Una nota di Frank Ramsey sulle inferenze.

7 Feb

CampagnaPAsqua05 016

Le finzioni non sono inferenze

Lo vediamo meglio iniziando con la matematica.

√ 2 non viene dedotta induttivamente:

1 ha una radice quadrata

4 ha una radice quadrata ecc

∴ 2 ha una radice quadrata

Perché io so e posso dimostrare che 2 non ha radice quadrata, nel campo razionale. In “c’è un numero il cui quadrato è due?” numero e quadrato devono avere un significato preciso e in quel senso la risposta è no. La teoria moderna non è una sorta di scetticismo o un’economia di ipotesi, è una semplice questione di chiarezza di pensiero. Ora, per l’applicazione, se un gatto esce fuori del mio campo visivo e riappare so che non è stato lì; nel frattempo, in nessun luogo di quello spazio c’è stato un gatto. La supposizione che è stato lì tutto il tempo è palpabilmente falsa o priva di significato. L’unico modo in cui potrebbe avere senso sarebbe se il mio spazio visivo si presentasse come parte di un tutto più grande, come se il presente poco plausibile facesse parte del tempo. Anche dato per assunto che fosse così, l’unica informazione che deduciamo è che un gatto si è trovato in un certo punto nel campo visivo; sarà senza dubbio il mio campo visivo, perché nemmeno il più fantasioso speculatore penserebbe che il prolungamento del mio campo visivo arriverebbe fino al tuo. E infatti il mio campo visivo non è parte di un determinato, è il tutto. E’ vero che siamo abituati a considerarlo come una parte, e senza dubbio una parte variabile, di “Spazio”, ma questo spazio non è già un dato, ma una costruzione, perché io non lo conosco né con la posizione spaziale, né con la distanza spaziale.

Nota al testo.

Interessante è anche la parte conclusiva: “questo spazio non è un dato, ma una costruzione”. La conoscenza del mondo fisico è mediata attraverso i sensi e la successiva costruzione di elementi che permettono di mettere in relazione il mondo esterno con il nostro mondo interno. E‘ simile alla teoria della conoscenza di Platone (il mito della caverna) per la parte descrittiva, ma se ne allontana nelle conclusioni perché il mondo delle idee è una scorciatoia (senza senso) usata da Platone che, in ultima analisi era profondamente razzista e certamente apprezzava i regimi dittatoriali. Invece ha senso la visione del mondo esterno peculiare di ogni uomo che differisce da persona a persona in funzione delle proprie caratteristiche fisiche e la propria storia di esperienza vissuta. In queste caratteristiche non si può trascurare la storia familiare sociale e culturale in cui si è vissuti.

La presa di conoscenza di questi principi è fondamentale per giustificare l’opposizione a qualsiasi intolleranza derivante da differenza di storia personale o caratteristiche fisiche.

Anche quelli che vengono considerati soggetti diversi o con handicap hanno caratteristiche individuali che sono utili socialmente, se non altro perché sono parte di uno sviluppo culturale la cui perdita è un danno sociale.

Queste stesse conclusioni si trovano nel libro di L. Wittgenstein “Osservazione sui Colori” scritto molto più tardi (anni ’50).

Sono conclusioni basate su deduzioni di tipo logico analitico che non possono essere contraddette senza ottenere, con l’ordinario utilizzo della logica, contraddizioni.

Come al solito si può dire che chiunque può farsi le regole che vuole, ma sarebbe bene che queste siano coerenti, altrimenti si ottengono contraddizioni. Nella nostra storia queste contraddizioni sono costare lacrime e sangue e sono senza dubbio profondamente insensate.

Da Frank Plumpton Ramsey – Notes on philosophy, probability and mathematics – Edited by Maria Carla Galavotti – ed. Bibliopolis 1991

Testo originale:

Fictions are not inferences

We see this best by beginning with mathematics.

√2 is not inferred inductively:

1 has a square root

4 has a square root etc

∴ has a square root

For I know and can prove that 2 has no square root, in the rational field. In “is there a number whose square is two?” number and square must have a definite meaning and in that meaning the answer is no. The modern theory is not a kind of scepticism or economy of assumptions; it is a mere matter of clear thinking. Now for the application; if a cat passes out my visual field and reappears I know that it has not been there in the meantime; nowhere in that space has there been a cat. The supposition that has been there all the time is palpably false or meaningless. The only way in which it could be sense would be if my visual space presented itself as part of a larger whole, as the specious present is part of time. Even if were said that it did, all we get is that a cat has been somewhere in visual space; and indeed my visual space, as not even the wildest conjecturer thinks a prolongation of my visual space would get to yours. And in fact my visual field is not part of determinable, it is the whole. It is true that we are accustomed to regard it as part, and indeed a variable part, of “Space”; but this Space is already not a datum but a construction, for I am acquainted neither with Spatial position, nor with Spatial distance.

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