In first philosophy – In primo luogo in filosofia ….

2 Mag

messaggio_d_erroreLa seguente traduzione di un appunto di Frank Plumpton Ramsey è stata fatta dal libro “Notes on Philosophy, probability and mathematics” pubblicato dalla prof. Maria Carla Galavotti (ed. Bibliopolis).

Si tratta di una rivoluzionaria visione del mondo, successivamente accettata e fatta propria da L. Wittgenstein in (ad esempio) Zettel e Osservazione sui Colori. Supera il semplicismo scientifico galileiano negando che si possa stabilire che nel mondo siano scritte le sue leggi e che il compito dello scienziato sia quello di trovarle e renderle esplicite. Infatti i limiti del mondo sono le nostre costruzioni linguistiche (i giochi linguistici di Wittgenstein) e non è possibile costruire una volta per tutte un oggetto linguistico perfettamente definito. Questo ha implicazioni sociali e politiche importantissime. Infatti la tolleranza assoluta delle opinioni altrui nasce dall’impossibilità di definire come oggettiva qualsiasi regola venga definita e cancella qualsiasi intolleranza religiosa e ateistica in quanto il mondo del nostro linguaggio (ab intra) non potrà mai definire oggettivamente l’esistenza o l’inesistenza del trascendente in quanto ab extra. Di questo si potrà comunque parlare in quanto i mezzi per dare una costruzione linguistica a questi concetti è a disposizione di tutti con le dovute differenze nel presentare i propri giochi linguistici. Con queste note vengono distrutte le basi della filosofia della scienza che, con poca originalità, si propone di dare una risposta oggettiva a tutta la vaga ed incerta fenomenologia di questo mondo pretendendo con le parole di descrivere esattamente quanto non è in grado di dire con precisione.

Dal punto di vista sociale questo appunto nega che qualcuno possa sentirsi superiore ad altri perché sa fare giochi linguistici che lui ritiene più elaborati.

Questa antipatia per le concezioni dogmatiche (da professori pieni del proprio bagaglio di giochi linguistici elaborati) in termini sociali sposa il socialismo delle idee e quindi dei diritti fondamentali di ogni uomo che ha diritto al rispetto qualsiasi sia il cosiddetto suo livello culturale. In ogni uomo c’è una informazione linguistica diversa e quindi trascurarla o eliminarla del tutto è in ogni caso una perdita per tutti. Da qui l’obbligo di rispetto della vita di ogni persona perché in sé degna e importante per tutta l’umanità.

La logica formale porta al socialismo ed al rispetto della giustizia e, comunque, a definire come un vantaggio comune la solidarietà e una perdita l’egoismo di parte.

Questo è il testo tradotto (al termine viene riportato l’originale in inglese). Ogni contributo a migliorare la traduzione è benvenuto.

In filosofia in primo luogo

In filosofia in primo luogo quello che non possiamo dire non lo possiamo dire. I limiti del nostro linguaggio sono i limiti del nostro mondo 1.

1 Vedi L. Wittgenstein Tractatus Logico-philosophicus 5.6. Alcune questioni si riferiscono a Philophische bemerkungen cap. VIII e “Some Remarks on Logical Form”.

Il nostro mondo è quindi un unità vaga e la precisione è o una finzione o una costruzione.

Non possiamo usare le notazioni di Wittgenstein come “.3 rosso .7 blu”; che colore è? Non ne ho idea. Lo potrei capire solo traducendolo in termini comprensibili: ad esempio, potrebbe significare “il colore in p così e così”.

La nozione di migliorare il nostro simbolismo per descrivere meglio la realtà è un concetto realistico non  filosofico; è come ottenere una migliore immagine del mondo esterno, un progresso scientifico non è un progresso in filosofia. La standardizzazione dei colori della birra non è filosofia, ma in un certo senso si tratta di un miglioramento nel concetto, e un chiarimento del nostro pensiero.

Il punto è che questo è un miglioramento attraverso nuove definizioni, e non un chiarimento di quelle vecchie. Se abbiamo sempre compreso rosso e ora capiamo “cremisi” “scarlatto” e “vermiglio”, pensiamo che mettere “rosso” = “cremisi o scarlatto o vermiglio” definisca nello stesso modo in cui eravamo abituati a usare questo termine. Quindi, lo fa per noi ora, ma il nostro vecchio mondo era qualcosa di più semplice in cui cremisi, scarlatto e vermiglio non si verificavano e il rosso era abbastanza comprensibile, senza alcuna definizione in quei termini (cremisi, vermiglio e scarlatto). “Tutti i colori”, in passato significavano, tra gli altri, rosso, ma non cremisi, scarlatto, o vermiglio.

