REFUTATION OF SOLIPSISM – Confutazione del solipsismo

30 Mag

Origine dell'attività dei chiropratici

Riportiamo di seguito la traduzione di un appunto di Frank Plumpton Ramsey su “Confutazione del solipsismo” dal testo originale pubblicato a cura della prof.ssa Maria Carla Galavotti nel libro “Notes on Philosophy, probability and mathematics – ed. Bibliopolis.

Fa parte di appunti correlati con le discussioni delle teorie di Carnap e di Ludwig Wittgenstein.
Al termine viene riportato il testo originale. Ogni contributo a migliorare la traduzione è benvenuto.

Confutazione del solipsismo

Il solipsismo nel senso comune, non consiste, come ad esempio nel mondo primario di Carnap, nelle mie esperienze passate presenti e future. 

Per questi il mondo primario è il mondo su cui ora sto pensando; in questo le mie esperienze come un bambino di un anno, sono coinvolte non più di quanto lo siano quelle di mio fratello ad un anno. Nemmeno io le ricordo, e nemmeno hanno alcun legame essenziale con la mia attuale esperienza. Tale collegamento potrebbe far ritenere di poter mentire nel tempo. La serie temporale data  si estende all’infinito in entrambe le direzioni e le mie esperienze infantili sono quello che suppongo occupino una certa parte di questa serie storica; non di mio fratello ; posso solo collocarlo in qualche altra serie e dato che non conosco altre serie esse non devono essere reali.

Ma in realtà la serie storica data è rotta ogni volta che “perdo coscienza”, il “sé” che si sveglia non è nella sua essenza ma solo esteriormente collegato con il “sé” che va a dormire, nel senso che ha ricordi che riproducono le esperienze del passato di sé.

(Ed è collegato con ciò attraverso il corpo).

Vi è un problema difficile circa il significato dell’identità personale: si costituisce per la continuità, la memoria, il possesso dello stesso corpo o cosa?

Nessuna combinazione di questi sembra soddisfacente; siamo quindi portati a supporre che, l’essere mio è un qualche attributo fondamentale, ma non si può scoprire nessun  attributo di tal genere. Il solipsista propone di tagliare questo dilemma, dicendo che “me” ha un significato fondamentale, ma ancora non rappresenta un attributo; quello che significa è che una dichiarazione sull’esperienza di “me”  deve essere interpretata letteralmente, uno deve interpretarlo sulle sue esperienze come riferite in fin dei conti in un modo molto complicato a “me”.

Ma se così fosse, dovremmo fare una differenza che non possiamo assolutamente fare  tra ciò che noi chiamiamo noi stessi e le altre persone ; ad esempio se ho preso in considerazione l’ipotesi che nella notte io e mio fratello avessimo cambiato la nostra collocazione spaziale e ci svegliamo ciascuno con il corpo, i ricordi, il carattere, le abitudini,  ecc .. dell’altro. Dovrei comprendere che  sarebbe una ipotesi assurda, che un tale cambiamento non sarebbe un vero cambiamento. Ma secondo il solipsista dovrebbe essere immediatamente comprensibile come un cambiamento della massima importanza. Ancora, suppongo che mi abbiano offerto un farmaco che dovrebbe cambiare una parte del mio cervello in modo tale che io non perda tutti i miei ricordi, ma acquisisca un carattere ed una intelligenza molto più raffinati.  Nel decidere se accettare l’offerta, dovrei avere  chiaro di cosa volevo e consideravo importante, e dovrei avere la necessità di una chiara analisi delle proposizioni. Tale decisione, infatti, sarebbe quella in cui la filosofia dovrebbe assumere un certo valore nel liberare le parole da associazioni emotive irrilevanti, e che ci permetta di usarle in modo chiaro e preciso.

Ora, se il solipsista è nel giusto quello che dovrebbe essere di importanza cruciale per la mia decisione sarebbe il mio punto di vista sulla questione se, la nuova intelligenza e il carattere più raffinato, sarebbe o non sarebbe davvero essere me stesso.

Eppure questo è chiaramente solo una questione verbale. “Me” è un termine vago, il cui significato deve essere definito con maggiore precisione. In pratica possiamo decidere che cosa è o non è “me” perché non sorgano alcuni possibili casi. Proprio come sappiamo se qualche animale che normalmente incontriamo è o non è un cane; anche se sarebbe stato possibile incontrare animali, riguardo ai quali non si può dire sicuramente se erano cani perché il termine cane non è definito con precisione.

Così è con il “me”, la sua definizione comporta tre elementi, l’identità fisica, la memoria e la continuità temporale di esperienza ciascuno dei quali potrebbe essere  la base di un esatto concetto o maggiormente esatto concetto. Usiamo la parola a volte in modo vago, a volte con precisione, in un senso o nell’altro come ad esempio l’identità dopo la morte significa memoria; l’identità di un uomo che ha perso la memoria significa identità fisica primaria. Il solipsista d’altra parte deve supporre il “me” per averne un uso fondamentale e preciso, rispetto al quale si tratta di una questione chiara se la nuova persona è o non è me, e a cui non si risponde con i fatti noti come la persistenza del corpo, ma con la perdita di memoria (e di continuità se un farmaco mi manda a dormire). Penso che sia chiaro che non vi è alcun senso di questo genere.

L’argomento che prestiamo attenzione ad altre persone non è buono, potremmo godere di allegre immagini speculari. Ma la filosofia dovrebbe insegnarci ad essere indifferenti alle smorfie di immagini speculari, non certo preoccuparsi di queste quando non le stiamo cercando. Dobbiamo prendere sul serio il nostro solipsismo.

