Il bosone di Higgs e le mistificazioni sulla scienza fisica

5 Lug

La scienza fisica opera, secondo i principi fissati da Galileo, mediante induzione. Si tratta di un ragionamento incompleto che consiste nel definire che si ha una legge fisica se  (molto sinteticamente e in termini puramente divulgativi):

  1. Tutte le esperienze fatte conducono ad affermare che è vera la legge fisica che si è fissata;
  2. Allo stato attuale delle nostre conoscenze essa è vera.

Ovvero si tratta di qualcosa che somiglia molto al sillogismo che passa dal particolare (l’esperienza limitata per giungere a questo risultato) all’universale (la formulazione della teoria fisica) temperato, nell’erroneità evidente del metodo e della logica, dal rispetto della condizione 2) sopra indicata.

In altri termini la fisica opera in un’ambito che secondo L. Wittgenstein, come confermato da F. Ramsey, è di tipo psicologico, avvero dipendente dal modo di pensare specifico del ricercatore.

Quello che la scienza fisica ci propone non è quindi una verità sul mondo esterno, ma una interpretazione di questo secondo gli schemi mentali di uno o più ricercatori.

Quindi le leggi fisiche sono invenzioni e non scoperte che ci permettono di interpretare il mondo esterno, ma non sono in nessun modo una esatta riproduzione del mondo esterno. Infatti per poter definire oggettivamente (o più propriamente in forma atemporale) leggi sul mondo esterno occorrerebbe un tempo infinito al fine di testare l’infinita serie sperimentale che occorre per  rendere l’esperienza completa ovvero avere una base di conoscenza universale e non particolare.

Per semplificare ricorro ad un esempio.

Facciamo l’ipotesi che un ricercatore di storia dell’arte abbia potuto trovare una parte di un affresco sotto un intonaco e, in attesa di liberarlo tutto dalla calce, osservi questo oggetto e induttivamente supponga che si tratti di una parte di un abito di un personaggio sacro che per il colore, la foggia e la forma si potrebbe riferire ad un particolare santo. Poi questa parte di dipinto viene liberato e si scopre che, guarda caso, non si tratta di quel santo, ma di un autoritratto dell’autore che si è così firmato. Certamente si tratta di un personaggio, si tratta di un affresco, ma il risultato della ricerca si è rivelato parzialmente errato.

Il modo di procedere della fisica è analogo e quindi la scoperta di una particella non è altro che una conseguenza della teoria che si applica e dei mezzi usati per sperimentarla. Se ad esaminare l’affresco, anziché uno storico dell’arte ci fosse stato un particolare extraterrestre, con capacità percettive basate su differenti sistemi rispetto ai nostri e che ne ignorasse l’origine umana, avrebbe potuto benissimo ritenere che si trattasse di una formazione naturale e da questa trarre differenti proposizioni che comunque potevano risultare coerenti ancorché per noi smentite dalla nostra conoscenza che fossero dipinti dalla mano dell’uomo,.

Infatti l’unico elemento che può inficiare una teoria fisica è un risultato incoerente nella sperimentazione. Se questo accade si modifica la teoria o si perfeziona con modifiche più o meno complesse fino al completo rigetto e sostituzione con altra più coerente.

Nel caso del bosone di Higgs analogamente si tratta di un’ipotesi derivante da una teoria che è risultata, per ora coerente, in quanto si è trovata la particella che si cercava utilizzando metodi sperimentali coerenti con la teoria. Ma non si tratta di un oggetto che esiste realmente perché è il prodotto di una induzione, ovvero della psicologia di un ricercatore che ha definito quelle leggi fisiche. Se avesse creato una diversa teoria, a condizione che risultasse coerente, avrebbe potuto trovare qualcos’altro che avrebbe avuto un altro nome e non essere, ad esempio, una particella.

Quindi il bosone di Higgs trovato al CERN ha solo dato l’informazione che la teoria fisica relativa, per ora è coerente. Ma già dall’esperimento risulta che le cose sono molto più complicate di come la teoria le ha rappresentate.

Induction: Keynes and Wittgenstein

I am going to discuss one of the most important philosophical questions, which is of general interest and not, I think, difficult to understand. What, however, is so difficult, that I have abandoned the attempt, is to explain the reasons which are to me decisive in favor of the view which I shall put forward, namely that it is the only one compatible with the rest of Mr. Wittgenstein’s system.

“The process of induction” he says, “is the process of assuming the simplest law that can be made to harmonize with our experience. This process, however, has no logical foundation but only a psychological one. It is clear that there are no grounds for believing that the simplest course of event will really happen”.

This is the view which I wish to defend, but I shall begin by considering the only plausible account of an alternative view, with which I am acquainted; namely, that of Keynes in his Treatise on Probability.

He introduces an hypothesis, which he calls the hypothesis of limited variety, which is roughly that all  properties of things arise from the various combination of absence and presence of a finite number of fundamental or generator  properties. He argues that the assumptions of this hypothesis would justify our attributing certainty to their conclusions, but that the appropriate degree of probability would approach certainty as more and more observations were made which confirmed conclusions.

It seems to me that his argument for adequacy of this hypothesis contains a mistake; that what is required is not of the hypothesis that variety is limited, but that it has some definite limit. We can justify induction by supposing that there are only 1000 generator properties, or by supposing that there are only 5000000; but it is not enough to suppose merely that they are finite number. To explain why I think this modification necessary, is not possible without going into difficult details.

(da Notes on Philosophy, probability and mathematics – Frank Plumpton Ramsey curato da Maria Carla Galavotti – ed. Bibliopolis. Par. 79 pagg. 296-297)

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