Un interessante punto di vista sul sistema monetario

21 Giu

William Jennings Bryan, another loquacious Populist leader, gave such a stirring speech at the Democratic convention that he won the Democratic nomination for President in 1896. Outgoing President Grover Cleveland was also a Democrat, but he was an agent of J.P. Morgan and the Wall Street banking interests. Cleveland favored money that was issued by the banks, and he backed the bankers’ gold standard. Bryan was opposed to both. He argued in his winning nomination speech:

We say in our plataform that we believe that the right to coin money and issue money is a function of government ….. Those who are opposed to this proposition tell us that issue of paper money is a function of the bank and that the government ought to go out of the banking business. I stand with Jefferson … and tell them, as he did, that the issue of money is a function of the government ant that the banks should go out the governing business …. When we have restored the money of the Costitution, all other necessary reforms will be possible, and …. until that is done there is no reform that can be accomplished.

He concluded with these famous lines:

You shall not press down upon the brow of labor this crown of thorns, you shall non crucify mankind upon a cross of gold.

Dal Libro “Web of Debt” (Paperback)  di Hellen Hodgson Brown

(le ultime due righe sembrano scritte ieri per la situazione del lavoro in Italia)

Un interessante punto di vista sul sistema monetario.

Occorre osservare che quanti sono per la produzione di moneta da parte delle banche sostengono che queste sarebbero in grado, anche attraverso l’azione della banca centrale, di controllare la massa monetaria ed evitare l’inflazione.

Quanti sono per la produzione di moneta da parte dello stato non tengono conto dell’effetto leva sull’economia che il prestito bancario (serio e consapevole) può dare.

Inoltre esiste da tempo immemorabile un problema di coerenza della spesa pubblica, in relazione ai risultati che ci si attende di miglioramento delle condizioni economiche di chi lavora e produce, in funzione di fattori estranei all’economia. In passato poteva essere un problema l’età del re che emetteva moneta o la sua paura di perdere il potere. Oggi ci sono anche connessioni ed interessi spesso ignoti ai cittadini che determinano scelte non in linea con una buona amministrazione.

Tra l’altro lo stato non può destinare risorse derivanti dal debito a qualsiasi spesa, né può utilizzare le tasse per qualsiasi spesa intenda fare. Esistono dei precisi limiti e condizioni che somigliano molto alla buona amministrazione di un’impresa o di una famiglia. Queste condizioni sono state previste nelle regole del bilancio della stato, ma non sono state mai rispettate. Infatti negli anni ’80 si stampavano bot per coprire spese correnti o per pagare dipendenti pubblici eccedentari anche se le regole del Tesoro e del Bilancio lo proibivano.

In questo quadro è maturata la convinzione della scuola di Bologna e di Guido Carli che togliendo il potere economico ai politici si sarebbe avuta una crescita economica migliore e più stabile affidando al sistema bancario l’intera economia del nostro paese. In Europa questa concezione è stata la base del contratto di Maastricht.

Non si è tenuto conto del fatto che, senza una precisa regolamentazione di come si sarebbe dovuta produrre la moneta da parte delle istituzioni finanziarie e la facilità di creare moneta attraverso finte transazioni, si è creata una crescita monetaria enorme e di conseguenza un intervento delle banche centrali per contenere il circolante. Quindi il sistema finanziario ha incrementato la massa monetaria totale, mentre veniva ridotto il circolante attraverso il ritiro della liquidità necessaria per le famiglie e le imprese al fine di mantenere il valore della moneta malgrado l’enorme massa creata. Inoltre il risparmio di base, quello per intendersi dei buoni postali e dei bot, veniva ostacolato dal fatto che la carenza di circolante rendeva poco appetibili gli strumenti statali di debito in quanto non considerati più sicuri poiché gli stati dovevano reperire sempre nuove risorse anche per salvare le banche dal fallimento dovuto all’accumulo di moneta senza sottostante reale valore.

Infatti il valore della moneta dipende dalla quantità circolante in quanto serve come mezzo per gli scambi. Se le banche hanno creato moneta in assenza di reali scambi (come nelle finte cartolarizzazioni o le polpette ripiene di mistero dei fondi spacciati a clienti e ad altre istituzioni finanziarie) questi valori non esistono se non sulla carta e se dovessero essere liquidati si rivelerebbero delle perdite. Questi valori sono ora iscritti nei bilanci delle banche come valori liquidabili, ma corrispondono a perdite superiori al valore del loro patrimonio.

Quindi le banche sono fallite e gli stati e le banche centrali le stanno sorreggendo attraverso i prelievi eccezionali sul sistema produttivo e le famiglie.

Naturalmente se le banche non ci sono più occorre prenderne atto ed orientare gli investitori del sistema produttivo a trovare, per i propri progetti di innovazione e di credito ordinario, da altre fonti  il sostegno per generare l’effetto leva.

Quando si sarà accertato che il sistema bancario tradizionale non serve più perché è solo un danno all’economia non esisterà più la possibilità di salvarlo sostenendo che sono entità troppo grandi per fallire.

Quindi il problema è politico e non finanziario come comunemente si dice.

Manca da parte del sistema politico la volontà di riorientare alla crescita l’economia prescindendo da quanto possa fare il sistema finanziario che è morto, e di questo occorre convincersi, per suicidio da indigestione di moneta.

Manca anche la capacità dei politici di fare progetti che possono sviluppare l’economia e creare le condizioni per uno sviluppo stabile.

Ma altrettanto colpevole è il sistema produttivo, incapace di creare nuove occasioni di sviluppo e ancorato a modelli economici non più attuali. Spesso i capitalisti non sono in grado di capire come i lavoratori siano i loro migliori alleati per avere aumenti di produzione e di utili. Anzi, si sforzano di rendere la vita di questi sempre più precaria e infelice precludendosi uno dei motori dello sviluppo che è proprio il senso di appartenenza all’impresa dei propri dipendenti.

In questa situazione le prospettive sono negative e invece di prendersela con il mercato, che naturalmente sente puzza di crisi prima che ne parlino i giornali e quindi segue propri interessi, i politici dovrebbero iniziare a fare nuovi programmi e nuovi progetti nell’interesse dei propri elettori e non di oscure entità che governano e condizionano i governi.

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