L’esperienza ha un soggetto indispensabile a meno che non sia atemporale; “ora” è il soggetto che conosce se stesso.

(6) Non credo che le altre persone siano automi; perché io uso la mia esperienza per prevedere la loro azione, e sarebbe troppo esagerato per eliminare l’esperienza di questo processo di inferenza e ricomporla in termini di sconosciuti stati corporei. E’ X un automa tende a sembrare una domanda assurda? Ma non priva di significato, ma semplicemente perché la risposta è no (a meno che non vi sia motivo di pensarla così). Se ho costruito un uomo dovrei supporre che lui abbia coscienza per la regola “stessa causa medesimo effetto” a meno che non vi siano motivi per ritenere il contrario.

Non si può provare se X è un automa (cioè se ha coscienza di sé è davvero inutile che sia così difficile da credere) le prove abituali sarebbero inutili in rapporto ad un punto di vista  “come se”. Ma non si può provare la memoria, con i metodi usuali, per esempio,  queste sono le cose  che ricordo di averci messo dentro potrebbe distruggere le nostre convinzioni in rapporto al punto di vista “come se”.

 6 [Le seguenti note sono ancora parte del documento 005-18-O3 della raccolta.

Il fatto che essi sono scritti su carta diversa, tuttavia, suggerisce che probabilmente non ne rappresentano il seguito .]

E questo è il testo originale:

REFUTATION OF SOLIPSISM

Solipsism in the ordinary sense in which as e.g. in Carnap the primary world consists of my experiences past present and future will not do.

For this primary world is the world about which I am now thinking; into this my experiences as a child of one year enter no more than do those of my brother at one year. Neither do I remember, and neither have any essential link with my present experience. Such a link might be supposed to lie in time. The given time-series extends infinitely in both directions and my childish experiences are what I suppose to occupy a certain portion of this time series; my brother’s I do not; I can only locate them in some other series and since I know no other series they must be fictitious.

But in fact the given time series is broken whenever I “lose consciousness”; the self that wakes up is not essentially but only externally connected with the self that goes to sleep, in that it has memories which reproduce the experiences of the past self.

(And is connected with it through the body).

There is a difficult problem as to the meaning of personal identity: is it constituted by continuity, memory, possession of the same body or what?

No compound of these seems satisfactory; we are therefore inclined to suppose that to be mine is some fundamental attribute, but can discover no such attribute. This dilemma the solipsist proposes to cut, by saying that “mine” has a fundamental meaning but yet does not mean an attribute; what it means is that a statement about “my” experiences is to be interpreted literally, one about his experiences as referring ultimately in a highly complicated way to “mine”.

But if this were so, we should make a difference we do not in the least make between what we call ourselves and other people; e. g. if I considered a hypothesis that in the night my brother and I should change places waking up each with the other’s body, memories, character, habits etc…. I should see that if was a nonsensical hypothesis, that such a change would be no real change. But according to the solipsist it should be immediately intelligible as a change of the highest importance. Again suppose I were offered a drug which should I change part of my brain in such a way that I should lose all my memories, but acquire a much finer character and intellect. In deciding whether to accept the offer, I should have to get clear as to what I really wanted and valued, and should need a clear analysis of propositions. Such a decision would in fact be one in which philosophy would be of some value in liberating words from irrelevant emotional associations, and enabling us to use them clearly and accurately.

Now if the solipsist is right what should be of crucial importance to my decision is my view as to whether, the new mind of finer character and intellect would or would not really be me.

Yet this is clearly a verbal question only.  “Me” is a vague term, whose meaning must be more precisely defined. In practice we can decide what is or is not “me” because certain possible cases do not arise. Just as we know whether any animal we ordinarily meet is or is not a dog; though it would be possible to meet animals, with regard to which we could not say definitely whether they were dogs because the term dog is not accurately defined.

So it is with “me”; its definition involves 3 elements, physical identity, memory and temporal continuity of experience each of which might be made the basis of an exact or rather a more exact concept. We use the word sometimes vaguely, sometimes definitely in one sense or the other e. g. identity after death means memory; identity of a man who  has lost his memory means primary physical identity. The solipsist on the other hand must suppose “me” to have a fundamental and precise use, with regard to which it is a clear question whether the new person is or is not me, and which is not answered by the known facts as to permanence of body but loss of memory (and continuity if the drug sends me to sleep). I think it is clear that there is no sense of this sort.

The argument that we mind about other people is not a good one; we might enjoy cheerful mirror images. But philosophy should teach us to be indifferent to the grimaces of mirror images; certainly not to worry about them when we aren’t looking at them. We should have to take our solipsism seriously.

Experience has essential a subject unless it is timeless; “now” is the subject which knows about itself.

(6) I do not believe other people are automata; for I use my experience to forecast their action, and to eliminate experience from this process of inference and recast it in terms of unknown bodily states would be too far fetched. Is X an automaton is apt to seem an absurd question? but not as meaningless but simply because the answer is no (unless there is reason to think so). If I made a man I should suppose him to have consciousness by same cause same effect unless there were reason to contrary.

It cannot be tested whether X is an automaton (that is if consciousness is really useless which is so hard to believe) for the usual tests would be unavailing against an “as if” view. But nor can memory be tested, for the usual tests e.g. that things are as I remember to have put them would break us against an as if view.

 

6 [The following notes are still part of document 005-18-O3 of the RC.

The fact that they are written on different paper, however, suggests that they probably do not follow on.]

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