Noi siamo inclini a prendere “tutti i colori”, in un senso immaginario “tutte le sfumature esatte di colore” potremmo esprimerle, e spiegare rosso nel senso “di una tonalità tra r1 e r2“. Ma questa non è una spiegazione affatto reale, per queste esatte sfumature sono finzioni. (Basata su differenza-di-colore in modo oscuro fingendo come spesso accade che l’identità-di-colore sia transitiva quando non lo è). Al contrario “rosso” fa parte della spiegazione del “tra r1 e r2“.

Ciò non viene compreso attraverso una definizione che non può essere definita, è un semplice segno. “α significa Rb” è extra ab.

La radice di tutti i problemi è l’uso amorfo di variabili, i cui valori non possono essere dati. Ad esempio non possiamo usare la variabile uomo non conoscendo tutti gli uomini, ma siamo in grado di usare una posizione variabile i cui valori sono le coppie (x, y), che possono essere dati. I valori della posizione variabile non si deve, comunque, supporre che nuovamente coinvolgano variabili come nella teoria della descrizione di Russell.

E’ questo errore che porta all’idea che si possa spiegare la nozione di tempo, in generale, se solo siamo in grado di percepire nel presente e così familiarizzarci con il concetto di prima o di immediatamente prima. Usando quella attraverso una variabile possiamo quindi descrivere una serie temporale.

Ma tutto ciò che potevamo davvero descrivere sarebbero proprietà del prima, non le cose l’una prima dell’altra. E’ il vecchio errore di concepire “Prima di questo ha applicazione” come una proprietà del Prima.

Se immaginiamo le idee primitive in proposizioni di esperienza per essere entrambe qualità vaghe e relazioni di identità e differenza ci sembra di cavarcela abbastanza bene. L’identità nel colore ecc. naturalmente non è transitiva; e neppure lo è qualunque proposizione della forma se a è identico a rosso a è rosso.

[Se è vero che qualsiasi cosa identica a x è rosso possiamo chiamare x rosso centrale, e dal momento che x è identico a se stesso, se è rosso centrale è rosso. Ma questo “qualsiasi qualcosa”, cosa significa? Siamo proprio in una teoria.]

Le sole tautologie, a parte la simmetria di identità, non sono in grado di  essere sia rosso sia verde, ecc. …, e, ad esempio se un oggetto è rosso scuro è rosso.

Una nuova esperienza significa una esperienza diversa non una nuova qualità.

Esperienze dei diversi sensi sono differenti.

L’unica variabile oltre la variabile esperienza è la variabile qualità, le cui occorrenze sono tutte note. Una nuova qualità non ha senso se non in teoria; se io sono daltonico il rosso è per me un concetto teorico, una causa sconosciuta per cui il colore sia causa di osservazioni delle persone.

Ma se i miei occhi sono aperti, io considererò le mie proposizioni intorno a  tutte le qualità che siano state  false se non è vero che il colore sia rosso. Ma questa è una nuova interpretazione di ciò. Noi cambiamo continuamente il significato dei nostri termini in questo modo, e condanniamo i nostri pensieri passati ingiustamente. Ad esempio se una persona ingenua vede un bastone che sembra piegato nell’acqua; non gli è chiaro  che la sua osservazione “il bastone è piegato” sia falsa. Per lui dirgli che era dritto potrebbe significare, tra l’altro, che sembrava dritto.

(Certo che sbaglia a pensare che lo sentirebbe piegato, ma supponiamo che non si tratti affatto di qualcosa avente a che fare con la sensazione per esempio se lui dice che la luna è più grande quando si alza. In questo caso non poteva mascherare l’errore mediante un piccola barriera come prima. Egli deve essersi sbagliato nei fatti in qualche modo, a meno che la sua teoria si adatti a tutti i fatti, ma in che modo non è chiaro).

Questa sorta di solipsismo è epistemologico non metafisico; i limiti del mio mondo sono dati dai limiti del mio linguaggio, questi non devono in alcun modo coincidere con quelle che vengono chiamate le mie esperienze. Nel “le mie esperienze” si possono includere molte invenzioni, e ancora una volta non abbracciare tutto quello di cui posso parlare.

Questo non posso dire di ciò  di cui non posso parlare  che  dopotutto non è così terribile

E’ davvero pari a questo; non posso descrivere nulla che non posso nominare. E questo è sicuramente assurdo Allora, dove siamo? Forse, malgrado ciò non è  assurdo. Posso descrivere un uomo senza essere in grado di nominarlo; ma ciò di cui parliamo non sono gli uomini. Anche il nome di un uomo  è comunque solo un’altra descrizione; nel solo senso in cui io posso effettivamente nominare un uomo io lo posso fare ogni volta che lo posso descrivere, ma ciò potrebbe dover essere un nuovo nome.

Può il rosso essere definito come “un po’ come questo”?

? Che cosa è questo? una immagine? ma se non è immagine, che cosa è allora? Giudizio critico simile su esattamente come questo, o quello o ….

