Le critiche al sistema finanziario devono essere oggettive e rispettare i principi base della contabilità

19 Gen

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Ritratto di Luca Pacioli di Jacopo de’ Barbari – Museo di Capodimonte

Circolano sul web delle strane interpretazioni del sistema monetario che possono indurre a credere che il problema monetario sia riconducibile alla riserva frazionaria ed alla creazione di moneta da parte delle banche e delle banche centrali.

L’errore è sempre riconducibile alla totale ignoranza di come funziona la partita doppia e probabilmente chi copia quelle informazioni dovrebbe andare a ripetizione da fra’ Luca Pacioli (1445-1517).

Se continuano a circolare queste castronerie è impossibile porre il problema nei suoi veri e drammatici termini.

La BCE stampa moneta per conto degli stati dell’UE in quantità previste e stabilite secondo la legge e ripartisce la moneta agli Stati secondo proporzioni stabilite da accordi internazionali ben precisi.

Per dirla in termini di partita doppia quando la moneta stampata giunge presso la BCE (in modo reale o virtuale) viene appostata dove devono essere messi tutti gli strumenti finanziari liquidi, ovvero in “cassa” che è una posta dell’attivo.

Corrispondentemente, per bilanciare l’attivo con il passivo, deve essere posto lo stesso importo in una posta del passivo ovvero (ad esempio) nei “debiti verso gli Stati”.

Quando gli Stati prelevano dalla cassa della banca centrale questa moneta per fare dei pagamenti la relativa posta del passivo scema di un pari importo.

A qualcuno sarà capitato di andare allo sportello della Banca d’Italia a ricevere rimborsi di tasse o altri versamenti in moneta. Questi vengono prelevati proprio da quella “cassa” della Banca centrale dove sono versati gli importi della moneta stampata.

Quindi le affermazioni che la BCE, e, prima di questa, la Banca d’Italia, facessero moneta per conto loro e la facessero pagare allo Stato è priva di fondamento in quanto non rispetterebbe i termini della contabilità. Se così fosse ci sarebbe uno squilibrio tra attivo e passivo nei conti delle banche centrali e nei conti dello Stato.

Quando si dice che le banche fanno moneta dal nulla utilizzando la riserva frazionaria si dice una inesattezza in quanto si indica un fatto che esiste solo in termini molto diversi e più articolati.

Per regolamento le banche sono autorizzate a fare credito solo se hanno disponibilità su determinate poste del passivo di importi adeguati a fare credito. Se non hanno queste disponibilità possono utilizzare debiti verso altre banche o verso la banca centrale o fare ricorso ad emissione di titoli di debito o altre forme di raccolta.

A fronte di queste poste del passivo possono stipulare contratti di credito verso i debitori.

Il meccanismo è questo: a fronte del “debito verso terzi” si avrà un uguale valore di “cassa” per bilanciare, in quanto i terzi hanno versato questi importi. Quando la banca fa credito, da “cassa” (posta attiva) l’importo del credito passa a “crediti verso clienti” (posta dell’attivo) per lo stesso importo.

Così restano uguali gli importi dell’attivo e del passivo.

Quindi le banche non creano moneta dal nulla, ma fanno credito attraverso valori di debito presenti nel loro bilancio.

A questo punto la domanda è: perché allora la massa M0 è l’8% del totale delle masse monetarie?

La risposta è semplice: con una riserva obbligatoria del 2% lo Stato lascia che la massa monetaria venga aumentata quasi esclusivamente dalle banche perché ritiene che a fronte di prestiti bancari esistano transazioni, mentre la stampa di carta moneta potrebbe essere un mezzo solo per aumentare la massa monetaria senza sottostanti transazioni. In quest’ultimo caso  la stampa di moneta farebbe crescere la massa monetaria riducendo (almeno teoricamente) il valore della moneta perché prodotta in modo eccessivo rispetto alle necessità.

In effetti anche se la singola banca farà moneta a fronte di debiti verso terzi (azionisti, depositanti, altre banche, ecc.) il sistema monetario fabbrica moneta attraverso il sistema della riserva obbligatoria (o frazionaria).

L’importo della riserva obbligatoria torna allo Stato e quindi è come se fosse lo Stato ad aver emesso questa moneta. Se la riserva obbligatoria fosse del 100% non sarebbe possibile fare credito perché a fronte di un debito di 100 con cui si dovrebbe far fronte al prestito a terzi pari a 100 occorrerebbe che la banca si indebiti di altri 100 per darli allo Stato. Quindi si avrebbe che un prestito di 100 costerebbe 200 in linea capitale alla banca. Gli interessi per la clientela, in questo caso, raggiungerebbero cifre da strozzinaggio.

Se la riserva obbligatoria è troppo bassa viceversa si potrebbe avere un ritorno allo Stato, padrone del signoraggio, di masse monetarie troppo modeste in rapporto alle masse effettivamente create.

Il meccanismo è semplice: se presto 100 ad una banca, con una riserva frazionaria del 2%, questa può prestare 98 ad un altro cliente. La differenza viene versata allo Stato. E qui il discorso con questa banca è chiuso.

Se questo cliente prende i 98 per fare un acquisto ed il venditore deposita i 98 in un’altra banca questa potrà fare un altro prestito per poco più di 96. Quindi da un importo originario di 100 è stata messa in giro moneta per circa 194. Non c’è, in generale, inflazione perché tutto è avvenuto a fronte di transazioni commerciali.

Comunque con una serie più o meno lunga di operazioni la massa monetaria torna allo Stato mentre le Banche dovranno restituire i depositi ai loro depositanti quando i loro debitori pagheranno i propri debiti.

Come avrete capito la riserva frazionaria è un elemento fondamentale di controllo del sistema del credito da parte dello Stato. Infatti se le banche dovessero effettuare transazioni spericolate e creare moneta che non corrisponde a reali transazioni, ma ad operazioni di compensazione delle loro perdite, la Banca Centrale potrebbe richiamare all’ordine il sistema attraverso l’aumento della riserva frazionaria fino ad inibire la realizzazione di nuova moneta da parte delle banche se queste non si dovessero autoregolare.

Il controllo della massa monetaria può essere fatto attraverso l’aumento o la riduzione della riserva frazionaria a condizione che questa iniziativa non strozzi l’economia per carenza di credito o non favorisca l’inflazione per livelli troppo bassi della riserva frazionaria.

Il problema attuale dell’euro non è dovuto alla riserva frazionaria troppo bassa, ma al mancato controllo del sistema bancario che ha avuto perdite ingenti per errori di valutazione e gestionali. Questo ha generato una situazione di fragilità e di illiquidità del sistema bancario che ha un eccessivo peso in crediti poco o per nulla esigibili.

Se si applicasse ora un aumento della riserva obbligatoria si otterrebbe un’ulteriore rarefazione del credito ed il fallimento del 90% delle banche.

In Cina, dove il controllo dello Stato sull’economia è totale, la riserva obbligatoria è usata comunemente per regolare le masse monetarie necessarie al Paese. In occasione dell’ultima crisi infatti la riserva obbligatoria è scesa dal 21,5% al 21%. Come si può vedere con questi numeri le banche cinesi hanno poche scelte su cosa fare con i loro soldi, devono fare credito e credito buono, altrimenti falliscono. Ma questi fallimenti non sono a carico della comunità, come da noi, ma a carico degli azionisti e dei depositanti che hanno sbagliato. I primi nella gestione aziendale, i secondi nella scelta della banca dove depositare i propri soldi.

Nei nostri Paesi è stata sempre preferita la scelta di tentare di regolare la massa monetaria attraverso la leva del tasso di interesse.

In teoria potrebbe essere un metodo alternativo alla variazione della riserva obbligatoria, in pratica si è rivelato un costante fallimento.

Infatti l’aumento del tasso di interesse porta ad un aumento dei prezzi dei prodotti e quindi ad inflazione, ovvero cercare di controllare l’inflazione con mezzi che la creano è, a dir poco, spericolato.

Pensare che il credito si autolimiti perché più caro si è sempre rivelato un errore di valutazione, in particolare quando l’economia era in buona salute. Infatti l’aumento della massa monetaria veniva vista dagli operatori come un incremento delle attività ed il sistema si posizionava su un diverso equilibrio, ma senza raffreddare la febbre monetaria.

Quindi buona partita doppia a tutti e grazie a fra’ Luca per averci dato questo strumento per ragionare correttamente in economia. Peccato che i politici non sappiano fare ragionamenti corretti, ma solo fumisterie.

Da Treccani.it:

Fumisteria

Vocabolario on line

fumisterìa s. f. [dal fr. fumisterie, der. della voce prec.]. – Il gusto di fare scherzi, burle, di sbalordire il pubblico; il fatto di presentare come ricchi di contenuto e di significato discorsi o scritti che in realtà ne sono poveri, o come cose serie progetti, idee, iniziative che hanno invece scarsa serietà; in senso concr., gli scritti stessi o discorsi o progetti che, presentati come cose serie o importanti, si risolvono in fumo: tutte fumisterie! È usata spesso anche la forma francese.

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Foto di Sailko

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