Prevenzione dell’influenza. Il ruolo degli impianti di trattamento dell’aria.

4 Mar

ASHRAEAlla fine del XIX secolo in Germania è maturata la costruzione di un’industria chimica moderna tesa a risolvere tutti i problemi di infezioni, infestazioni agricole, conservazione di alimenti, ecc. In sostanza i ricercatori tedeschi erano convinti che con la chimica si potesse risolvere qualsiasi problema dell’umanità.
Dopo la seconda guerra mondiale il know-how tedesco è passato ai vincitori che hanno proseguito in questa strada al fine di massimizzare i risultati economici di questo ramo industriale.
Tuttavia già era ben noto che la chimica poteva essere utile, ma anche molto dannosa se non si teneva conto di effetti collaterali e precisi problemi connessi con l’uso come la creazione di resistenza ai farmaci e agli anticrittogamici causati dalla selezione di popolazioni resistenti. Inoltre si erano scoperte aree nelle quali la chimica era impotente come le malattie virali in quanto le azioni chimiche interferivano con processi basilari della vita.
Lo studio dei fenomeni di accrescimento naturali con le curve di Volterra ha permesso di sintetizzare l’abbaglio dei chimici nel supporre che la chimica potesse essere un prodotto di largo consumo senza effetti dannosi.
Ma non è necessario ricorrere a queste formulazioni matematiche complesse per capire con il buonsenso che l’uso di prodotti chimici (includendo antibiotici e vaccini) avrebbe selezionato quei ceppi resistenti che sarebbero risultati i dominatori nelle popolazioni dei patogeni. Ne è risultato quindi come effetto collaterale la selezione di patogeni molto aggressivi insensibili alla chimica usuale e pericolosi per il sistema immunitario che non è in grado, se non con grosse difficoltà, di combatterli.
Questo è l’esito della volontà delle società farmaceutiche di massimizzare i propri utili anche se in danno delle popolazioni e con esborsi dei sistemi sanitari fuori controllo.
La strada maestra della prevenzione delle malattie è stata sempre quella basata sull’igiene che impedisce l’attecchimento di batteri, virus e miceti per la mancanza o l’insufficienza di concentrazione dovuta al contatto. Quindi l’uso della chimica dovrebbe essere riservato a quei casi che si verificano malgrado l’uso di buone abitudini igieniche.
L’influenza, causata da un virus molto infettivo ed aggressivo, sembrava abbastanza immune dalle pratiche di igiene personale, anche se il lavaggio delle mani e il non permanere in aree molto affollate ha sempre rappresentato un buon sistema per evitare questa fastidiosa e, in certe condizioni, pericolosa malattia.
Recentemente è stato dimostrato dai ricercatori che la sopravvivenza del virus influenzale dipende non dall’umidità relativa dell’aria e dalla temperatura, ma massimamente dall’umidità assoluta.
Per anni si erano studiati gli effetti dell’umidità dell’aria sulle capacità di crescita ed aggressive dei virus influenzali senza riuscire a definire una correlazione tra temperatura, umidità relativa ed efficacia infettante di questo genere di virus.
Recentemente è stata trovata dai ricercatori questa correlazione tra temperatura, umidità assoluta e capacità di infettare di questi virus.
A questo punto sappiamo che si potrebbe debellare l’epidemia influenzale attraverso l’uso di sistemi adeguati di trattamento dell’aria negli impianti di riscaldamento e condizionamento sia di uffici, industrie, alberghi, luoghi pubblici e abitazioni.
A prima vista sembrerebbe facile stabilire un livello massimo di sicurezza, alle temperature di esercizio invernale, dell’umidità assoluta e quindi rendere gli ambienti pubblici e privati esenti da capacità di trasmissione dei virus influenzali.
Non è così semplice. Il motivo per cui si usa l’umidità relativa per regolare gli impianti è dovuto all’estrema facilità con cui si possono effettuare le regolazioni determinando le temperature a bulbo secco e a bulbo umido che conducono immediatamente alla definizione dell’umidità relativa. I sistemi di regolazione sono, in molti casi, abbastanza semplici ed operano su grandezze tra loro confrontabili.
