The continuity of visual space – La continuità dello spazio visivo

19 Mag

Schermata 80Riporto di seguito la traduzione di un appunto di Frank Ramsey pubblicato in “Notes on Philosophy, Probability and Mathematics edited dalla prof.ssa Maria Carla Galavotti – edizione Bibliopolis.

L’appunto riguarda da vicino il concetto di significato. Le considerazioni di Ramsey sull’argomento hanno considerevolmente influenzato la ricerca sul significato di L. Wittgenstein e determinato, almeno in parte, il paragrafo 43 (e segg.) delle Ricerche Filosofiche come sotto indicato:

43. Per una grande classe di casi- anche se non per tutti i casi – in cui ce ne serviamo, la parola «significato›› si può definire così: Il significato di una parola è il suo uso nel linguaggio. E talvolta il significato di un nome si definisce indicando il suo portatore.

Come si vede già qui si osserva che questa è una lectio facilis e sarà negli appunti delle Osservazioni sulla filosofia della psicologia che terrà maggiormente conto anche  della signorile sfottitura di Ramsey in relazione alle sue precedenti opinioni sul significato.

E questa è la traduzione (ogni contributo a migliorarla è benvenuto).

La continuità dello spazio visivo1

1 Le seguenti note si riferiscono agli argomenti trattati in L. Wittgenstein, Philosophische Bemerkungen Par. 134 -138

La continuità dello spazio visivo è coinvolta nel fatto che sono possibili continue transizioni di colore. In uno spazio discreto “il colore continuamente variabile sarebbe un nonsenso”.

Questo non è però l’intero significato della continuità dello spazio, questo apparirebbe evidente anche se ci fossero solo due colori nelle infinite possibilità di comparire di questi due colori.

Penso che il colore sia composto da due serie di indefinibili

1) qualità rosso, ecc

2) differenza e somiglianza.

Se due luoghi hanno queste caratteristiche devono avere lo stesso colore, ma non viceversa.

Questo è il mondo del colore, come siamo in grado di descriverlo e così il mondo che descriviamo, il nostro mondo.

Un sistema di “colori esatti”, sia finito o infinito nel numero da cui dipendono somiglianza e differenza, è una costruzione. Possiamo fare una costruzione psicologica che comprende il significato, e dire che intendiamo le cose in questo modo, ma non è così nel mondo primario.

Il nostro mondo è limitato verso l’interno dai limiti della nostra lingua così come verso l’esterno.

( Il significato stesso esiste nel mondo primario?). Una grande difficoltà nella differenza di colore, la sensazione che è dipendente dalla mente.

Significa (almeno così sembra) “sentivo essere diversi” e due colori non possono essere sentiti essere diversi a meno che non se ne faccia esperienza contemporaneamente ∴ c’è il dubbio se si applichi tra passato e presente, ecc.

La radice di questo è che noi prendiamo la differenza non per una relazione, ma per una sensazione, una sensazione di transizione causata dal passaggio dall’uno all’altro.

Ma se qui c’è solo una sensazione, allora la relazione è una causa sconosciuta e nessuna parte del mondo primario.

Oppure possiamo dire che c’è un relazione e una sensazione, e la sensazione è un nome per la relazione. Possiamo solo dire che una cosa è di colore rosso se è di fronte a noi, ma può essere di colore rosso senza essere di fronte a noi, e così possiamo solo sentire le cose diverse se ci sono davanti.

Ma poi il collegamento tra differenza e sentimento dovrebbe essere accidentale, e così in effetti credo che sia. Non potremmo sentire due note identiche che non lo erano se non avessimo partecipato con grande attenzione?

Quello che (Wittgenstein) scrive con insistenza è il comprendere; sentire una frase e capirla non sono la stessa cosa. E si possono capire le parole separatamente, ma non nel suo insieme; proprio questo riguarda il caso più chiaro di comprensione del complesso, molto più preciso di un pezzo musicale.

Che cosa allora è la comprensione di una frase? È evidente che pensiamo di comprendere in forza di una differenza di sensazione, che è in qualche misura, ma non infallibilmente un criterio di comprensione reale – che è una questione di essere in grado di fare deduzioni corrette ecc. non di pensare al significato in un senso non analizzabile.

Esempio: Per capire “Ci sono 1.037.523 disoccupati” si deve solamente avere sufficiente familiarità con il sistema dei numeri per poter dire: “Oh, allora è aumentata”, ecc. Non posso pensare a 1.037.523, salvo che utilizzando correttamente “1.037.523”.

Non capire una frase, quando comprendiamo tutte le parole; dovrebbe essere letto come “quando vogliamo comprendere tutte le parole in un contesto separato semplice “. Una parola è solo una parte di una proposizione.

Comprendere una frase è un Einheit des Zusammenwirkens (unità di interazione); aRb, bRa hanno significati diversi.

Ma non c’è nessun mistero in questo, succede con il telefono automatico e non può comportare “comprensione”.

Il telefono automatico infatti illustra alcuni aspetti del pensiero molto bene; ad esempio, comprendere le parole e così la frase, e se non fosse così ben fatto potrebbe illustrare l’insuccesso nel comprendere se si è composto il numero troppo velocemente. Quello che non illustra è la plasticità e l’estensibilità. Esso non va oltre 9999; ci sembra di non avere un limite superiore; o è semplicemente che non ne siamo coscienti.

In generale conoscere ciò che intendiamo è come conoscere come è fatto il retro della scatola ; sappiamo quello che potrebbe elaborare, e sappiamo che è solo nel senso che possiamo dire.

