General nature of Philosophy – April 1928 (la natura principale della filosofia)

4 Mar

Frank_Plumpton_RamseyPropongo la traduzione di un appunto del 1928 di Frank Plumpton Ramsey pubblicato in Notes on philosophy, probability and mathematics a cura di Maria Carla Galavotti edizione Bibliopolis. Al termine il testo in inglese.

1. La filosofia non è una scienza ma parte di un’attività scientifica; nel campo della scienza scopriamo fatti, e al tempo stesso li analizziamo ed esponiamo le loro relazioni logiche. Quest’ultima attività è semplicemente la filosofia, ma questo è propriamente un ordinamento di proposizioni o di possibilità non di opinioni o di fatti.

2. Possiamo forse dire che tutta la filosofia è chiedere se “p” segue da “q” (o se è identica ad essa) (o, ad esempio esiste una proposizione di questo tipo, da cui segue q?) – una cosa che noi dovremmo essere in grado di vedere. Se “p”, “q” sono sufficientemente analizzati questo è un problema di logica formale o di matematica, altrimenti di filosofia. Così ad esempio sia (x). φx ≡ φa … φz potrebbe essere messo: esiste un insieme di valori di φ da cui (x) φx seguirebbe o ancora credere (x) φx deriva da (x).A crede φx.
Questo punto di vista avrebbe tagliato fuori, a mio avviso giustamente, un’indagine  sul fatto che il semplice per noi è in ultima analisi, semplice; a meno che non siano state mantenute le condizioni che si possano fare proposizioni in merito a:
(a) (variabile) “particolare”
(b) i dati sensoriali       ……………………………… e non so se siano la stessa cosa.
Potremmo dire che potremmo solo scoprire o che vi era  significato solo  nelle forme relative e non in quelle assolute. Le forme possono essere date solo da esempi non da descrizioni ad esempio di “particolari”.
Questo significa che non possiamo avere alcuna idea di un’analisi completa ma solo di analisi in termini di cose di questo e quest’altro tipo.
Ci impedisce anche di  dire “Questo è contemporaneamente blu e rosso” è autocontraddittorio.
3. L’analisi relativa viene facilmente definita come costruire un un simbolo con significato p e le cui parti (x, φ …. …) corrispondono biunivocamente ai componenti di p. Questa nozione è perfettamente generale legittima nozione e problema reale (cfr. l’esprimere 17 con 4 ‘4’s’). La difficoltà è di vedere come ci sia qualche  dubbio se la soluzione proposta sia o non sia soddisfacente.
Tradurre “p” è un problema, ma per sapere se la traduzione è giusta non ci dovrebbe alcun problema se comprendiamo entrambe le lingue.
4. Sembrano esserci diversi tipi di ostacolo alla nostra conoscenza se “p” ha lo stesso significato di “q” (o più in generale ne segue).
Due ovvi ostacoli sono La Complessità e l’Indeterminazione.
5. La complessità è un ostacolo, perché possiamo comprendere i simboli separatamente, ma non in combinazioni complicate; abbiamo superato questo ostacolo mediante il calcolo, logico o matematico. Questo può significare sicuramente ragionare in termini di simboli (metamatematica) o semplicemente è procedere dall’uno al successivo mediante regole valide universalmente come se noi li capissimo.
Comprensione è una questione di grado, significa poter precedere da una espressione ad altre opportune espressioni o altre azioni; questo può essere in misura più o meno estesa. (Questa è la comprensione passiva di Russell; c’è forse anche la sua comprensione attiva che è dire la parola giusta nell’occasione giusta).
6. Indeterminazione sembra essere di due tipi: in primo luogo vi è indeterminatezza per quanto riguarda il grado di una qualità o delle qualità di cui ci si occupa.
ad esempio un uomo alto o questa nuvola
un uomo molto alto ora
un uomo piuttosto alto qui
(parole particolari vaghe come universale)
contrastare un uomo più alto di 1 metro e ottanta .
In secondo luogo vi è la vaghezza come riferita alle qualità comunemente intese : ad esempio: Quali caratteristiche intendiamo quando diciamo “argento”, “poesia”, “Michael”?
(naturalmente, entrambi i generi possono verificarsi insieme come in “un lungo poema”).

il testo originale:

General nature of Philosophy – April 1928
1. Philosophy is not a science, but part of scientific activity; in science we discover facts, and at the same time analyse them and exibit their logical relations. This last activity is simply philosophy; but this is properly an ordering of propositions or possibilities not of belief or facts.
2. Can we perhaps say that all philosopy is asking whether “p” follows from “q” (or is identical with it) (or e.g. is there a proposition of such kind from which q follows?)? – a thing we ought to be able to see. If “p”, “q” are sufficiently analysed this is a problem of formal logic or mathematics, otherwise philosophy. Thus e.g. is (x).φx ≡ φa… φz could be put : is there any conjunction of values of φ from which (x).φx would follow or again does A believes (x).φx follow from (x).A believes φx.
This view would cut out, I think rightly, an inquiry in to whether the simple for us is ultimately simple; unless it were maintained that we could make propositions about:
(a) (variable) “individuals”
(b) sense data  ………………………………………. and not know if they were the same.
We might say we could only discover or that there was only meaning in relative forms not absolute ones. Forms can only be given by instances not by descriptions e.g. individuals.
This means that we can have no idea of complete analysis only of analysis in terms of things of such and such type.
It also cuts us off from sayng “This is both blue and red” is self contradictory.
3. Relative analysis is easily defined as constructing a symbol meaning p and whose parts (x, …. φ…) correspond one to one to the constituents of p. This is perfectly legitimate general notion and genuine problem (cf. to express 17 by 4 ‘ 4’s’). The difficulty is to see how there is any doubt wheter a proposed solution is or is not satisfactory.
To translate “p” is a problem, but to know if the translation is right ought to be no problem if we understand both languages.
4. There seems to be several types of obstacle to our knowing if “p” means the same as “q” (or more generally follows from it).
Two obvious ones are Complexity and Vagueness.
5. Complexity is an obstacle because we may understand symbols separately but not in complicated combinations; we get over this obstacle by calculation, logical or mathematical. This may mean definitely thinking about symbols (metamathematics) or it may simply be proceeding from one to the next by valid rules for all the world as if we understood them.
Understanding is a matter of degree, it means being able to preceed from them to appropriate other statements or actions; this we may be to a greater or less extent. (This is Russel’s passive understanding; there is also perhaps his active understanding which is saying the word on the right occasion).
6. Vagueness seems to be of two kinds; first there is vagueness as to the degree of some quality or qualities intended.
e.g. a tall man or that cloud
a very tall man now
a rather tall man here
(particular words as vague as universal)
contrast a man more that six feet high.
Secondly there is vagueness as to what qualities at all are intended; e.g. what characteristics do we intend when we say “silver”, “poem”, “Michael”?
(of course, both kinds can occur together as in “a long poem”).

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