L’umidità assoluta si esprime (ad esempio) in grammi di acqua dispersa per chilogrammo di aria oppure in grammi per metro cubo.
Si tratta di un soluto di minime dimensioni in rapporto al solvente.
Quindi seguendo le solite prassi dei sistemi di regolazione delle soluzioni per effettuare, ad esempio, un dimezzamento del soluto occorrerebbe ricorrere a sistemi di regolazione molto complessi se basati su metodi fisici o chimici. Inoltre la piccola quantità percentuale del soluto sul solvente rende molto difficile ottenere in modo semplice una precisione in grado di assicurare il risultato voluto di restare al disotto di limiti precisi di quantità di acqua dispersa nell’aria trattata dai sistemi di condizionamento.
Un problema particolare riguarda l’effetto dell’affollamento in quegli ambienti caratterizzati da una quantità di persone presenti molto variabile (cinema, sale d’aspetto, uffici aperti al pubblico, ecc.) nel tempo.
In questi casi è impossibile fare serie misure per calcolare la quantità di acqua immessa in ambiente per traspirazione attraverso l’uso di sensori adeguatamente realizzati per rispondere all’input con la giusta prontezza. Esiste tuttavia un mezzo molto semplice per evitare regolazioni automatiche che danno spesso esiti errati. Si tratta di calcolare il numero di persone attraverso dei contatori e quindi utilizzare massimamente regolazioni manuali. Nei cinema in base ai biglietti venduti la cassiera stessa potrebbe manovrare le serrande di regolazione per esempio a step di 20 biglietti o più a seconda delle caratteristiche del locale. Si può ricorrere a dei contapersone sui mulinelli d’ingresso come quelli che si usano nei supermercati limitando il più possibile l’automatismo.
Per ottenere il risultato di controllare l’umidità assoluta esistono vari sistemi come riportati da ASHRAE Handbook 2012 HVAC Systems and Equipment. Nel capitolo 23 sono riportati i calcoli di dimensionamento degli scambiatori per la deumidificazione, mentre ai cap. 24 e 25 vengono illustrati gli impianti di deumidificazione per uso civile ed industriale.
Rimando a quella pubblicazione la parte pratica per realizzare impianti pubblici e privati in grado di evitare il contagio influenzale. Infatti il copyright ASHRAE non permette l’uso di immagini e testo, neppure parziale, in mezzi di comunicazione, compreso il web, anche se non a fini di lucro. Anche la traduzione è soggetta a restrizioni.
Per realizzare gli impianti occorre quindi una (poco costosa) ricerca industriale sui sistemi di controllo dell’umidità assoluta in modo da assicurare, per tutti i tipi di situazione, la certezza di restare sotto i livelli che attivano la moltiplicazione del virus influenzale. E’ ovviamente  di fondamentale importanza lo studio e la ricerca in merito ai sistemi di regolazione in particolare per impianti soggetti a forti variazioni di input per l’umidità.
Naturalmente si potrebbe estendere la verifica ad altri patogeni che siano sensibili a questo ambiente ostile e possano essere sconfitti senza ricorrere alla chimica.
I vantaggi di questo procedimento sarebbero molto grandi a livello macroeconomico per la riduzione dei costi sociali di questa patologia e renderebbero l’aggravio di spesa per l’energia aggiuntiva largamente accettabile. Se proprio si volesse avere un impatto energetico ridotto si potrebbe calcolare l’extra consumo energetico necessario e realizzare una pari produzione di energia rinnovabile fotovoltaica, eolica, ecc. atta a rendere il risultato macroeconomico ancora più vantaggioso. Inoltre è auspicabile l’uso dei normali metodi di recupero del calore latente in modo tale da rendere minimo il consumo energetico di questi sistemi.
Speriamo che il governo si occupi di progetti e non di poltrone e quindi vada nella direzione di creare queste infrastrutture necessarie anche per ridurre i costi della sanità senza danneggiare i cittadini con il solito sistema dei tagli.

 

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