Un uomo dice “tut-tut” a se stesso; poteva lasciare sviluppare il suo pensiero e quindi sa realmente che cosa significa, e dal momento che poteva fare questo, dice abbastanza correttamente che sa in termini disposizionali cosa intendesse. Lui ha l’immagine di un uomo; sa se ha significato per tutti gli uomini o per il signor X o per gli inglesi. Questo non deve dipendere da un dettaglio; ha bisogno solo di consentire che il simbolo si espanda.

Se un’immagine può significare varie cose ci deve essere qualcos’altro che va oltre l’esperienza che ne fissa il significato, o il suo significato è una costruzione molto elaborata in termini di causalità mnemonica.

Dobbiamo inserire un cuneo tra conoscenza e la descrizione; il confine sottile può essere il tempo con cui noi non ci siamo familiarizzati e ancora non conosciamo se non in base alla descrizione.

Il giudizio richiede tempo, ma non è quindi sul tempo, proprio come ciò che è scritto nello spazio non riguarda sempre lo spazio. Ma dire “non ci sono fatti nel tempo” è sciocco come dire “non posso parlare affatto” cfr. Jane (figlia di Ramsey). Oppure? è un dato di fatto istantaneo.

Nota: sembra che secondo F. Ramsey esista un mondo “primario” di cui abbiamo una conoscenza limitata ed un mondo secondario” che è la nostra rappresentazione del mondo primario. La descrizione di entrambi avviene tramite la nostra lingua ed è definita in relazione al mondo interiore e approssimata se riferita al mondo “primario” o esterno a noi. Da qui l’inconoscibilità, se non in forma approssimata del mondo esterno che risulterà oggettivamente esistente, ma da noi esplorato nell’immagine che ci rappresentiamo.

Questo è il testo originale:

The continuity of visual space 1

1 The following notes are related to the topics discussed in L. Wittgenstein, Philosophische Bemerkungen Par. 134 -138

The continuity of visual space is involved in the fact that continuous transitions of colour are possible. In a discrete space “continuously varying colour would be nonsense”.

This is not however the whole meaning of the continuity of space, for this would appear even if there were only two colours in the infinite possibilities of appearance of these two colours.

I think colour consists of two set of indefinables

1) qualities red, etc.

2) difference and likeness.

If two place are like they must have the same colour but not conversely.

This is the world of colour as we are capable of describing it and so the world we describe, our world.

A system of “exact colours” whether finite or infinite in number on which likeness and difference depend is a construction. We can make a psychological construction which includes meaning, and say we mean things in it but this is not so in the primary world.

Our world is limited inwards by the limits of our language as well outwards.

(? does meaning itself exist in primary world). A great difficulty in colour difference, is a feeling that it is mind dependent.

It means (so it seems) “felt to be different” and two colours cannot be felt to be different unless they are experienced together ∴ doubt as to whether applicable between past and present etc.

The root of this is that we take difference for not a relation but a feeling, a transitional feeling caused by passing from one to another.

But if there is only a feeling, then the relation is an unknown cause and no part of the primary world.

Or can we say there is a relation and a feeling, and the feeling is a name for the relation. We can only say a thing is red if it is in front of us, but it can be red without being in front of us; and so we can only feel the things different if they are in front.

But then the connection between difference and feeling would have to be accidental; and so indeed I think it is. Could we not feel two notes identical which were not if we were not attending hard?

What they harp on is understanding; to hear a sentence and to understand it are not the same. And one can understand the words separately but not as a whole; indeed this is about the clearest case of apprehension of a complex; much more definite than a tune.

What then is understanding a sentence? It is evident that we think we understand on the strength of a feeling difference, which is to some extent but not infallibly a criterion of real understanding – which is a matter of being able to make correct deductions etc. not of thinking of meaning in an unanalysable sense.

e.g. To understand “There are 1,037,523 unemployed” I merely must be familiar enough with the number system to be able to say “Oh then it has increased” etc. I cannot think 1,037,523, except by properly using “1,037,523”.

Not understanding a sentence, when we understand all the words; should be read as “when we would understand all the words in separate simple contexts”. A word is only part of a preposition.

Understanding a sentence is an Einheit des Zusammenwirkens; aRb, bRa have different meanings.

But there is no mystery in this, it happens with the automatic telephone and cannot involve “apprehension”.

The automatic telephone indeed illustrates some aspects of thought very well; e.g. understanding the words and so the sentence, and if it were not so good it might illustrate failure to understand if you dialled too fast. What it does illustrate is plasticity and extensibility. It does not go beyond 9999; we seem to have no upper limit; or is it merely that we are not conscious of it.

In general knowing what we mean is like knowing what the back of the box is like; we know what might develop, and we know only in the sense that we could say.

A man says “tut-tut” to himself; he could let his thought develop and so know actually what he means; and since he could do this he says quite correctly that he knows dispositionally what he means. He has an image of a man; he knows whether it is meant for all men or for Mr. X or for Englishmen. This need not depend on a fringe; he needs only to let the symbol expand itself.

If an image can mean such various things there must be either something else going on outside experience which fixes what it means, or its meaning is a very elaborate construction in terms of mnemonic causation.

We must drive a wedge between acquaintance and description; the thin edge may be time with which we are not acquainted and yet we do not know it by description.

Judgement takes time, but is not therefore about time, just as what is written in space is not always about space. But to say “there are no facts in time” is silly it’s like saying “I can’t speak at all” cf. Jane (Ramsey’s daughter). Or? it is an instantaneous fact.

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