Can we put the problem of philosophy thus? – Possiamo mettere il problema della filosofia così?

18 Feb

Ramsey_2Questi appunti sono tratti dal libro di Frank Plumpton Ramsey  “Notes on Philosophy, Probability and Mathematics” edited by Maria Carla Galavotti.

E’ interessante questo stralcio in quanto evidenzia come già Ramsey fosse pervenuto ad una concezione molto simile a quella di Ludwig Wittgenstein sul significato e la sua stretta correlazione con l’uso, già negli anni ’20.

Pertanto propongo la traduzione di questi appunti seguita dal testo originale in inglese. Qualsiasi miglioramento alla traduzione è benvenuto.

Possiamo mettere il problema della filosofia così?

Cerchiamo di scrivere tutto quello che pensiamo, quindi parte di questo conterrà termini privi di significato lì solo per unificare / collegare il resto, vale a dire alcuni termini sono lì  per conto proprio, il resto per la comprensione dei primi . Quali sono questi primi, e fino a che punto si estendono?

Il futuro non esiste in quanto atteso come lo è il passato  nella memoria, perché se la nostra teoria dice qualcosa sul passato questa è tenuta a verificare se lo ricordiamo.
Ma se dice qualcosa che riguarda il futuro ciò non è verificato perché lo aspettiamo, ma occorre attenderne la verifica. Ancora se se la teoria ci dice che dobbiamo attendere, ma non può farci ricordare.
A volte, così pensiamo, noi ricordiamo male. Ma questo non vuol dire che la memoria non è di capitale importanza; il ricordo errato potrebbe essere proprio come un’illusione dei sensi.
Vi è una sorta di aspettativa primaria che si può creare a volontà per esempio immaginare che stia per tuonare e attendere il tuono. Ma questo non ha stretta relazione con ciò che si intende quando si dice “tuonerà”.
Se il mondo come oggetto primario è dato, il senso di “sarà…” non è una capacità di giudizio.
Ma se ricordo di aver detto mezz’ora fa che sarebbe piovuto nel giro di un’ora che cosa è? Risposta è una relazione tra un’osservazione vera e propria e un “sarà…”.
La filosofia idealistica principale accetta solo il dato nel senso di presente esperienza, memoria e attesa.
Questo è solipsismo del momento presente. Sembra insostenibile, perché per descrivere il presente non dovrei mai fare tali elaborate costruzioni.
La fase successiva è quella di non ammettere un passato non ricordato, ma di adottare il criterio che il significato significa verificabilità. Il verificabile comprende esperienza presente e tutta l’esperienza futura e futura memoria, di conseguenza anche la mia presente potenziale memoria può essere verificata in futuro.
Almeno questa è una interpretazione di verificabile, ma non l’unica, per Carnap l’interpretazione è diversa. In effetti questa è molto oscura.
Il principio di Carnap è che il significato è quello che posso o potrei verificare non importa quando sarà comprensibile per me in un qualche momento.
Il principio suggerito qui sopra è che quello che posso verificare ora o in un qualche momento futuro è comprensibile per me ora.
L’idealismo comune sostiene che ciò che è possibile verificare per qualcuno – non importa chi – è comprensibile a tutti.
(In ogni caso vale anche il contrario).
Ci sembra avere un significato dire che il passato è definito nella misura in cui si può ricordarlo, vale a dire come una spiegazione di memoria presente o futura.
O, naturalmente, come una spiegazione di qualche altra cosa, ma soprattutto della memoria come mondo esterno che spiegherebbe in particolare che  errori nella sensazione nella memoria sono qualcosa come illusione del sensi + una complicazione nella spiegazione.
Per essere in grado di verificare l’essere rosso devo essere in grado di dire attendibilmente “questo è rosso” o “è non-rosso” secondo che lo sia o non lo sia. Questo è il test del significato della mia comprensione della parola “rosso”. Per avere la conoscenza di rosso devo avere una qualche reazione per la quale il rosso è condizione necessaria e sufficiente.
Il più comune tipo di conoscenza è la comprensione di una parola. Ci sono molte qualità sperimentali delle quali non abbiamo in questo senso conoscenza. Io non sono a conoscenza di mezzo c. (Si tratta di una qualità?), Ma io comprendo il suono di un violino.
Il riconoscimento comporta conoscenza, perché è la risposta specifica, non importa in che cosa consista questa risposta.
(Russell ha detto che era una differenza nella risposta non una rassomiglianza, ma dopo la prima volta è rassomiglianza).
Possiamo dire conoscenza = possibilità di nominare?
Possiamo estendere questa proprietà ad altro ma caratteristico di un evento e forse al di là dell’esperienza e di situazione temporale?

Testo originale:

Can we put the problem of philosophy thus?

Let us write out all we think; then part of this will contain meaningless terms only there to unify / connect the rest i.e. some is there on its own account, the rest for the sake of the first. Which is that first, and how far does extend?
The future does not exist in expectation as the past does in memory; for if our theory says something about the past this is held to be verified if we remember it.
But if it says something about the future this is not verified because we expect it, but must await verification. Again if the theory says so that makes us expect, but it cannot make us remember.
Sometimes, so we think, we misremember. But this does not mean that memory is not the primary; mismemory may be just like illusion of sense.
There is a sort of primary expectation which one can create at will e.g. imagine it is going to thunder and wait for it. But this has no close relation to what one means when says “it will thunder”.
If the primary world is given, the judgement “it will” is not a judgement.
But if I remember having said half an hour ago it would rain within the hour what then? Answer it is a disjunction of a genuine judgement and “it will”.
The most idealistic philosophy accepts only the given in the sense of present experience, memory, and expectation.
This is solipsism of the present moment. It seems untenable, because in order to describe the present I should never make such elaborate constructions.
The next stage is to admit not an unremembered past; but to adopt the criterion that significance means verificability. The verifiable includes present experience and all future experience and future memory; hence also my present potential memory can be verified in the future.
At least this is one interpretation of verifiable, but not the only one for Carnap interprets it quite differently. Indeed it is very obscure.
Carnap’s principle is that what I can or could verify no matter when is intelligible to me at any time.
The principle suggested above is that what I can verify now or at any future time is intelligible to me now.
Common idealism is that what could be verified by someone – no matter who – is intelligible to everyone.
(In every case also the converse).
There does seem a sense in sayng the past is done except in so far as we may remember it, i.e. as an explanation of present or future memory.
Or of course as an explanation of anything else, but specially of memory as the external world specially explains sensation and illusory memory is like illusion of sense + a complication in explanation.
To be able to verify redness I must be able to say reliably “this is red” or “this is not-red” according as it is or is not. This is the test of meaning of my understanding the word “red”. To be acquainted with red is to have some reaction for which red is necessary and sufficient condition.
The commonest kind of acquaintance is understanding a word. There are many experimental qualities with which we are not in this sense acquainted. I am not acquainted with middle c. [Is this a quality?) but I am with the sound of a violin.
Recognition involves acquaintance for it is specific response, no matter in what this response consists.
[Russell said it was a difference in response not a resemblance but after the first it is resemblance].
Can we say acquaintance = possibility of naming?
Can we extend this account to anything but properties of event and perhaps to beyond experience and to dating?

Frank Plumpton Ramsey

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