai principi del fronte unito nazionale anti-giapponese, furono apportate appropriate modifiche alla nostra politica in fatto di economia, tasse lavoro, salario, per quanto riguarda la lotta contro i traffici, e per i diritti del popolo, la cultura e l’insegnamento.

Parallelamente a queste modifiche della linea politica, mantenemmo l’indipendenza del Partito Comunista, dell’armata popolare e delle basi di appoggio.

Esigemmo dal Kuomintang la mobilitazione generale in tutto il paese, la riforma delle istituzioni politiche, la realizzazione della democrazia, il miglioramento delle condizioni di vita del popolo, la distribuzione delle armi alle masse, la resistenza antigiapponese su scala nazionale. D°altra parte, senza pietà combattemmo la politica di resistenza passiva al Giappone e di lotta attiva al Partito Comunista condotta dal Kuomintang, come pure, la sua repressione del movimento popolare di resistenza antigiapponese, e le sue trattative tendenti al compromesso e alla capitolazione.

L’esperienza storica ci insegna che- facilmente si cade nell’errore «di sinistra» allorchè il Partito corregge gli errori « di destra » e negli errori « di destra » allorchè vengono superati gli errori « di sinistra ».

La rottura con la cricca dominante del Kuomintang portò agli errori « di sinistra » e l’unità con esso agli errori « di destra ».

Dopo la lotta contro l’opportunismo « di sinistra » e la formazione del fronte unito nazionale anti-giapponese, l’opportunismo « di destra », cioè il capitolazionismo, divenne il pericolo principale all’interno del Partito.

Wang Ming, che nel periodo della « Seconda guerra civile rivoluzionaria », era stato il rappresentante dell’opportunismo di « di sinistra», passò, allo inizio della resistenza antigiapponese all’estremo opposto, divenendo il rappresentante dell’opportunismo di destra, cioè del capitolazionismo.

Egli oppose, alla giusta linea ed alle giuste scelte politiche del compagno Mao Tsé-Tung, una linea fondamentalmente capitolazionista. Egli voleva rinunciare alla guida del proletariato nel fronte unito nazionale antigiapponese e lasciare al Kuomintang tale attività.

Sostenendo che « tutto passava per il fronte unito » e che « tutto era subordinato al fronte unito », in realtà intendeva che tutto dovesse passare per Ciang Kaischek e per il Kuomintang e che ogni cosa dovesse essere sottoposta alle loro decisioni. Egli era contro la mobilitazione senza riserve delle masse, contro l’attuazione delle riforme democratiche, contro il miglioramento delle condizioni di vita degli operai e dei contadini e mise in forse l’alleanza sulla quale si basava il fronte unito. Rifiutava le basi d’appoggio delle forze popolari rivoluzionarie dirette dal Partito comunista e voleva che queste forze si trasformassero in meteore, i cui attacchi si sarebbero dovuti interrompere. Rifiutava l’armata popolare diretta dal Partito Comunista e voleva consegnare le forze armate rivoluzionarie, cioè tutto ciò che il popolo possedeva, nelle mani di Ciang Kai-schek. Respingeva la direzione del Partito comunista ed esaltava l’alleanza della gioventù comunista con quella del Kuomintang, favorendo un desiderio di Ciang Kai-schek: quello dell’assorbimento del Partito comunista. Personalmente Wang Ming «si faceva bello e si recava da Ciang Kai-schek » nella speranza di ricevere qualche incarico. Era un puro e semplice revisionista. Se si fosse seguita una simile linea politica, il popolo cinese non avrebbe potuto far trionfare la sua Guerra di Resistenza né tanto meno, su scala nazionale, ottenere la futura vittoria.

Questa linea revisionista di Wang Ming per un certo periodo danneggiò la causa rivoluzionaria del popolo cinese durante la Guerra di Resistenza. Ma la direzione del compagno Mao Tsé-Tung si era saldamente affermata nel comitato Centrale del Partito, Tutti i marxisti-leninisti con Mao Tsé-Tung alla loro testa combatterono inflessibilmente gli errori di Wang Ming, errori che in breve tempo furono superati. Così, l’errata linea di Wang Ming non poté mettere più in grave pericolo la causa del Partito né danneggiarlo più a lungo.

Ciang Kai-schek, questo professore a rovescio, ci aiutò a superare gli errori di Wang Ming. Ci diede molte lezioni a colpi di cannone e di mitragliatrice.

La più grave fu l’incidente dell’Anhuei del Sud, del gennaio 1941. Per l’errore di certi dirigenti che, contrariamente alle istruzioni del Comitato centrale del Partito, applicavano la linea revisionista di Wang Ming, le unità della Nuova IV Armata di stanza nell’Anhuei meridionale furono improvvisamente attaccate da Ciang Kai-schek, subirono pesanti perdite, ed un certo numero di valorosi combattenti rivoluzionari furono massacrati dai reazionari del Kuomintang. Le sanguinose lezioni ricevute hanno aiutato molti nostri compagni ad acquistare chiarezza e capacità nel distinguere la linea politica giusta da quella sbagliata.

Oggi queste situazioni politiche sono impossibili da ripetere, infatti i problemi di espulsione di deputati e senatori del M5S non sono comparabili con quelle situazioni in quanto manca la base ideologica del movimento: il loro progetto è un’evanescente immagine di un programma che somiglia più alle idee dei “liquidatori”  che ad un progetto politico.

L’unico consiglio che possiamo dare loro è di mantenere almeno la coerenza con quel poco che hanno.

Naturalmente parliamo di M5S in quanto è l’unico soggetto politico con idee, gli altri sono gruppi di potere organizzati destinati a sparire in un tempo più o meno lungo a seconda delle condizioni esterne ad essi (economia mondiale, economia italiana, organizzazione del sistema di comunicazione, ecc.).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: