La critica a sinistra delle operazioni finanziarie della FED e della BCE

14 Ott

Propongo di seguito la critica comunista delle operazioni delle banche centrali che stanno portando all’impoverimento di alcune classi sociali.

Esiste anche una critica di destra legata strettamente alla definizione di moneta e nell’ambito delle teorie liberiste secondo cui queste operazioni monetarie in corso da parte di FED e BCE violano con sconcertante continuità i presupposti per una pari opportunità nei mercati mentre si sostiene che sono di sostegno all’economia. Infatti le truffe alla Ponzi e le catene di S. Antonio non dovrebbero far parte delle teorie economiche del liberismo classico, ma in questo dichiaro tutta la mia ignoranza non avendo letto se non mediato da terzi Malthus, Bentham, Mill, Ricardo.

Questo di seguito è l’articolo di Nicola Capelluto pubblicato sulla rivista Lotta Comunista nel numero 505 di Settembre 2012 a pagina 13.

settembre 2012                                  lotta comunista                                numero 505 – pagina 13

Le alchimie “illimitate” di FED e BCE 

La BCE e la FED, nella prima metà di settembre, hanno varcato un’altra soglia nel corpo a corpo con la crisi. Entrambe hanno annunciato che attueranno interventi di carattere illimitato sui mercati dei titoli. Il potere esclusivo delle Banche centrali di creare moneta potenzialmente illimitata è postulato nei manuali di economia e invocato dagli economisti neokeynesiani, ma è la prima volta in questa crisi che i maggiori poteri monetari adottano il concetto dell’intervento illimitato. Aveva iniziato, un anno fa, la Banca nazionale svizzera. Per fermare la rivalutazione del franco contro l’euro, si era impegnata ad acquistare «quantità illimitate» di valuta estera, cioè a stampare e vendere moneta nazionale senza limiti.

Osserva Jens Weidmann, presidente di Bundesbank, chiosando i versi del Faust di un Goethe lungimirante che il potere della Banca centrale di creare moneta dal nulla appare «sorprendente, strano, forse mistico, favoloso o terrificante» ed è alla base di quelle tesi che indica nei moderni creatori di cartamoneta gli eredi degli alchimisti che, manipolando ti piombo, pensavano di ricavarne oro. Weidrnann è in polemica con la BCE, che giudica troppo esposta oggi alle tentazioni dell’illusione monetaria. Ma perde di vista il grande alchimista della globalizzazione imperialistica: il capitale finanziario che si automoltiplica, evilando le strade del processo produttivo occupate dalle potenze emergenti, e genera l’economia di carta, l’economia del debito, l’economia delle bolle.

I cannoni di settembre delle Banche centrali 

Gli obiettivi e i mezzi d’azione indicati dalla BCE e dalla FED sono differenti. Francoforte, che finora aveva acquistato 210 miliardi di curo di titoli di Stato con esiti effimeri, si riserva di acquistarne, «senza limiti ex ante», dai soli paesi che chiederanno assistenza all’ESM, il fondo “salvatati” dell’Unione, e si sottoporranno a strette condizioni. Lo scopo degli interventi della BCE è di abbattere gli «inaccettabili» premi di rischio pagati da alcuni debiti sovrani europei, prodotti dai «timoridi una reversibilità dell’euro». L’obiettivo politico è chiaro: garantire che «l’euro è irreversibile».  Gli interventi saranno «steriIizzati», ossia la BCE venderà sui mercati una quantità di altri titoli pari a quanti ne acquista, Si attende che sia la Spagna il primo terreno di sperimentazione dell’ESM e dell ‘iniziativa della BCE.

Condizionalità e sterilizzazione non rientrano tra i mezzi d’intervento della Federal Reserve. Dall’inizio della crisi la FED ha acquistato circa 2.600 miliardi di dollari di obbligazioni (per due terzi titoli del Tesoro e per un terzo titoli ipotecari), in blocchi quantitativi e temporali predefiniti. Adesso, a poche settimane dal voto presidenziale, ha deciso di riprendere gli acquisti di titoli ipotecari per 40 miliardi di dollari ogni mese, ma senza un termine temporale – fino a che «il mercato del lavoro non migliorerà sostanzialmente» – e di adottare una politica monetaria «altamente accomodante» per un «tempo considerevole» anche «dopo che la ripresa sarà rafforzata». La FED vuole mantenere bassi i tassi di prestito e dare una spinta al mercato immobiliare e agli investimenti.

Le Banche centrali si attrezzano per due rischi: la prosecuzione della decelerazione generale del ciclo di cui risente da tre trimestri anche la produzione industriale cinese; lo scivolamento, dopo le elezioni presidenziali, nel “precipizio fiscale” (fiscal cliff) statunitense. Senza una soluzione, si calcola che la fine dei tax cut e delle esenzioni temporanee e i tagli automatici di spesa pubblica sottrarranno nel 2013 all’economia americana quasi quattro punti di PIL. L’azione della FED, a seconda del compromesso fiscale, sarà un paracadute o un’arma di guerra monetaria.

Sorveglianza bancaria alla BCE 

Accanto all’iniziativa della BCE, contrastata da Bundesbank ma sostenuta da Angela Merkel e Wolfgang Schäuble, due eventi rimarcano l’accelerazione del processo europeo: il via libera della Corte costituzionale tedesca all’ESM e la proposta della Commissione europea di un «meccanismo di vigilanza unica». La linea della BCE va inquadrata all’interno della linea generale abbozzata in giugno dai quattro presidenti europei (Herman Van Rompuy, Mario Draghi, José Manuel Barroso, Jean-Claude Juncker), Essa prevede un avanzamento generale, sebbene con tempi diversificati, dell’integrazione europea, in quattro blocchi: l’unione fiscale, l’unione bancaria, l’unione economica e l’unione politica. Malgrado attriti, cicli elettorali nazionali, tensioni regionali e differenziazioni su tempi, modi e dosaggi, la linea generale dell’integrazione è tracciata.

In questo quadro di accresciuta uniformità di regole e disciplina e di affermazione delle istituzioni federali e comunitarie, si colloca il motore politico della BCE, I tratti di allentamento della linea monetaria di Francoforte – l’acquisto di titoli, la rinuncia allo status di creditore privilegiato, l’ampiezza dei collaterali accettati – sono strettamente connessi e condizionati all’accelerazione dell’intero convoglio continentale, Il processo è complesso e richiede una doppia conversione simultanea: l’adozione generalizzata della cultura della stabilità nelle politiche nazionali e, nello stesso tempo, il salto verso un’Ordnungspolitik europea, con istituzioni europee e cessioni di sovranità nazionale.

La proposta di Bruxelles per la “vigilanza unica” assegna alla BCE la «responsabilità ultima» della sorveglianza su tutte le banche dell’eurozona, ma il meccanismo resta aperto all’adesione degli Stati europei fuori dall’euro. Il trasferimento della vigilanza sarà graduato in tre tappe nell’arco del 2013, partendo dalle banche che beneficiano di assistenza pubblica. La BCE avrà la competenza «esclusiva» in materia di stabilità finanziaria, mentre alle Banche centrali nazionali resteranno compiti secondari. La struttura della sorveglianza sarà interna alla BCE ma nettamente separata da quella politica monetaria con un proprio organo decisionale composto dai rappresentanti di tutte le vigilanze nazionali ma diretto da un presidente e un vicepresidente nominati dalla BCE, la quale risponderà della vigilanza bancaria al parlamento europeo . La sorveglianza sarà la spina dorsale di una «unione bancaria integrata» che dovrà avere un quadro unico di requisiti patrimoniali, di garanzie sui depositi bancari e di risoluzione delle crisi bancarie e dovrà evolvere all’interno del duplice processo di unione bancaria e di unione fiscale.

Trasformazioni di sovranità 

Il carattere gemellare dei due processi è ribadito, per fugare i sospetti di Bundesbank che l’unione bancaria possa essere un sotterfugio per ottenere una condivisione di debiti nazionali senza trasferimenti di sovranità. La preferenza tedesca a far avanzare prima l’unione fiscale può essere uno dei motivi per cui il ministro delle Finanze Schäuble cerca di raffreddare la tendenza francese ad accelerare l’unione bancaria e consiglia a Madrid di pazientare prima di chiedere il soccorso dell’ESM e della BCE. Schäuble chiede anche che le prime banche ad entrare sotto la sorveglianza BCE siano quelle di statura sistemica e non quelle sotto assistenza, probabilmente perché teme un assalto frettoloso alle risorse del fondo salva-Stati.

La cessione alla BCE della sorveglianza bancaria, proposta da Bruxelles, contiene aspetti tanto di rottura quanto di trasformazione della sovranità. Il nostro concetto di pluralità di sovrastrutture dell’imperialismo europeo ha la flessibilità sufficiente per contenere entrambe le dinamiche. Si trasforma la sovranità detenuta nella sorveglianza bancaria da 14 delle

17 Banche centrali nazionali dell’eurosistema, il cui carattere “nazionale” è residuale rispetto alla loro appartenenza al corpo federale del potere monetario. Nella centralizzazione a Francoforte dei principali compiti di supervisione, quel potere residuale diventa effettivo, portandosi ad una stazza paragonabile a quella dei grandi gruppi bancari che operano su scala continentale e internazionale e a quella dei regolatori e sorveglianti d’oltre-Atlantico.