Il passato è in qualche modo conservato nella nostra conoscenza di esso; infatti è conservato in una immagine successiva come è ovvio nell’ascolto della musica. Ma a parte l’immagine, se dico “questo si è mosso” questo è causato da due stati uno precedente e un successivo, e registra sia il passato sia il presente. In luogo di “Devo essere in grado di percepire il passato”, cerchiamo di sostituire “io posso effettivamente registrare il passato”.

Questo è il testo in inglese:

In first philosophy

In first philosophy what we cannot say we cannot say. The limits of our language are the limits of our world. Our world is therefore a vague one and the precise is a fiction or construction.

We cannot use Wittgenstein’s notations like “.3 red .7 blue”; what colour is that? I have no idea. I could only understand it by translating into intelligible terms: e.g. it could mean “the colour on p so-and-so”.

The notion of improving our symbolism to picture reality better is a realist notion not a philosophical one; it is like getting a better picture of the external world, a scientific progress not a progress in philosophy. The standardisation of the colours of beer is not philosophy, but in a sense it is an improvement in notation, and clarification of our thought.

The point is it is an improvement through new definitions, and not a clarification of old ones. If we always understood red and now understand “crimson” “scarlet” and “vermillion”, we think that putting “red” = “crimson or scarlet or vermillion” defines how we used to use it. So it does to us now; but our old world was a simpler one in which crimson, scarlet and vermillion did not occur and red was quite clear without any definition in terms of them. “All colours” in the past meant red inter alia but not crimson, scarlet, or vermillion.

We are apt to take “all colours” in a fictitious sense “all exact shades of colour” we could express it, and explain red as meaning “of a shade between r1 and r2“. But this is not real explanation at all, for these exact shades are fictions. (Based on colour-difference in an obscure way pretending as so often that colour-identity is transitive when it is not). On the contrary “red” is part of explanation of “between r1 and r2“.

What is not understood via a definition cannot be defined; it is a simple sign. “α means Rb” is ab extra.

The root of all trouble is the amorphous use of variables, whose values cannot be given. E.g. we cannot use a variable man not knowing all man, but we can use a variable position whose values are pairs (x,y) which can be given. The values of the variable position must not, however, again be supposed to involve variables as in Russell’s Theory of Description.

It is this mistake which leads to idea that we can explain the notion of time in general, if only we can perceive it in the present and so get acquainted with the notion of before or immediately before. Using that with a variable we can then describe a time-series.

But all we could really describe would be properties of before; not things before one another. It is the old mistake of conceiving “Before this has application” as a property of before.

If we imagine the primitive ideas in propositions of experiences to be both vague qualities and relations of identity and difference we seems to get along fairly well. Identity in colour etc. is of course not transitive; nor is any proposition of the form if a is identical with a red a is red.

[If it is true that anything identical with x is red we can call x centrally red, and since x is identical with itself if it is centrally red it is red. But this “anything” means what? We are already in a theory.]

The only tautologies, apart from the symmetry of identity, are nothing can both be red and green … etc., and e.g. if a thing is dark red it is red.

A new experience means a different experience not a new quality.

Experiences of different senses are different.

The only variable beyond the variable experience is the variable quality, all whose instances are known. A new quality is nonsense except in theory; if I am colourblind red is to me a theoretical idea, an unknown cause of people’s remarks.

But if my eyes are opened, I shall regard my propositions about all qualities as having been false if not true of red. But this is a new interpretation of them. We constantly change the meaning of our terms in this way, and condemn our past thoughts unjustly. e.g. if an innocent sees a stick looking bent in water; it is not clear that his remark “the stick is bent” is false. For him to say it was straight might mean inter alia that it looked straight.

(Of course he is wrong in thinking it would feel bent; but suppose there is no question of feeling it e.g. if he says the moon is bigger when rising. Here again he could not blot it out by as a small an obstacle as before. He must be wrong in fact in some way unless his theory fits all the facts, but in what way is not clear).

This sort of solipsism is epistemological not metaphysical; the limits of my world are given by the limits of my language, these need by no means coincide with what are called my experiences. For “my experiences” may include much fiction, and again not embrace all I can talk of.

That I can’t talk of what I can’t talk of is not after all so terrible.

It really amounts to this; I can describe nothing I cannot name. And that is surely absurd. So where are we? Perhaps though it isn’t absurd. I can describe a man without being able to naming him; but what are in question are not men. The name of a man too is anyway only another description; in the only sense in which I can name a man at all I can do so whenever I can describe him, but it may have to be a new name.

Can red be defined as “rather like this”?

? What is this? an image? but if no image, what then? Similar criticism on exactly like this, or that or….

The past is in some way preserved in our knowledge of it; in fact it is preserved in an after image as is obvious in listening to music. But quite apart from the image if I say “it has moved” that is caused by two states an earlier and a later, and records the past as well as the present. For “I must be able to perceive the past”, let us substitute “I can record the past”.

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