“Nuova dottrina” del potere monetario 

Solo la crisi poteva imporre questa centralizzazione. Nel ciclo trionfante della globalizzazione finanziaria, la regolazione e i controlli sui grandi gruppi bancari si erano attenuati fino ad assumere le sembianze dell’accordo di Basilea 2, che aveva concesso ampi spazi all’autoregolazione dei colossi finanziari. La creazione di una sorveglianza federata in Europa era allora impensabile e, in America dove c’era, attizzava la deregulation. Nello stesso tempo, nel conteso della globalizzazione, le vigilanze nazionali ebbero un ruolo proporzionato al peso dei loro sistemi bancari, svolgendo un ruolo attivo nei processi di ristrutturazione e di selezione dei campioni nazionali. La Banca d’Italia del governatore Antonio Fazio, membro paritario del consiglio direttivo della BCE ed esecutore delle sue delibere, ha usato assertivamente la discrezionalità del potere monetario nel campo della regolazione e sorveglianza al fine di proteggere o promuovere determinati gruppi nazionali.

Nella crisi, il ruolo delle Banche centrali nazionali è declinato, parallelamente all’ascesa impetuosa del ruolo di Francoforte. La crisi ha posto all’ordine del giorno anche il completamento del potere monetario federale. La “nuova dottrina” annuncia che la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria non sono separabili, che le Banche centrali non possono svolgere il loro ruolo primario senza la conoscenza e la capacità d’intervento nel sistema delle relazioni finanziarie e sui singoli complessi finanziari.

Rotture di sovranità 

Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra, ha osservato, a commento della caduta di alcuni dei dell’Olimpo finanziario in America e in Europa, che «le banche vivono internazionali ma muoiono nazionali». Giganti emancipati da sudditanze nazionali sono stati ricondotti in patria dalla tempesta finanziaria, rivendicando la salvezza ai Tesori nazionali o, nel caso delle banche d’investimento USA sopravvissute, rifugiandosi sotto l’ala protettiva della FED. La crisi ha messo allo scoperto la sovranità passiva degli Stati nei confronti del capitale finanziario. Con l’avio della sorveglianza federale e con l’unione bancaria questo tipo di sovranità verrebbe spezzata e le banche sarebbero sottratte sostanzialmente al campo dell’azione legislativa dei parlamenti nazionali.

Nei paesi più colpiti della periferia, in Grecia e in Irlanda, il panico del 2010 aveva rivelato lo svuotamento della sovranità dei Tesori. La BCE ha imposto a questi paesi, con l’azione convergente del Consiglio europeo e dell’eurogruppo, le condizioni del salvataggio dei loro sistemi bancari. In Irlanda, all’inizio di settembre, il quotidiano “The Irish Times” ha minacciato di pubblicare le lettere con cui Jean-Claude Trichet impose a Dublino gli imperativi dell’Unione, agitando lo spauracchio dell’interruzione dei finanziamenti  alle banche irlandesi. Sua controparte era il moribondo ministro delle Finanze, Brian Lenihan, simbolo tragico dell’esangue sovranità degli Stati sui propri sistemi bancari. Se, come afferma l’assioma di Carl Schmitt, «sovrano è chi decide sullo stato di eccezione», in questi paesi la rottura della sovranità ha preceduto di due anni la proposta di Bruxelles. La generalizzazione normativa contenuta nella proposta europea ha dovuto aspettare i brividi dell’estensione della crisi bancaria in Italia e Spagna, a partire dalla seconda metà del 2011.

I vent’anni della nuova spartizione 

Le cessioni di sovranità non spezzano tuttavia i fasci di relazioni economiche e politiche storicamente acquisite dalle banche nei paesi d’origine, né azzerano necessariamente l’inclinazione a tenere quel debito sovrano nel proprio bilancio. L’unione bancaria riproduce semmai le condizioni per un rilancio del mercato europeo dei debiti nazionali, il cui traguardo sarebbe un unico debito pubblico europeo, al termine della costruzione dell’unione fiscale.

La recente storia europea è una successione di rotture e cessioni di sovranità. Si sono intrecciati movimenti centrifughi – rottura dell’URSS, della Cecoslovacchia, della Jugoslavia – e movimenti centripeti: riunificazione tedesca, unione monetaria europea, processi di integrazione fiscale e finanziaria. Lo sbriciolamento dell’impero russo ha messo fine alla vera spartizione di Yalta e ha riaperto la ricomposizione imperialistica del vecchio continente. Nella crisi delle relazioni globali, il processo di formazione dell’imperialismo europeo si accelera con nuove cessioni di sovranità.

NICOLA CAPELLUTO

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